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sabato 29 giugno 2013

Erwan Keravec: Nu Piping

Notoriamente la cornamusa nella musica ha avuto sempre una considerazione alquanto particolare: da sempre considerata come uno strumento popolare e folkloristico, è in quell'àmbito che si è creata il suo substrato culturale. Per fortuna la maggiore apertura che coinvolse la musica dopo il 1950 cominciò a scardinare parzialmente questo principio e la prova fu che musica classica, jazz moderno e nuova sperimentazione lo veicolarono in nuove prospettive; se nella musica classica le bagpipes sono entrate nella composizione con scarso peso (esse, pur ottenendo talvolta delle sezioni nelle orchestre, sono state usate in modo piuttosto parco), nel jazz, soprattutto quello tendente al free, le cornamusa hanno attratto parecchi musicisti importanti che hanno tentato un primo sdoganamento dai territori usuali: si pensi ad alcuni dischi degli anni 60 di Albert Ayler, ad alcuni accenni nel Live in Wuppertal della Globe Unity Orchestra compiuti dal sassofonista Peter Bennink, fratello di Han batterista) e a tutto lo sviluppo che è stato effettuato da Anthony Braxton e Paul Dunmall (rinvenibile da alcune registrazioni a carattere limitato); poi, non si può certamente dimenticare tra gli sperimentatori acustici il contributo dato da Yoshi Wada che già negli anni ottanta impostava un lunghissimo brano sull'argomento, incentrato sull'uso in drone oriented-style e su una serie di strumenti similari costruiti personalmente in varianti su quello principale. 
Oggi abbiamo un nuovo attore: Erwan Keravec pur dovendo lottare comunque in un ambiente limitato è un caso di specie nel panorama "intelligente" della cornamusa, e si sta imponendo per le sue teorie: molti critici in maniera sbrigativa hanno cercato di etichettare la sua musica come "folklore libero", ma in verità il discorso è più ampio: invero Erwan qualche anno fa fece un disco con il trombettista Jean Luc Cappozzo in cui tentare nuovi approcci di interazione, ma se si ascoltano anche i suoi Urban Pipes (due volumi impostati come trattati d'opera) si trova un'immagine sonora che non può essere confinata alla free improvisation, ma deve ampliare i suoi orizzonti e dar posto ad istinti "world" da contrapporre a quello naturale bretone, a strutturazione del suono e ad una propensione per la composizione. A proposito di Urban Pipes, Keravec sottolineava la diversa fruizione dello strumento che doveva...."montrer que la cornemuse est un instrument universel. C'est à dire imaginer une musique pour cornemuse solo qui n'evoque pas son origine culturelle. Ou encore et sourtout, imaginer une musique qui ne soit que de la musique, qu'elle n'ait aucune autre fonction que celle d'etre ecoutée....". L'ultima operazione di Keravec, "Nu Pipes" che gira sul circuito Buda Musique, insiste ancora di più sul fattore compositivo, dimostrando come il francese sia stato in grado di raggiungere una forma pensata per una emancipazione della cornamusa che comunque non rinnega la tradizione, ma anzi cerca di attaccarne il flusso storico per costruire qualcosa di nuovo e di più adeguato ai tempi; quella energia sonora che oggi imperversa nella musica mondiale a tutti gli stadi e che rappresenta quel continuo campanello d'allarme filosofico della contemporaneità, tramite la cornamusa viene restituita in toto. In questo tentativo di aprire nuove strade allo strumento, Erwan ha cercato l'aiuto di giovani compositori a cui commissionare l'intera raccolta (i compositori sono Béranger, Rossé, De la Fuente, Garcia, Leroux, Moultaka, Yoshida, Cavanna), tutti meritevoli di essere approfonditi singolarmente: ne viene fuori un prodotto di raccordo, intriso di frammentazioni e ricerche timbriche, rilettura etnica e avvisaglie collegabili all'epoca dell'elettronica, un prodotto che è sviluppo di tutti i generi coinvolti, un'operazione eccezionale se rapportata al fatto di essere stata fatta su uno strumento musicale "secondario".


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