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domenica 14 luglio 2013

Bruno Mantovani: Chamber music


Bruno Mantovani: Chamber Music
Bruno Mantovani emerse come eccellente poli-stilista alla fine dei novanta: sincero nelle idee e nelle esposizioni, il francese compositore formatosi con Boulez e corsi di elettronica all'Ircam, coglieva lo spirito di tutte le innovazioni apportate alla musica, propinando una propria rielaborazione dei temi: la carriera di Mantovani, che è ancora in continuo crescendo, si è materializzata molto velocemente partendo da una serie di riferimenti che mettevano accanto le forme popolari della musica (il jazz, la musica orientale soprattutto) con quelle colte e recenti delle avanguardie (la serie, lo spettralismo e l'interesse per l'elettroacustica): ne veniva fuori una composizione variegata, per niente banalizzata, in cui Mantovani metteva in campo la sua caratteristica stilistica principale: in mezzo ai soliti contrasti atonali tra gli strumenti veniva sottolineati  gli eccellenti cambiamenti sulle periodicità ritmiche. Quando questa qualità è stata rimarcata nella composizione, spesso ci siamo trovati di fronte alle cose migliori dell'autore e sopratutto sono sparite in un baleno tutte le preoccupazioni che possono assalire un critico o appassionato qualora il compositore si rivolga al passato tentando di aggiornarlo nei suoi punti nevralgici: tutte le volte che Mantovani ha toccato le figure della storia musicale (vedi a mo d'esempio Gesualdo nell'operazione orchestrale di "Time Stretch") ciò che ne è risultato è qualcosa che sembra non avere nessun aggancio stilistico al riferimento portato, poichè Mantovani ne tira fuori lo spirito, l'essenza più recondita per innestarla in modo quasi "invisibile" nella sua composizione. 
In merito ad essenze e cambiamenti di ritmo, Mantovani ha probabilmente scritto già il suo capolavoro prendendo in esame l'architettura della basilica di Santo Stefano di Bologna: in quella composizione (che potete ascoltare su Kairos) il compositore francese cercò di addentrarsi nei temi della spazialità, sfruttando gli ampi spazi visivi che gli si presentavano nel percorso delle sette chiese e il gioco di chiaro/oscuro determinato dalle luci: "Le sette chiese" è allo stato attuale il miglior biglietto da visita che avete per entrare nel mondo del compositore al di là dei fattori artistici specificatamente rivolti agli oggetti d'arte bolognesi. In quella stessa raccolta "Streets", sfruttando le "essenze" della sintesi granulare, gli permette di esprimere a meraviglia quello che lui chiama "densità simultanee delle attività umane" (riferendosi ad una passeggiata fatta per le strade di New York). Ma questi sono alcuni degli elementi dell'analisi, poichè Mantovani, avendo la fortuna di poter esprimersi anche a livello orchestrale, ha cercato novità anche qui, conscio dei problemi che soprattutto il genere concertistico sta attraversando da anni (soprattutto per il fatto che i compositori moderni riescono ad ottenere effetti eguali o superiori anche utilizzando ensemble più ristretti), non si è limitato a riprodurre pulsazioni e tensioni ben note al novecento con la solita contrapposizione strumento-orchestra, ma sfruttando proprio le sue competenze ritmiche ha assegnato parti in solo a più strumenti contemporaneamente cercando di creare patterns che restituivano linee melodiche con una leggera sfasatura utile a riprodurre anche quell'effetto di spazialità tra le note (e non solo tra ambienti) da lui cercato per donare modernità alle forme. (vedi il concerto "Pour two violas and orchestra"). Nei commenti di "Fruh", una composizione per flauto solo, Mantovani esplicita con chiarezza la preferenza per alcune modalità contemporanee: "..... such as brusque interruptions of a horizontal line, unstable dynamics and fused scaled.......breathy, violent sound in the high register or an oriental-sounding micro-tonal melody....". Nella sua ultima pubblicazione per Mirare R., sembra essere ritornato il riferimento al passato storico (Debussy, Schubert, Bartok, i dipinti di Klee) con composizioni di alto profilo, raffinatissime (merito anche degli esecutori, la pianista Claire Desert e il Trio Wanderer), destinate a riproporre il suo universo che è uno studio integrato ove trovare la serialità, la musica francese del '900, pezzi di jazz che richiamano in flash le variazioni scalari di Tristano, la melodia orientale. 

Discografia consigliata:
-D'Un reve parti, Mantovani, Ensemble Alternance, Aeon 
-Un mois d'octobre, in Pascal Gallois 3, per fagotto e piano, Stradivarius
-Le sette chiese/Streets/Eclair de Lune, Ensemble Intercontemporain, Maikki, Kairos
-Time stretch, Rophè, Liége R.P., Aeon

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