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domenica 12 maggio 2013

Anto Pett/Christoph Baumann: Northwind Boogy


CD LR 669The winning feature of this first pearl of 2013 is the resolute character of music that organizes puzzles of sounds in a form extraordinarily personal in which we can affirm to be in front of condensed demonstrations of "art of the reflex"; we perceive a whole range of feelings-assertions related to the topic; the identification of this vital tide of sounds is combined with a deep knowledge of the work performed, and produces results which we have to be happy to find on a cd and not only in the masterclass of a music's school. Pett and Baumann deserve the covers of all the newspapers of serious music.


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L'aspetto che caratterizza il pianista/insegnante estone Anto Pett è la debordante creatività: questa si esplica con un famelico ricorso alle due componenti essenziali della musica, ossia quella di riuscire ad emozionare attraverso il potente filtro della virtuosità tecnica e dall'altro quella di delineare atmosfere pensanti. E' un obiettivo direi difficile da raggiungere per chiunque voglia cimentarsi in un settore come quello della free improvisation, in quanto la difficoltà sta proprio nel poter enucleare con chiarezza i due elementi. In questo nuovo lavoro effettuato al piano assieme ad un altro illustre insegnante jazz svizzero, Christophe Baumann (che per la Leo aveva già inciso in "Potage du jour" assieme a Jurg Solothurnmann e Franziska Baumann), vengono raddoppiate queste istanze; Baumann è un esploratore dell'improvvisazione elaborata sulle essenze dei generi (classica moderna, latinità, cinematografia) e contagia l'operato di "Northwind Boogy": si tratta di uno dei più bei lavori al piano doppio che il jazz e l'improvvisazione abbiano raggiunto da parecchi anni a questa parte: "Northwind Boogy", parafrasi abbastanza centrata sul tipo di musicalità espressa, vede i due pianisti rincorrersi empaticamente in ogni momento sia nello sviluppo dei brani più dinamici, che in quelli più riflessivi, offrendo uno spaccato musicale vibrante, costruito su intensità variabili, ora in possesso di compattezza ora evocative, con approccio che mette in evidenza la formazione strepitosa dei due che gira intorno ad uno stile eccelso che coinvolge tutta la tastiera e dove viene gettato un ponte tra le evoluzioni dinamiche di Liszt (spogliate totalmente del loro romanticismo), il caos pre-organizzato di Cecil Taylor (percepito soprattutto nel suo impianto ruminativo-timbrico) e le "preparazioni" di Cage (migliorate nel profilo emotivo). 
La caratteristica vincente di questa prima perla del 2013 sta quindi nelle condizioni espressive della musica che riesce a formare dei puzzles (teoricamente ancorati all'elaborazione dei titoli) di contenuto sonoro che in una forma nettamente personale sono dimostrazioni condensate di arte del riflesso, in cui avvertire tutta una serie di sensazioni collegate al tema; l'immedesimazione a quest'ultimo unita ad una profonda conoscenza del lavoro effettuato, produce risultati che è una fortuna trovare su un cd e non solo nelle masterclass di una scuola di musica. Pett e Baumann meriterebbero le copertine di tutti i giornali seri di musica.


Nota:
(1) Per una dimostrazione del valore di questi musicisti vi invito a verificarli con un paio di brani video su youtube che fanno parte dell'esibizione fatta a Radio Studio 1 di Zurigo il 13.09.2012 che ha trovato poi posto su "Northwind Boogy":

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