Translate

venerdì 19 luglio 2013

Agostino di Scipio: Pensare le tecnologie del suono e della musica

E' importante sapere che anche in Italia esistono, nell'àmbito di coloro che utilizzano l'elettronica per fare musica, artisti brillanti che si distinguono non solo per un processo di ricerca svolta sui materiali mezzi con cui l'elettronica si dispiega, ma anche per aver cercato con immensa cultura e profonda riflessione una verità nascosta dietro questi inseparabili nuovi amici del nostro tempo (mi riferisco sia a strumenti musicali che al computer) cercando di trovare principi estetici che possano reggere l'utilizzo spasmodico e indistinto che oggi viene fatto anche nella musica. Il riferimento è ad Agostino Di Scipio, che ha appena pubblicato un libro a questi temi dedicato dal titolo "Pensare le tecnologie del suono e della musica" in cui vengono raccolti i suoi saggi critici scritti pressapoco negli ultimi quindici anni di attività. Si tratta di 6 minuziosi studi con nota introduttiva di Rosario Diana, che riflettono in maniera millimetrica sulle problematiche sorte attorno al giusto rapporto che compositori, musicisti o critici dovrebbero avere con le tecnologie analogiche o informatiche; gli scenari delineati contemplano una riflessione sistematica e consequenziale su tanti aspetti importanti che coinvolgono il nostro pensiero, con una serie di considerazioni molto interessanti e persuasive che riflettono sulla storia e le evoluzioni della tecnologia dal novecento in poi, con molti esempi dimostrativi e con un costante e coerente collegamento alla filosofia della musica, sulla base della quale viene impostata una propria critica mossa ad essa per raggiungere l'ottimalità delle sue tesi. Ne viene fuori un "pensiero" originale che rappresenta un leit-motiv che ritorna in parecchi dei suoi scritti e cioè che il compositore ha perso la proprietà dei propri mezzi, di quelli che Di Scipio chiama la technè dei compositori (in un senso molto sbrigativo, la loro "tavolozza" artistica): tale perdita (che è anche perdita del comporre consapevole) è scaturita dal fatto che la tecnologia è stata demandata a coloro che si occupano in vario modo di costruire programmi e interfacce dei personal computers; a differenza di quanto successe nel periodo iniziale di scoperta dei mezzi elettronici (primo novecento con accelerazione nei primi anni post-bellici) dove i compositori sperimentavano nei centri di ricerca per ottenere suoni da marchingegni che erano deputati ad altri scopi (quello radiofonico in primis), i compositori dagli anni settanta in poi sono stati via via vittime delle tecnologie volute da altri e sulle quali hanno dovuto forgiare le loro richieste. Essendo prodotti standardizzati per le masse, i compositori/musicisti anche quelli più proiettati nell'utilizzo delle tecnologie, hanno composto senza essere gli "scopritori" di quello che componevano, offuscando quella tradizione occidentale storica in cui elementi come la partitura, l'elaborazione dei suoni e degli strumenti erano compiti esclusivi del compositori. Di Scipio, pur attribuendo la "responsabilità" della musica di un compositore/musicista a lui stesso solo nello stretto spazio che egli ha di interagire secondo le sue competenze, dimostra indirettamente le carenze formative del compositore in rapporto alle tecnologie, circostanza che permette ai "tecnocrati" di continuare ad essere padroni della situazione. E' un monito rivolto alla sua categoria, ma che viene esteso anche a musicologi, critici, etc., i quali secondo l'autore si impegnano solo nella descrizione del "prodotto finale" e spesso non hanno nessuna conoscenza delle tecnologie impiegate. E' una concezione severa che urta anche contro il principale canale filosofico-estetico seguito dall'autore e cioè la teoria di Heidegger, che suggerisce in maniera "ambivalente" di non cedere alla tecnologia e di accettare gli aspetti che possono interessare la propria visione artistica, dicendo sì e nò a seconda dei casi: Di Scipio ritiene che tale strategia sia equivoca poichè presuppone la separazione tra fine e mezzo, una divisione inefficace ed arcaica ai tempi odierni...."Nell'esperienza creativa....colui che agisce è definito dai suoi mezzi di azione nella misura in cui l'opera che risulta dal suo agire restituisce all'ascolto, in qualche misura, l'esperienza di quei mezzi...."; è necessaria una completa cognizione anche nel momento tecnologico dell'arte (anche musicale). 
Da questa complessa ma attraente analisi le naturali domande che si pone il lettore vertono sul ruolo del compositore/musicista del domani: prendendo come corretta la tesi di Di Scipio, la "mortificazione" della figura del compositore di cui tanto si parla subirebbe un altro duro contraccolpo, in quanto non sembra possibile formare uomini, che hanno una preparazione basata sulla musica e su alcuni aspetti "tecnologici" legati ad essa, dandogli anche una preparazione in quel ramo: non penso sia realizzabile la creazione di un "super-compositore" che abbia l'ambizione e le capacità per arrivare ad una formazione completa ma forse eccezionale; il ruolo "sovversivo" che Di Scipio ha cercato di attribuire al compositore per risolvere l'empasse è di difficile realizzazione, così come difficilmente sarebbe realizzabile una competenza completa di un musicologo (che ha anch'egli altro tipo di preparazione, più orientata al lato del "risultato" dell'opera) in campo tecnologico. Le dimensioni dei vari fenomeni legati alla creazione di software, hardware e interattività di specie stanno probabilmente già portando fuori rotta la figura del "comporre" e ci si interroga, soprattutto in relazione ai più recenti sviluppi, non solo sulla sua permanenza nel sistema, ma anche sulla validità degli attori che popoleranno gli spazi lasciati.
Vorrei segnalarvi, oltre al libro, anche questo cd di Di Scipio registrato per la Rz Editions "Horbare Okosysteme-live elektronische kompositionen 1993-2005", che nell'attuale frammentazione discografica della sua opera può essere considerato un compendio certamente non esaustivo della sua attività: vi troverete molta della sua ricerca, dalle partiture appositamente create per gli strumenti e i sistemi digitali di elaborazione del suono (lo String quartet delle 5 interazioni cicliche alle differenze sensitive) alle tecniche di interazione tra uomo, sistemi digitali e ambienti ospitati (gli Audible ecosystemics), dai lavori elettroacustici svolti sulla tessitura (Texture/multiple) a quelli che ospitano la ricerca sul rumore e la turbolenza (Craquelure). Un compositore che è un vero motivo d'orgoglio per il nostro paese.

Nessun commento:

Posta un commento