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domenica 5 maggio 2013

Andrea Falconieri: il Spiritillo Brando

Molti pedagoghi del nostro tempo, riflettendo sui comportamenti tenuti dagli uomini di oggi e sulle modalità di vita di questi, asseriscono che il nostro mondo sta attraversando un periodo storico di consolidamento simile a quello che gli uomini vissero durante l'intero periodo barocco: si tratta di similitudini e consuetudini piuttosto visibili che possono essere ben comprese non appena si fa un punto della situazione: dal 1600 circa in poi l'Europa attraversò un periodo di profonda crisi economica e morale e la frequenza delle micro-guerre nonchè una profonda divisione in classi (nobiltà, clero e popolo) aveva messo in crisi la borghesia (il ceto economico medio di oggi); nell'intero barocco si assiste ad un processo di mortificazione sociale delle arti importanti e ad una sua mistificazione verso il teatro (così come accade oggi), in cui l'obiettivo fondamentale della società è il mantenimento di uno status acquisito in qualche modo a cui nessuna novità può e deve influire. Ecco quindi che il lavoro dei compositori di quegli anni, per lo più inoltrati a compiti non particolarmente importanti dal punto di vista intellettuale, presso la Chiesa come maestri di cappella o presso le corti in veste di organizzatori del fatiscente splendore dei re e delle loro famiglie, fu considerato poco innovativo, e se di innovazioni si doveva parlare queste passavano in un lento e silenzioso ammodernamento delle strutture esistenti. Eran pochi coloro che pretendevano di rivendicare un proprio status artistico in maniera originale e trasgressiva, nascondendo con grande efficacia le innovazioni importate dalla musica rinascimentale: la sacralità cominciava ad essere convogliata nelle forme teatrali (in una sorta di rappresentazione della realtà), la viola da gamba era contesa dalla accresciuta concorrenza del violino (che diventerà esponenziale nel barocco inoltrato) e quasi tutta la musica strumentale si perdeva nella scrittura di una serie di movimenti mutuati in parte dal rinascimento dediti al rapporto con la danza (che era diventata nel frattempo un vero e proprio contenitore di propaganda sociale e politica). Quindi non deve meravigliare il fatto che molti di questi compositori imbottigliati dalle necessità storiche avessero sviluppato una sensibilità musicale alternativa, che potevano esprimere però solo in quello che facevano per corti o clero: in sostanza tutto il peso di una vita monotona fatta di consapevolezze filtrate dalla paura di perdere anche piccoli benefici si riversava nelle courante, allemande, passacaglia, etc*, che mirabilmente esprimevano gioia iniziatica alla vita e contemporanea nostalgia di un più ampio processo di libertà completamente avvizzito. La bellezza della musica barocca, rimasta inalterata fino ai nostri giorni, sta proprio in questa grande contraddizione: se nell'àmbito degli orientamenti critici c'è ancora divisione nel pensare al barocco come ad un periodo di libertà creativa, la realtà della musica ascoltata e tramandata ci impone di fronte alla considerazione che la composizione fosse già "libera" (così come era libera la vita) ma che fosse incanalata in strutture non alterabili; l'alterazione arriverà con la transizione al classicismo, dove fu reimpostato il sistema delle regole e dell'ordine formale. 
La Glossa ha pubblicato "Il Spiritillo Brando", un volume di brani compositi dedicati principalmente alla figura controversa di Andrea Falconieri e più in generale alla musica di corte iberico-italiana prodotta intorno al 1650 circa, anni in cui l'Italia del Sud era sotto dominazione spagnola. Nonostante ci sia ancora diatriba tra critica nazionalista spagnola e quella italiana in merito alla rivendicazione dell'originalità delle danze cortigiane del periodo barocco e non a caso vengono inserite nella raccolta composizioni di seminali artisti spagnoli come Diego Ortiz, Bartolomé de Selma y Salaverde o Juan Cabanilles, Falconieri può certamente considerarsi per i sette anni passati in Spagna e per le diverse collocazioni geografiche di lavoro (che finirono a Napoli) un primo cosmopolita della musica barocca che è stato apprezzato dalla comunità musicale già in altre registrazioni (nello specifico quelle che prendono in considerazione il Libro Primo di Canzoni, Sinfonie, Fantasie, Capricci, sonate per violini, viole; dedicato a Juan José d'Austria, figlio del re spagnolo Filippo IV, unica testimonianza a noi pervenuta di un incrocio di stili). Se al momento non mancano riproposizioni dell'opera di Falconieri (quella di Arianne Mauret è probabilmente la più valida e compilativa), è anche vero che l'interesse verso Falconieri e un certo tipo di "mondanità" musicale è l'oggetto del lavoro fatto da questo straordinario ensemble spagnolo "La Ritirata" condotto da Josetxu Obregòn, che esalta la dinamicità spaziale dei dettagli musicali, compie un lavoro di ricerca sui motivi suonati fornendo validi motivi per ottemperare al principio che nella stessa raccolta si possa avere un'idea compenetrativa quanto più reale possibile dell'aria respirata in quelle feste a corte privilegiando soprattutto la musica.


Nota:
*tra le forme musicali del barocco la suite fu uno degli strumenti più usati nella composizione, che partiva dal presupposto di dividere la stessa in quattro movimenti (allemanda, corrente, sarabanda e giga): su questo modello iniziale i compositori barocchi poi effettuarono delle sub-categorie nell'àmbito degli stessi movimenti che chiaramente aumentarono in numero: vennero introdotti preludi, fantasie, toccate, così come danze intermedie come gavotta, ciaccona, passacaglia, etc.

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