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sabato 27 luglio 2013

Poche note sul jazz italiano (9°parte): vibrafono, marimba



E' utile ripetere come la trascuratezza della parte melodica delle percussioni (vibrafono, marimba, glockenspiel, xilofono e simili) sia un errore storico che continua purtroppo ad avere la sua valenza: confinato ad un pubblico più ristretto, questi magnifici e particolarissimi strumenti hanno dato vita a suoni che stranamente hanno continuato a vivere in una sorta di algida "campana" quasi in funzione del proprio carattere timbrico. Nel jazz, chissà per quale motivo, i maggiori vibrafonisti della storia sono sempre ricordati un passo indietro rispetto ai colleghi del sax, piano, tromba etc.: ma senza dubbio coloro che hanno lasciato il piano o le percussioni in favore di vibrafoni o marimbe sono entusiasti di questa scelta, vinti dall'incanto di quel tipo di specializzazione: è un pò quello che inconsciamente succede nella pratica dello sport quando si passa dal calcio al golf. Sebbene il panorama jazzistico italiano complessivo viva in funzione di una inevitabile amarcord degli stili pregressi della storia jazzistica è anche vero che in generale non manca certo l'elemento fantasia nei nostri musicisti; forse non si vedono grandi esperimenti in giro, così come succede al di fuori del nostro paese (specie in considerazione di nuove tecniche estensive o di particolari sovraesposizioni legate all'elettronica invero contenute anche lì) ma in compenso si è acquisita una perizia nel suonare ed una progettualità di idee che sono elementi di risalto per il nostro jazz e che specie in Europa sono fattori che ci fanno reggere benissimo il confronto con gli omonimi strumentisti di altri paesi.
Anche qui si propone una tripartizione, qui solo indicativa come non mai, poichè vibrafoni o marimbe la mettono in crisi proprio in virtù degli ambienti creati dai loro suoni: non è folle pensare che essi siano in grado, a determinate condizioni, di diluire la ritmicità di un brano jazz specie quando si vuole evidenziare lo strumento rispetto al gruppo, così come difficile istituire compartimenti stagni per genere anche nella loro ampiezza. E così, come nello spirito di questa raccolta di segnalazioni a puntate si è sempre fatto, si cerca di dare più visibilità ai progetti specifici (tra i tanti percorsi dagli artisti) che coinvolgono il pensiero del musicista attraverso la musica, in modo da poter dare al lettore sinteticamente una chiave di lettura delle loro interpretazioni e del loro stile in un formato elitario.
Nel campo del mainstream jazz Gary Burton è uno dei fari che guida l'evoluzione artistica di molti valenti musicisti del settore: l'Aisha Duo composto dal vibrafonista Andrea Dulbecco e il marimbista Luca Gusella in "Quiet songs" prendendo spunto dal periodo migliore del vibrafonista americano (anni settanta) ne riprendono a frammenti il Children's songs periodo Corea, in un progetto di dialogo tra vibrafono e marimba che va oltre la semplice riproposizione, è qualcosa che cerca di esaltare dinamiche e spiritualità degli strumenti. Un'altro duo similare (che vi consente anche di cogliere le sfumature dei due diversi strumenti) è il Power Duo, formato dal vibrafonista Marco Bianchi assieme alla marimba di Matteo Mascetti in Armalletale, imperniato su un repertorio vario (diviso tra Corea, Gillespie e anche propri brani) che si segnala per la volontà di imporre riflessioni oltre che per il normale benessere derivante dai suoni; l'afflato fusion coinvolge anche il bellissimo vibrafono di Francesco Pinetti soprattutto se ascoltato senza compromessi in "Fpq", mentre articolato è il suono di Andrea Biondi, vibrafonista che può essere ascoltato nel gruppo El Topo, un gruppo diviso tra la fusion elettrica e il jazz-rock imbiancato di elettronica leggera di "Pigiama psicoattivo"; il vibrafonista Alessandro Di Puccio, invece si ispira alle circoncisioni classiche del pioneristico Modern Jazz Quartet: in Echoes, quartetto con Birro, Fabbri e Ghetti, Di Puccio disegna coordinate nuove ed interessanti che sono quanto di meglio tali dinamiche possano offrire al jazz odierno, così come si ritaglia il suo spazio in maniera efficiente il vibrafono di Pasquale Bardaro nel gruppo post-bop del sassofonista Partipilo in "Urban Society"; mentre il vibrafonista Pasquale Mirra nel Duo Pascal, con il chitarrista Caliri, mette fuori tutta la sua fantasia a servizio degli intenti amichevoli di "Tutto normale".
Forte di esperienze variegate ed importanti (l'ottetto di Gaslini e l'orchestra di Paolo Conte tra le altre) e condiviso equamente tra marimba e vibrafono Daniele Di Gregorio, dopo essersi segnalato qualche tempo fa con un disco "Sticks and mallets" con Giampiero Prina, oggi può essere utilmente apprezzato in diversi progetti integrativi con altri strumenti tra cui spicca il dialogo impostato con l'altro percussionista Luis Agudo in "Bala Boloum-Percusa live".
Considerevole è il lavoro che Sergio Armaroli sta facendo con l'Axis Quartet così come specifico si presenta il suo recentissimo "Early Alchemy" svolto in solitudine sulla marimba e teso a riscoprire il suo potenziale arcaico (le origini legnose africane) e una pratica improvvisativa in frammenti sonori in cui si cerca di creare un organismo sonoro in divenire. Siamo in territori di maggiore libertà espressiva, territori dove sembra essere a suo agio anche Davide Merlino: parecchi i suoi progetti che spaziano tra la sovraesposizione di una orchestra di percussioni (topico è al riguardo il concerto per 21 vibrafoni dei Waikiki), la sperimentazione diretta e le forme improvvisative free condivise con Achille Succi nel MU o nel Percussion Trio (a cui aggiungere il contributo di Filippo Ferruggiara -vibr/mar. e oggetti- e Brian Quinn -batteria ed oggetti); qui i modelli sono diversi e come sostenuto da Merlino si va da Max Roach agli Art Ensemble of Chicago finendo agli Odwalla. Luigi Vitale metronomo ed insinuoso può essere ascoltato bene sullo splendido "Black Novel" del flautista De Mattia.
In un accattivamente integrazione con tutte le percussioni e con evidenti spunti etnici si trova il lavoro di Massimo Barbiero (soprattutto alla marimba) da sempre impegnato nella simbologia ritmica: il suo gruppo, quello degli Odwalla (prima citato a proposito di Merlino) è diventato un vero e proprio punto di riferimento in tal senso (si parte dal lontano ma ancora validissimo riferimento di "Schiuma d'onda" del 1990 fino alle integrazioni con la danza di "Isis"); ormai con una validità di sostegno pari a quella di Barbiero nel gruppo figura l'altro bravissimo vibrafonista Matteo Cigna. Sapori etnici si ricavano anche dalle "Variazioni climatiche" di Saverio Tasca nel gruppo di Juracamora e nei duetti con il fagottista Andrea Besson, condividendo il respiro world con il rifacimento di standards.



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