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domenica 12 maggio 2013

Steve Roach: Future Flows


Nel suo iconoclasta pensiero, Stravinsky non permetteva a nessuno di servirsi della musica come mezzo subdolo, utile per cercare confini extra sensoriali che non dovevano appartenere ad essa, sarebbe stato il peggiore dei mali per il suo futuro. Quella constatazione, ormai risalente ad un secolo di vita, è da tempo invece stata esorcizzata nel suo contrario; anzi, oggi se ne intravedono addirittura i suoi poteri "curativi" sull'uomo, tutto sembra tendere ad un surrealismo fondati sulla teoria del buon assetto della psiche umana, con esperienza musicale inglobata in un viaggio musicale unico, che si ripropone in fluttuazioni libere di synths composite di cui cerchiamo le sfumature per sanare i buchi dell'anima.
Per Roach il suo ultimo "Future flows" è un consolidamento verso questa ricerca così come descritto nelle note "...these tracks stimulate a sense of complex emotional resonance with a radiant, organic quality. On each listen, there's a renewed sense of immediacy, as if something living and generative exists within the music......."; seguendo le orme del filone deep ambient appena rinverdito con "Soul tones", "Future flows" è un lungo drone meditativo in otto parti di cui ammiriamo la solita bellezza nell'accostamento del materiale sonoro (che se dovessimo tener conto del titolo programmatico del cd ci proietta in un benessere teso al miglioramento dei flussi relazionali), che ha ancora il potere di affascinarci nei cambi di prospettiva tra "Air Meditation" e "Texture of remembering", in cui si passa dall'impotenza al protagonismo e nella resa a cui dobbiamo sottoporci di fronte al bucolico "The future flows from here".

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