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sabato 13 aprile 2013

Kenneth Hesketh: Wunderkammer




"....(I'm a composer of)....contemporary Classical with strong modernist affinities which means I’m an increasingly niche composer in an ever-increasingly niche market. But the meaning and reason behind what I do – the sort of gestures and musical statements I like to make – is stimulated by a deep love of the arts in general – and is most often the starting point for my own work. I have always been intrigued by myth and folklore, and the subjective re-tellings of the same story. 
-Kenneth Hesketh, intervista di Philip Davis

Uno dei principali meriti di un compositore odierno è quello di saper cogliere i "climax", ossia quegli stati strumentali che vogliono rendere l'idea di un modello descrittivo sottostante: ne furono maestri Stravinsky attraverso la porta di accesso degli ostinato e del vigore orchestrale, fino a Carter che introdusse quelle variazioni di ritmo necessarie. Pur non essendo una prerogativa della scrittura serialistica, è da quella fonte che probabilmente ci sono stati i migliori risultati, probabilmente di origine non pura e mischiati con le caratteristiche della tonalità. L'afflato letterario o il riferimento a folklore ed arti è di regola il modo con cui i climax possono essere costruiti: Kenneth Hesketh (1968) è considerato (non solo in Inghilterra) uno dei maggiori compositori delle nuove generazioni, tant'è che già personalità come Knussen e Rattle si sono adoperati per condurre le sue composizioni: in queste si ascolta ancora tanto impegno "coloristico", un termine invero abusato nella recente storia della musica colta, impegno che lo vede creare composizioni che brillano di luce propria pur essendo inserite in una solida tradizione formativa: qui si parla di sferzate poste talvolta ad inizio e fine del brano, di una tessitura che viaggia nel seriale di Berg ma è tanto arrichita dalle evoluzioni strumentali di Carter e in generale soddisfa in pieno tutte le migliori prerogative di coloro che vogliono approcciarsi ad una musica generalmente orientata alla confessione intrigante dei pensieri: qui la colorazione e il climax hanno sicuramente il fervore delle opere orchestrali post-1948, e racchiudono tutta la moderna espressione delle orchestre anglo-americane, ed in tal senso gli accostamenti si potrebbero fare al movimento che ha origine dalla propaggine del sinfonismo americano del novecento e che approda alle migliori rappresentazioni di Schwantner e Torke, con una sostanziale differenza dovuta all'uso molto contenuto della tonalità; d'altro canto non siamo nemmeno nei territori del Boulez o Messiaen, così come evidenti sono le differenziazioni con la sinfonia nordica. Forse più che il colore la caratteristica meglio congegnata è l'intrigo e la capacità di visualizzare gli eventi da quel punto di vista. "Wunderkammer (konzert)" è la prima raccolta di composizioni "ufficiali" del compositore di base a Londra e racchiude alcune delle sue pagine migliori: nonostante la produzione sia già diventata cospicua*, la scelta è ricaduta su tre composizioni con larga orchestrazione e due in ensembles allargati: tra le prime tre spicca "At God Speeded summer's end" in cui sotto una coltre di struttura violinistica seriale si passa da situazioni di climax wagneriane ad appagamenti silenziosi e misteriosi della strumentazione e "Graven Image" che sembra voler offrire una strada anche al fatalismo di Scriabin. Nei due brani in ensembles si erge l'episodio di "Ein Lichtspiel (after Moholy-Nagy)" riferito alla figura dello strutturalista pittore ungherese e i tre movimenti di "Wunderkammer (konzert)"  che incorporano in maniera più evidente germi della modernità contemporanea europea (pause, uso delle percussioni, etc.)


Note:
*segnalo come il compositore abbia reso disponibile liberamente su Soundcloud molto del suo lavoro.

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