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mercoledì 27 febbraio 2013

Maestri dell'orchestrazione: John Pickard

Uno dei presunti maggiori "delitti" della musica moderna è stato rinvenuto nella considerazione che la musica a programma sia stata abbandonata; in maniera più specifica il riferimento (che parte dalle avvisaglie storiche di Beethoven e Berlioz fino ad arrivare al primo Schoenberg) è al tema sinfonico o anche tone poem, in cui si assegnava alla musica una centralità essenziale nello sviluppo della musica, tesa ad acquisire quella qualità "descrittiva" utile per avvalorare il tema stesso. Wagner, usando esplicitamente il concetto per il suo "The Siegfried's Idyll" in realtà ne aveva mascherato lo scopo anche in componimenti come "The ride of Valkyries" dove la compenetrazione tra fatto letterario, vicenda e musica, passava per un potenziamento delle frequenze dell'orchestra: da quel momento si sviluppò un duplice binario dove l'immaginazione nel sonoro o seguiva le regole romantico-impressionistiche (e "The Siegfried's Idyll" ne era una dimostrazione) oppure si ritrovava nelle convulse evoluzioni orchestrali che stabilivano nuovi rapporti tra i solisti e l'insieme. Questo eccitante patrimonio orchestrale è stato al centro della rivalutazione della sinfonia di tutto il nord Europa degli anni cinquanta perdendosi gradualmente nelle nuove generazioni che non coltivavano quell'idioma in funzione di una modificazione degli obiettivi della scrittura; tuttavia quel patrimonio non è mai stato abbandonato: quelle regole erano probabilmente impermeabili al passare del tempo e hanno formato l'ispirazione di coloro che, amanti del produrre formidabili espressioni di questi connubi con la letteratura o le arti in generale, hanno lavorato su dimensioni orchestrali che, pur non avendo le sovradimensionate competenze delle orchestre più blasonate operanti nella contemporanea, raggiungevano risultati egualmente di pregio e di sensitività. 
John Pickard è sicuramente uno di questi; l'inglese è venuto alla ribalta con una magnifica rappresentazione di "Flight of Icarus" che, accolta in modo entusiastico dalla critica internazionale, riproponeva in chiave musicale il fantomatico viaggio di Icaro che tutti conosciamo: la bravura del compositore stava nel sapere creare una relazione funzionale alla vicenda tramite un'orchestra sapientemente organizzata in cui si riusciva respirare quel viaggio "enigmatico" e coraggioso; non è una cosa da poco, perchè non sono tanti gli artisti che approcciandosi ai temi riescono a trasferire  musicalmente un perfetto senso di duplicazione del vivo. Pickard poteva essere assimilato all'ultima scia dell'impressionismo inglese e nell'àmbito di quel volo mitologico, espressione di una più ampia scoperta del cosmo, si potevano scorgere modalità moderne del "The Planets" di Holst. Ma Pickard (in ossequio a quella differenziazione binaria di cui si parlava prima) non va valutato solo sul fattore orchestrale (in cui probabilmente è un leader anche in termini direttivi) ma anche sul piano della produzione solistica o da camera: il suo "A starlit done" (tre splendidi movimenti al piano intesi per spiegare il firmamento) o i componimenti per violino, viola e piano o anche i suoi string quartets sono quanto di meglio la scia tonale abbia prodotto in Inghilterra negli ultimi anni. La Bis Record ha recentemente pubblicato altre sue tre composizioni in cui è fondamentale l'apporto orchestrale: il "Piano concerto" composto nel 2000, il magnifico tour impressionista di uno dei suoi primi scritti da lui composti per orchestra "Sea-change" e "Tenebrae", frammenti di musica ricomposti e riferiti alle vicende di Gesualdo.

Discografia consigliata:
-The flight of Icarus, Bis
-Chamber Music, Toccata Classica
-String quartet 2.3.4 - Dutton Epoch
-Piano Sonata & A starlit dome, Divine Art Diversions

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