Translate

sabato 1 giugno 2013

Craig Taborn Trio: Chants

La scelta dei musicisti con cui formare un trio, quartetto e così via non è affatto casuale come può sembrare da un approccio tutto coniugato nelle prospettive della casa discografica: sono invece i musicisti partecipanti ai progetti artistici che meditando sulle possibilità offerte dal mercato si orientano su un contrabbassista piuttosto che un'altro, su un batterista piuttosto che un'altro: chi pone in essere il progetto inoltre deve conoscere le caratteristiche stilistiche dei musicisti da impiegare essendo indispensabile partire già con una certa affinità di idee prima ancora di salire su un palco. L'attuale trio del pianista Craig Taborn, costruito su Thomas Morgan al cb e Gerard Cleaver alla bt., può senz'altro considerarsi un trio voluto, che sta coronando la sua unione grazie ad un tour mondiale che si è appena svolto naturalmente tra gli Stati Uniti e l'Europa (dove incredibilmente non figura almeno una data in Italia, una delle maggiori masticatrici di questa tipologia di jazz in Europa soprattutto) e ad una registrazione effettuata in casa Ecm. In "Chants" Taborn specifica di voler intraprendere delle "...piano adventures with supporting cast..", una sfida tra individualità impegnate attraverso l'improvvisazione a dare una versione concatenata dei temi. Un jazz quindi basato su atmosfere con Taborn impegnato nelle sue elucubrazioni pianistiche di svariata fonte (1) cesellato dalla saggezza espressiva di Morgan e dal solito beat itinerante e caustico di Cleaver che formano qualcosa di realmente diverso dalle solite fantasie poliritmiche del trio jazz: in un evidente sforzo di compenetrazione della sezione ritmica di fronte alle non consuete richieste del pianista americano, ne viene fuori qualcosa di destrutturato, che raccoglie pezzi in maniera astratta per farli rimbalzare nello spazio sonoro dei partecipanti, creando forme indefinite, asimmetriche, pensieri in divenire, pulsanti oggetti del nostro tempo: straordinario quanto fatto da Taborn e soci, una sincera differenziazione nel mondo del jazz che evidenzia il punto di vista eclettico del pianista proteso verso nuove sfide basate su un più proficuo sistema di miscelazione degli elementi sonori per arrivare ad una forma artistica personale in grado di affascinare già a prima vista; molti parlano di Taborn come una nuova appendice del pianismo di Matthew Shipp, ma sinceramente se si può condividere l'area di attrattiva musicale nutrita da entrambi, collocabile oltre i convenzionali schemi del free jazz, nel pianismo di Taborn viene smussato quello slancio "contemporaneo" e celebrale che assiste il jazz di Shipp; d'altronde non è nemmeno un caso che Cleaver abbia ampiamente appoggiato nel tempo il lato ritmico dei due musicisti contribuendo in maniera perfetta alle idee dei due leaders pianistici che forse condividono la brillantezza delle loro proposte. 


Nota:
(1) come scrivevo in occasione di "Avenging Angel" Taborn "....si sostanzia di evidenti riferimenti al pianismo impressionista di inizio novecento, mostra contrappunto bach-iano e spigolosità alla Monk, ma anche atonalità, strutture minimali e riferimenti al free di Cecil Taylor, il tutto condito con un alone di mistero e profondità che alla fine seduce...."

1 commento:

  1. Mah...sarà ma a me è sembrato un disco da sbadigli. La solita atmosfera in stile ECM con la batteria ormai usata sola in termini coloristici. Eicher ha la capacità di far suonare tutti pianisti come vuole lui e non è certo un complimento...

    RispondiElimina