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lunedì 10 giugno 2013

Sylvano Bussotti tra memorie della Passion e stilismo orchestrale



On a tentè de rapprocher Bussotti de Nono pour son attitude politique, de Berio pour le traitment vocal du langage, de Kagel par le rapport au theatre musical et un certain soin apporté dans la déconstruction, de Cage par l'acceptation d'un certain desordre compensé par un soin particulier apporté au graphique. Cependant, Bussotti n'est rien de tout cela, ce n'est là qu'apparence ou appreciation hative. On ne trouve chez Bussotti, ni l'ironie cagienne, ni l'humor kagelien, ni l'orthodoxie de Nono - on l'a dit. Quant a Berio, si le rapprochement est moins fortuit, il n'a guere eu longue vie.

Tratto da: Cinquante ans de modernité musicale: De Darmstadt a l'IRCAM, Célestin/Dielége. 


Il compositore fiorentino Sylvano Bussotti nel 1965 ebbe con la Passion selon Sade quella grande idea di prendere spunto dai temi dell'Eros letterario per creare un'esplicita e moderna opera teatrale. In quegli anni il teatro, grazie all'avvento della musica contemporanea, stava subendo un processo di rinnovamento senza uguali e la scena italiana faceva parte di quella élite culturale che cercava di imporre una visione dell'opera e della rappresentazione (soprattutto quella che storicamente ci ha pervaso, ossia l'influsso melodrammatico) nettamente non in linea con i nostri idiomi artistici. Bussotti (vissuto molto nell'ombra di Berio di cui era molto amico), si poneva come un nuovo tutore della drammaturgia che però non impiegava i soliti mezzi "romantici" per enunciare verità e colpire gli stati d'animo, cercava di "vivere" all'interno le esperienze, costringendo attori, recitatori, musicisti, etc. a vestire plurimi atteggiamenti che potessero coagularsi in un più ampio patchwork creativo (una nuova concezione di teatro totale) che doveva far dimenticare l'opera tradizionale: dall'organo introduttivo inquisitivo ed inquietante, al piano solo in piena atonalità espressiva, fino ad arrivare alle estranianti elucubrazioni degli artisti e del canto, la forma teatrale di "Passion selon Sade" trasudava di suoni evocativi, che nelle intenzioni dell'autore erano veicolo per rappresentare la vita stessa. Sebbene molti si siano fermati alle sensazioni dell'opera di Bussotti senza prendersi ulteriori rischi di interpretazione, non si può fare a meno di aderire a quelle tesi che vedono spesso un'incredibile dignità nello scandalo (invero una situazione storica delle arti) ritenendo che Bussotti abbia voluto segnalare, attraverso il mezzo teatrale, un concetto molto più profondo della sessualità tout court, che capovolge gli intendimenti di Sade nel privilegiare le condotte più trasgressive: il senso drammatico della rappresentazione musicale de La Passion è, contrariamente alla norma un modo per riagganciarsi a sani principi di moralità: le sue convinzioni sono l'esatto opposto di quello che una sbrigativa analisi musicale fa pensare (1). Oggi che le manifestazioni d'affetto e vicinanza culturale si moltiplicano (si pensi alla recentissima pubblicazione della prima biografia ufficiale "Un male incontenibile. Sylvano Bussotti, artista senza confini, scritta da Luigi Esposito in cui emergono tutte le qualità del compositore come pittore, giornalista, scenografo, didatta, etc.), o alla stima che molti improvvisatori jazz gli hanno tributato (vedi il "Brutto Ignudo" dove il compositore è condiviso tra Mimmo, Lenoci e Parisi) la figura del compositore andrebbe anche rivalutata sulla base dell'analisi della sua carriera artistica, quella in cui non figurano solo suoni mesti e voci recitanti, dove acquisiscono rilievo le caratterizzazioni orchestrali che furono il leit-motiv del suo interesse compositivo subito dopo gli anni sessanta (2) quando il respiro operistico stava lentamente scemando: in composizioni come il balletto di "Bergkristall" o nella suite "Le bal Mirò" si trova probabilmente l'anima più affascinante del suo stile, che, prescindendo dall'eccezionale eccentricità grafica delle partiture, dimostra la differenza rispetto agli omologhi compositori dei suoi tempi: in queste opere si effettua uno dei più convincenti tentativi di costruire una mediazione controllata di elementi del passato romantico, quello dello spirito sinfonico di Mahler o dell'opera di Puccini con quelli della sua formazione "moderna" (dai maestri formativi Dalla Piccola e Weber ai suoi contemporanei): ne emerge quel carattere unico di senso continuo della perplessità e della "confusione" che regna nei meandri della sua scrittura, quel creare dispersione non fine a sè stessa ma pronta per essere metabolizzata nel suo intero come armonia gravitazionale; anche qui si sostanzia un evidente affinità con l'attività scenica, ma l'impronta è molto più forte dal punto di vista strumentale. Molti hanno criticato questa fase come meno creativa od esplorativa rispetto alla fase teatrale-drammaturgica, ma in verità gli stessi elementi caratteriali erano distillati dentro una quantità maggiore di note (a dispetto invece della maggior concentrazione di pause che caratterizzava La Passion o comunque i suoi componimenti teatrali), così come criticata è stata gran parte della composizione scritta per singolo strumento: in merito a quest'ultimo punto si sottolinea come l'atonalità e il pensoso andirivieni di Bussotti sugli strumenti andasse incorniciato a meraviglia nella intelaiatura di un prodotto strutturato come le rappresentazioni "globali" di La Passion selon Sade, ma colpisse molto meno estraniandosi da quei contesti, tant'è che ad esempio per la composizione al piano molti ritengono non primario il lavoro di Bussotti in rapporto ai pezzi per piano composti da Stockhausen o Boulez, in ogni caso dimenticando il lavoro "armonico" che il compositore italiano cercava di trarre dalla frammentarietà della scrittura.

(1) invero un modo di pensare al contrario che può essere rinvenuto in molti casi: si pensi ad esempio a Pasolini quando scriveva amorevolmente dei ragazzi di Roma che invece lo ritenevano un intruso.
(2) che permisero al compositore di ottenere registrazioni (direi storiche) per la Deutsche Grammophone con la conduzione di Giuseppe Sinopoli.

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