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giovedì 25 luglio 2013

Downland tra rilevanza delle Liute songs ed improvvisazioni moderne

In un mio precedente articolo riguardante Dufay sottolineavo come egli fosse stato il primo ad accogliere le istanze di rinnovamento dei tempi: nato nel 1397 (quindi in prossimità estrema del 1400, data da cui di regola viene fatto partire il periodo rinascimentale nell'àmbito musicale), Dufay aveva incarnato la nuova idea di centralità (controllata) dell'uomo cominciando a portare nella musica, quale singolo campo d'arte, quelle volontà dell'uomo stesso di far valere le proprie virtù; e da lì non si può certo dire che le novità non mancarono sia nella polifonia (si pensi alle varie scuole nazionali che la svilupparono, dalla fiamminga alle principali italiane (veneziana e romana), sia nell'evoluzione sugli strumenti (entreranno nella vita degli uomini flauti, organi da chiesa, embrionali clavicembali, liuti, etc.). E la fine di quel periodo cosa mostrò? Spesso per chiudere il periodo rinascimentale si prende in considerazione l'operato di John Downland, famoso liutista inglese, che visse il suo splendore artistico tra la fine del cinquecento e gli inizi del seicento: si può quindi affermare che il 1600/1620 sancisce il passaggio alla musica barocca e alle sue ulteriori sfaccettature. Nel periodo in cui Downland visse, la concorrenza per quanto riguarda le forme di musica profana proveniva dalle chansons e soprattutto dai madrigali, di cui gli italiani ne erano diventati dei veri e propri maestri; ma Downland, che in terra propria doveva sopportare la popolarità e la bravura di Byrd (già affermatosi almeno vent'anni prima di lui), si cimentava con composizioni al liuto facendo intervenire anche il canto, invero una caratterizzazione che era sfuggita anche ai compositori italiani ormai pienamente immersi nelle estaticità polifoniche di madrigali e mottetti. La particolarità di Downland, che qualsiasi buon ascoltatore, in assenza di canto, potrebbe tranquillamente confondere con le tante composizioni al liuto del primo cinquecento provenienti da Italia e Francia (tra cui si annoverano forme come il ricercar o la fantasia), era proprio costruita sul "tenore" del canto (inteso in senso ambientale): forme poetiche di espressione verbale si univano ad un clima oscuro, che nascondeva eventi tragici o peccaminosi (corporali o dell'intenzione), temi che molte volte venivano anche richiamati nei madrigali ma che non evocavano quella struttura seriamente "preoccupata" che veniva dai canti con il liuto. Downland rappresenta la porta di chiusura di un periodo che ha riconosciuto le proprie inefficienze umane, che chiude inesorabilmente un periodo di grandi speranze per l'umanità e che intercetta, come sempre succede nei ricorsi della storia, quella decadenza inevitabile utile per esprimere lo stato di insoddisfazione per un progredire dell'umanità che non è in grado, malgrado tutti i miglioramenti, di calmare le trasgressioni dell'anima (Downland, come molti altri musicisti e compositori, era costretto a dover scambiare senza eccezioni la sua pura arte per un salario presso la corte di un nobile); si configura ancora una situazione tipica delle transizioni: l'entrata in campo del barocco costituirà un ulteriore periodo in cui l'uomo attraverso le arti cercherà di ottenere quel ruolo attivo (esercitato in via indiretta) per reagire al malcontento e alla crisi della società (il barocco infatti sarà uno dei periodi in cui la musica raggiunge vertici inaspettati ma è anche uno dei periodi storici maggiormente votati alle guerre); una sorta di esorcismo artistico e di vita di cui il compositore inglese schiude le possibilità: Downland inizia a costruire un modello proprio, attraverso passaggi strumentali virtuosi che aprono il senso della riflessione, che hanno l'intento di trasporre la forma tragica e arrendevole delle nascenti forme teatrali/drammaturgiche in una semplice canzone come in una sorta di cantautore ante-literam, che già coglieva in quegli anni (attraverso pochi elementi formali) l'essenza espressiva che sarà il modus operandi di intere successive generazioni di musicisti: pensate a Boccherini, alle sincopi del chitarrismo neo-classico e romantico, alla sofferte espressioni dei chitarristi dei cotton fields, fino ad arrivare ad alcune particolari quadretti musicali free-form del primissimo Van Morrison di Astral Weeks o dell'Happy Sad di Tim Buckley. E' in questa luce di dolce malinconia che John Potter ha istituito il suo progetto intitolato all'autore, sebbene allargato all'antichità musicale intera e pregressa. Potter rifiutando di aderire a tesi di purismo musicale, ha man mano ampliato l'organizzazione del suo esperimento intravedendo un collegamento basato sulle capacità improvvisative dei partecipanti (1): quella dell'improvvisazione è una delle qualità che Potter attribuisce al liutista inglese, sottolineando come dopo la sua uscita di scena la musica si sia riappropriata dell'improvvisazione solo ad inizi novecento. E' un'affermazione condivisibile tout court, che rientra in quell'idea di "libertà" creativa che non può avere nessuna barriera: tuttavia, l'atteggiamento gradualmente assunto da Potter nelle sue belle operazioni ha funzionato ad intermittenza, rischiarandoci le influenze solo quando viene rispettato il canone storico: non è solo una questione di "purismo" ideologico, il rappresentare l'antico con gli strumenti e le tecniche della modernità non depone sempre a favore di una efficace riassetto cronologico della storia, ma piuttosto in questo caso (il legame traverso con l'improvvisazione jazz) deve essere considerato come storia della modernità. Il fatto di prendere spunto dal patrimonio umano immenso di Downland è esperimento rischioso, che deve evitare manierismi o infiltrazioni esotiche (uno degli elementi critici di Potter è spesso l'inserimento della sezione fiati e ritmica in stile jazz camerale), dove il ripristino della semplicità delle composizioni potrebbe essere condizione non sufficiente per ripristinare il contatto tra cuore e mente degli ascoltatori educati a pochi e ricercati suoni: se le teorie improvvisative vengono ben svolte e si riesce a stabilire un ottimale punto di equilibrio, allora molte porte si possono spalancare in favore dell'idea che quello spirito, così candidamente messo in evidenza da Downland in quelle serate a corte di fine cinquecento, possa ancora perpetuarsi.

Note:
(1) The Downland Project John Potter ha già quattro cds all'attivo, di cui uno specificatamente composto in favore di Downland "In darkness let me dwell"; questo gruppo, profondo conoscitore delle tematiche musicali del liutista inglese, è composto da Stephen Stubbs al chitarrone e chitarra barocca, John Surman al sax soprano e clarinetto, Maya Homburger al violino e Barry Guy al contrabbasso.

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