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lunedì 22 aprile 2013

Alessandro Bertinetto e "Il Pensiero dei suoni"


Qualche mese fa è stato pubblicato "Il pensiero dei suoni", libro edito Bruno Mondadori di Alessandro Bertinetto, professore di Estetica all'Università di Udine, che raccoglie molte delle impostazioni moderne per quel che concerne i rapporti tra la visione filosofica della musica e gli aspetti concreti del suo prodursi; "Il pensiero dei suoni" segue altri saggi pubblicati sempre dallo stesso autore (che nello specifico non si occupa di critica musicale) e va a "riepilogare" con coerenza tutta la letteratura esistente attorno a temi particolarmente dibattuti ed interessanti che riguardano il rapporto dell'ascoltatore moderno di fronte alla musica, le interazioni della musica con le emozioni suscitate, l'etica o morale della stessa basata su una teoria ricostruttiva. Sono temi da tempo discussi e spesso ancora senza soluzione definitiva, ma che mettono in moto una più ampia discussione di contrasto tra coloro che si basano sulla considerazione che i suoni non vanno analizzati più di tanto alla ricerca di significati o ancor più di immagini (formalisti o assolutismo musicale), e coloro che invece risaltano il carattere imprescindibile della creazione musicale nell'àmbito di una rappresentatività dei suoni che vada oltre i suoni stessi, che sappia raccontare, porre interrogativi sull'opera musicale così come in una qualsiasi altra opera d'arte (trascendenti o metaforici). Bertinetto, con un linguaggio semplice, fa una panoramica di queste problematiche così come esse sono state affrontate dai filosofi negli ultimi duecento anni di storia, inserendosi con il suo punto di vista ora in appoggio ora contro quelle tesi dichiarate, cercando di fissare un punto finale concreto sulla risoluzione dei vari pensieri. Particolarmente interessanti risultano i capitoli dedicati alla selezione estetica dei suoni, all'emotività della musica e ai modi con cui essa può trasmettersi nell'ascolto: senza voler qui richiamare tutto lo studio filosofico-estetico sugli argomenti citati (che troverete ben trattato nel libro), si possono tuttavia fissare delle conclusioni di sorta tra cui 1) quella che Bertinetto elargisce in merito alla considerazione che la musica non è l'unica arte dei suoni essendoci una "musica" che teoricamente non ne produce: il riferimento esemplare di Bertinetto è il famoso "silenzio" di Cage del 4'33", che viene considerato come art perfomance ma non musica; 2) l'altra mediazione tra teorie che viene fatta a proposito del livello cognitivo-espressivo, sul quale egli sembra aderire ad alcune tesi recenti che vedono le emozioni o sentimenti genuini fare i conti con l'esperienza d'ascolto dell'utente e  delle gerarchie mentali che egli ha costruito: Madell si basava, nelle sue più recenti argomentazioni, sul fatto che bisognava scindere le emozioni ordinarie da quelle derivanti dall'ascolto musicale e basare il giudizio di espressività di un'opera solo facendo ricorso a quest'ultime; Bertinetto invece contrasta quest'ipotesi unendosi a Levinson e Matravers che con le loro tesi sono riusciti a creare una connessione tra le emozioni ordinarie e quelle musicali tramite il passo intangibile dell'immaginazione che crea situazioni, ricordi, stati d'animo e contenuti. Questa semplicistica affermazione (che in realtà ha una ricaduta di ampia portata del pensiero musicale) è ancora oggi parametro di scontro "filosofico" tra molti musicisti e compositori, poichè la musica contemporanea ha aperto al riguardo una voragine di dubbi insiti proprio nel particolare tipo di espressività contenuta nei suoni; la diatriba si allarga specialmente nelle forme libere di improvvisazione o comunque nelle frange più oltranziste del mondo compositivo classico quando si vuole minimizzare il ruolo che la fantasia immaginativa può avere nel rincorrere quella emotività di cui si tenta di dare una forma ed un contenuto: molti pensano che non sia nè necessario nè doveroso ricorrere a quel concetto di "romantica" memoria che istituiva una sorta di musica a programma per favorire le impressioni e le emozioni: questa va solo presa per i suoi caratteri "oggettivi", ossia per i suoni che può produrre. Per costoro la composizione classica debitamente fornita di titoli e significati ne rimane naturalmente esclusa, ma quando si passa ad una free form (magari di quelle molto slegate dal contesto improvvisativo tradizionale del jazz) le associazioni di pensiero sono bandite. Queste mie considerazioni, naturalmente, sono escluse dalla trattazione del libro, poichè Bertinetto promette di affrontarle in altro saggio specifico, ma è logico che la lettura di "Il pensiero dei suoni" ne costituisca un passaggio di lettura propedeutico e necessario. 

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