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giovedì 4 luglio 2013

Erik Wollo: Silent Currents 3



La drone music ha sviluppato autonome correnti di pensiero: 

1) musicisti che hanno puntato ad una asettica riproposizione del suono in osservanza delle regole di Eno "……la musica Ambient deve essere capace di andare incontro a numerosi livelli di attenzione nell'ascolto senza esaltarne uno in particolare, deve essere tanto ignorabile quanto è interessante.......";

2) musicisti che hanno lavorato su alcuni strumenti cercando di amplificare le sfumature delle onde armoniche (vedi i fruttuosi esperimenti dei Stars of the Lid);

3) musicisti che hanno evidenziato la sua variabilità nell'impianto strumentale cercando di sostituirsi a quello che in materia contemporanea dovrebbe fare un compositore. 

In un excursus temporale si può senz'altro affermare che Erik Wollo è stato senz'altro uno dei traghettatori trans-genere della chitarra, inserendola in nuove costruzioni specificatamente rivolte ai "paesaggi sonori"; sebbene il suo stile chitarristico (che potrebbe efficacemente sintetizzarsi in due parole come "perso nello spazio") sia uno dei suoi punti di forza, Wollo potrebbe far parte di coloro che tra i dronisti della musica ambient ha cercato soluzioni: la capacità di creare immagini vivide con percorsi variabili in un settore che sta vivendo inflazione da molto tempo può essere l'antidoto della monotonia. Si ritiene (e non a torto) che il drone sia un'esperimento in cui manchi volutamente una "caratterizzazione" del suono, dimostrabile dal fatto che il nostro orecchio si trova di fronte a qualcosa che è solo oggettivamente riconoscibile ma non attribuibile ad un artista in particolare; ecco, quindi, che trovare combinazioni di suono in cui il drone viene arricchito da altri suoni (concreti o elettroacustici) può aiutare ad uscire da questo empasse. I Silent Currents di Wollo hanno queste proprietà: Wollo pubblica (solo digitalmente) il 3° episodio registrato come i precedenti in una delle trasmissioni radio effettuate allo Star's End di Philadelphia, sede ormai diventata da tempo magnete e connettore della musica ambientale e new age soprattutto. La sensazione è di entrare in un sottopassaggio misterioso a bordo di un'arca sviluppando la fantasia delle situazioni contingenti: non c'è solo la solita fluttuazione sonora, che molte volte è impalpabile negli ascolti altrui, qui Erik sceglie sequenze di droni giuste che affascinano immediatamente per il fatto che si muovono all'interno di una struttura pensata, con l'intromissione di effetti elettronici che bandiscono la monotonia e si pongono come pezzi di un mosaico, dove, durante il viaggio, in uno squarcio di sole e come da una fonte sconosciuta di energia, spunta la sua chitarra che profuma di bellezza e di vita.


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