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giovedì 28 febbraio 2013

Mosaicisti eccellenti: Wolfgang Mitterer


Spesso la musica contemporanea ci porta in terreni impensabili: l'eclettico incrocio che taluni compositori hanno attraversato con gli strumenti della modernità induce a riflettere perbene su quello che essi vogliono creare in termini artistici: come esempio prendete il caso dell'austriaco Wolfgang Mitterer, compositore tra i più aperti e ricettivi di nuove tendenze della musica: se entrate in una chiesa e scorgete un mosaico (magari sotto i vostri piedi) ne apprezzerete l'unitarietà d'insieme, ma se vi avvicinate in distanza alla fonte dei pezzettini non riuscite che a vedere la loro frammentarietà (e lo stesso potrebbe dirsi per alcune forme di dipinto). La musica di Mitterer ha proprio questo effetto: l'ascolto rivela una divisione di elementi che nell'insieme vi porta ad un risultato straordinario. L'attività di Mitterer si dipana tra una serie di schegge sonore in cui potete sentire jazz, libere improvvisazioni musicali dotate degli elementi di Cage, sfondi a doppio senso fatti di ambiente e loops ricavati da suoni o rumori manipolati per mezzo dell'elettronica. Sulla base di quello che Mitterer ha registrato su cds, si possono approssimativamente enucleare tre registrazioni fondamentali del compositore in cui apprezzare il "mosaico" dell'austriaco; innanzitutto i cinque movimenti di "Coloured Noise" (nella incisione per la Kairos, con il Klangforum Wien sugli scudi) in cui è palese l'iniezione di jazz che proviene da un adattamento dalle "giungle" sonore del Miles Davis di "A tribute to Jack Johnson": sebbene la tromba è composita nello stile (ha accenti free che quella di Davis non aveva), l'umore denso viene comunque affiancato a miniature instantanee e ripetute di rumori quasi incomprensibili, suoni pesanti e dilatati di organo, campionature di vario genere (che attingono anche al dance beat) che non nascondono la passione dell'autore verso i "rumori colorati", che rispondono alla semplice affermazione che è possibile ottenere progetti nuovi con suoni diversi, non omogenei, ma tuttavia senza voler affermare una loro anima. Questa fondamentale espressione del compositore trova spazio nella volontà di sperimentare su argomenti e strumenti poco utilizzati: il lavoro per organo solo inciso per la Col Legno "Stop Playing" rivela l'arsenale di idee e di tecniche che lo stesso ha profuso per una registrazione che si pone nettamente all'avanguardia per le pubblicazioni per organo: lungi dal creare un concerto o una sonata alla Bach (di cui è un grande estimatore), Mitterer si impegna a ricavare dall'organo suoni "inaspettati": tra i pochi ad avere usato tecniche estese all'organo a canne, egli cerca di ridefinire i confini dello strumento soffiando con la bocca in alcuni tubi, accendendo e spegnendo l'organo durante l'esecuzione, battendo sulle parti in legno inoffensive dello strumento, mettendo a disposizione tutte le tecniche di esecuzione del piano di matrice contemporanea (grappoli di clusters, note sorde ripetute, combinazioni del tutto atonali) dàndo origine ad un prodotto che stenta ad essere "spirituale" se noi in quell'aggettivo cerchiamo di  attribuirgli un idioma che possa inquadrarsi in un'àmbito religioso, ma che è tremendamente significativo dello stato dei tempi. La terza registrazione importante, che è funzione specifica della sua attività di musicista elettro-acustico, può rinvenirsi nel cd registrato per la HatOlogy "Radio Fractal/Beat Music" in cui più evidente è il patchwork tra improvvisazione jazz, beat elettronici, elicotteri, rumori in scretch, lande di desolazione post-industriale, alea e conductions alla Butch Morris: un enzima composito in cui sax e chitarra (Max Nagl e John Schroder) tendono volutamente a disorientare e a prospettare la mancanza di armonicità; un messaggio non certo di speranza, ma piuttosto di accettazione irreversibile della sconfitta, un pessimismo implicito visibile nelle pieghe ed asperità della musica e che è, probabilmente, il profondo lessico interiore delle sue ricerche che quasi sempre a coronamento della teoria prevedono un'assemblaggio compositivo personale in cui il computer e i suoi effetti post-moderni sono fondamentali come le spezie di un cibo.
Impegnato da ormai da quasi trent'anni in una serie plurima di attività rivolte ai campi attigui della musica (installazioni sonore, colonne sonore, musica per il teatro e per i bambini, etc.), Mitterer può considerarsi non solo un precursore delle teorie elettroacustiche in Europa ma anche un compositore nettamente fuori dagli schemi, le cui partiture offrono una sontuosa originalità e particolare ricerca (vedi ad esempio "Fisis" per orchestra, cinque solisti e tre conduttori). 

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