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lunedì 20 maggio 2013

Un breve filtro sull'attività compositiva di Penderecki e Lutoslawski


Negli ultimi anni si fa sempre più pressante la rivalutazione dell'opera di compositori come Witold Lutoslawski e Krzysztof Penderecki attraverso nuove registrazioni che in taluni casi cercano anche di evidenziarne aspetti comuni: è il caso dei rispettivi concerti per cello oppure degli string quartets dei due compositori che recentemente hanno trovato una sistemazione comune sull'etichetta Hyperion. In questa sede tuttavia non si vogliono fare commenti su composizioni o perfomances (che sono ben specificate nei libretti dei cds allegati e sulle quali peraltro ognuno può avere un personale criterio di valutazione), ma evidenziare in maniera più generale punti di contatto e di differenza rivelate dall'ascolto dei loro componimenti: ciò che balzerà davanti ad un attento ascoltatore impegnato nella totalità delle opere di riferimento è che ci troviamo di fronte a due personalità eccelse, dal carattere forte ma evidentemente diverso: la partita non può giocarsi solo sul fatto che i due hanno affrontato negli stessi anni alcuni "shocks" che investivano la musica colta (e mi riferisco al reale approfondimento delle teorie dell'avanguardia post-1950 o alla perdita di significato della sinfonia), ma deve necessariamente guardare dentro le modalità della rappresentazione dei loro impegni musicali per poter trovare l'idioma proposto; una prima considerazione che dev'essere fatta, riguarda il fatto che entrambi hanno attraversato un più o meno precoce passaggio dalle spinte musicali che rompevano con il passato con un più equilibrato neoclassicismo o neoromanticismo da percorrere anche al contrario: Penderecki maturò il cambiamento intorno al 1973, passando da una mentalità "timbrica" ad un post-romanticismo di matrice Bruckneriana che lo accompagna ancora ai nostri giorni, mentre Lutoslawski intorno al 1956 dimenticava l'ibrido idioma classico di Szymanowski per affrontare la modernità musicale dei "Jeux venitiens" con mezzi tutti propri: non so quanto questo fosse anche esplicazione dei tempi e dei problemi politici che la Polonia ha dovuto affrontare anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma sta di fatto che, con le dovute differenze, i due compositori mescolando vita e passioni, esposizioni teoriche di serialisti e sperimentatori con il loro sentimento politico nel periodo che va dal 1956 e la meta dei settanta divennero un punto di riferimento degli appassionati di differente formazione (persino un regista come Kubrick ne sottolineava le particolarità all'interno del mondo musicale contemporaneo). Se quindi si possono riscontrare punti di contatto sotto il profilo dell'aderenza ad uno stile, è anche vero che quella differenza caratteriale che si evidenziava sommariamente, porta a vedere i due autori sotto una luce diversa e specifica: Penderecki come un tutore della realtà, qualcuno che tramite la musica riusciva a comunicare quello stato di tensione delle cose del mondo, che spesso diventa poi angoscia interiore; è aspetto che investirà tutto il fervore profuso nella composizione (tra cui le espressioni massime si trovano nel suo massimo capolavoro orchestrale -Threnody for the victims of Hiroshima- e gran parte della produzione sacra/corale e concertante), ed è aspetto che sarà presente anche dopo il cambiamento intervenuto nello stile e di cui ancora oggi non sappiamo se esso possa costituire un rimpianto o una più proficua presa di posizione. Lutoslawski era invece un garante dell'equilibrio, di quelli che trovi in una conversazione e che cercano di trovare il meglio dai propri interlocutori: ancora oggi l'ascolto di immensità come il concerto per cello o lo string quartet, o l'eccezionale trance orchestrale già profusa dalla seconda sinfonia (nettamente trascurata rispetto alle due successive composte nella fase finale della sua vita) esprimevano tutto il suo potenziale dimostrando quanto bisognasse andare oltre i famosi principi dell'aleatorietà controllata. 
Per entrambi, quindi, si può identificare solo una comunanza nel risolvere le loro espressioni attraverso un uso eccezionale dei timbri ma ciascuno utilizzava la propria metodologia e la propria sensibilità: entrambi si rifacevano a Cage, ma poi ciascuno ne garantiva un risultato "musicale" nettamente diverso da quello ottenuto dall'americano. Vasti settori della musica colta devono molto a questi due autori: essi sono stati in grado di tenere in alta considerazione l'interesse verso le operazioni orchestrali in un momento in cui vi era già in atto un'evidente stato di cristalizzazione che non consentiva sviluppi ulteriori (in molti erano oramai coloro che ritenevano che fosse possibile ottenere risultati identici se non migliori, con organici molto meno vistosi di quelli riservati alle orchestre sinfoniche), hanno rivitalizzato in maniera lucida forme e colorazioni che sembrano poter scomparire nella musica contemporanea (si pensi alla composizione in "mobiles" di Lutoslawski a cui si affiancavano textures piene di atmosfere e incredibilmente ricche di armonie, o alle notazioni grafiche ad encefalogramma di Penderecki su cui si basava anche il Threnody che possedevano un pathos tremendo) e per quanto riguarda Penderecki soprattutto, si consideri il suo apporto nelle operazioni di plasma religioso con tanto di lavori in larga scala corale la cui fisionomia ha favorito il ritorno d'interesse a questo genere da parte del pubblico tradizionalmente legato ad un concetto operistico di sacralità così come quello relazionato alla early music

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