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giovedì 24 gennaio 2013

Steve Roach & Byron Metcalf: Tales from the Ultra Tribe




Uno dei primi ad occuparsi di percussioni tribali in contesti "ambient" fu Hassell molto tempo fa; da quel momento uno degli aspetti della world music di stampo elettronico, ossia quello che scaturiva dalla manipolazione sintetica di quel tipo di suoni percussivi conobbe molte evoluzioni. Nel 2000 Steve Roach si unì con uno specialista del drumming sciamanico, Byron Metcalf un professore di psicologia transpersonale, per dare luogo ad un progetto che abbinasse la sua vena da archeologo musicale con la copertura dichiaratamente votata al tribalismo e alle pratiche sciamaniche: ne venne fuori "The serpent's lair", primo frutto di una serie di collaborazioni fisse, che costituiranno un buon cambio di direzione per Roach e la piena affermazione nella comunità musicale di Metcalf. L'attività percussiva di Metcalf si basava naturalmente sulle scoperte intervenute nella tecnologia della digitalizzazione e rifletteva quell'incrocio di ancestralità che secondo molti studiosi unisce alcuni punti nevralgici nella storia del nostro pianeta (quindi si avvertirebbe la stessa matrice tra le popolazioni primitive dell'Africa, dell'Australia aborigena e delle tribù native delle Americhe): "The serpent's lair" cercò di trovare l'accordo tra l'antichità e il moderno, e l'idea, per quanto fosse alquanto riuscita, era comunque condizionata dai gusti dell'ascoltatore: se si accettava il progetto musicale nella sua essenza estetica allora si poteva scoprire il drumming "elettronico" di Metcalf, a volte ordinario, a volte prezioso come una fonte di energia, che insinua i rituali, conduce le cerimonie e scava nelle risonanze acustiche delle cave, luogo prediletto per le esperienze del deep listening care alla teoria della Oliveros. Dopo "The serpent's lair" Metcalf e Roach si sono uniti discograficamente ancora parecchie volte (sei) per approfondire i rapporti tra ambient music applicata alla tribalità a sfondo spiritico, spaziando nello sciamanesimo di molte zone del mondo: da quelle asiatiche a quelle americane i ritratti musicali di questa misteriosa e inafferabile delegazione umana profusi nelle loro collaborazioni, costruiscono un patchwork perfetto di rappresentazione, che se nei contenuti si ripresenta forse in forme similari, nell'àmbito dell'architettura del progetto è una vera e propria "costruzione" sonora che è qualcosa in più della semplice esposizione degli eventi. In questo senso albums come "Mantram" o "Nada Terma" hanno una condizione compositiva che nemmeno "The serpent's lair" possedeva, mentre i due volumi di "Shaman's heart" si crogiolano nel viaggio estatico-percussivo.
"Tales from the Ultra tribe", nato negli intenti come ipotetica continuazione di "The serpent's lair" esordisce con "Setting Forth" un rituale tribale percussivo che sembra accogliere l'odierno ed implacabile battito tecnologico con vento e polvere disseminati; in "Noble direction" Roach si inventa uno splendido drone che sfuma continuamente assorbito dalla struttura ritmica ossessiva; "Midnight migration" accoglie al suo interno bit elettronici, mentre "Magma clan" è una versione aggiornata dei puzzles ritmici di Hassel. La frenesia tribale di "Road from here" viene stemperata dalla combinazione etereo-tecnologica offerta da "Fire sky portal" ; il respiro sciamanico si fa sentire in "Return of the dragon bone tribe" che è l'ultimo rito prima della conclusiva e misteriosa "In the safety of travel", atto finale e riflessivo di una raccolta di brani che a differenza dell'ultima produzione dei due musicisti americani, si configura come una sorta di dichiarazione di indipendenza dello spirito, della sopravvivenza dei valori naturali e della loro condivisione soprattutto in chiave futuristica, in un probabile mondo comandato totalmente dagli input dei computers. 


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