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domenica 6 gennaio 2013

Emel Mathlouthi: Kelmti Horra


File:Kelmti Horra Album.pngNonostante due anni di lotta civile sembra che nel Mediterraneo meridionale la situazione non si sia affatto normalizzata e che prenda il risvolto peggiore che si potesse immaginare: mentre la Libia è ancora dentro un'affannosa lotta tra bande di paese e quartiere, l'Egitto e la Tunisia stanno sùbendo l'azione islamica a livello parlamentare. Tutti i moti di rivolta che avevano portato il mondo a pensare ad una "primavera" di rinascita sociale e culturale in quei paesi, sembrano già un flebile ricordo. In un mio casuale viaggio fatto a Tunisi molto prima degli eventi, mi resi conto in maniera diretta dei pericoli delle colonizzazioni (che si esplicava soprattutto in una mancanza di valorizzazione del loro patrimonio storico) e della commistione di razze e lingue che da tempo hanno tenuto in vita le principali istituzioni in quella regione del Nord Africa (la cui tolleranza ha permesso un salto di qualità nella vita di alcune frange sociali tunisine). Musicalmente parlando i regimi dittatoriali sono una fonte di stop per qualsiasi tipo di ammodernamento e il Medio Oriente soffre di questa sorta di apartheid condizionata dalla religione che riesce ad avere sbocco solo emigrando; durante le rivoluzioni in piazza l'appoggio politico dei laici è stato ottenuto anche attraverso la canzone di protesta, proprio come quella che animò la voglia di diritti civili degli americani tanti anni fa attraverso Dylan o la Baez; in Tunisia nelle manifestazioni e nei cortei, il gruppo dei dissidenti poteva far conto su una bravissima cantante di nome Emel Mathlouthi: la trentenne poeta tunisina si è imposta alla cronaca per il fatto di aver creato l'equivalente "storico" della canzone di Joan Baez in quel di Tunisi, dimostrando attaccamento ai valori della libertà con un sostegno preso sia in favore della rivolta del suo paese, sia per sostenere quella dell'Egitto. Circa un anno fa, l'etichetta World Village le ha dato la possibilità di incidere un cd, accorgendosi delle qualità di Emel, la quale dopo essersi fatta notare in numerosi festival internazionali aveva avuto anche contatti con personaggi importanti della musica mondiale; tra questi ultimi vi era Adrian Thaws conosciuto come Tricky, famoso musicista di trip-hop, che è diventato una delle sue influenze musicali. "Kelmti Horra" raccoglie oltre ai due anthems politici in favore di Tuinisia ed Egitto, "Ya Tounes Ya Meskina" (Poor Tunisia) e "Kelmti Horra" (My word is free), anche una serie di validissimi brani che mettono in luce un'artista tradizionale virata al post-modernismo musicale, con una miscela fatta non solo di tradizione araba, ma anche di alcuni elementi del folk occidentale (a cui inevitabilmente molta world music della zona si riconduce) e di spunti trip-hop come detto. Sembra che ci siano anche altre cantanti valide attorno a Emel nate assieme nella rivoluzione tunisina: la speranza è quella di un nuovo arricchimento culturale che possa qualitativamente elevare il numeroso popolo dell'underground che si propone spesso con miscele non sempre interessanti. A me sembra che Emel Mathlouthi possa meritare la stessa enfasi che hanno ricevuto musicisti tunisini come Anouar Brahem o Dhafer Youssef, che ormai godono della considerazione internazionale e che l'hanno ottenuta grazie ad ibridi esperimenti di genere.


3 commenti:

  1. Sono la figlia di Pino Perna, mi chiamo Donatella ed ho letto il tuo articolo.
    Ho apprezzato molto il tuo articolo e desideravo risponderti in merito alla questione politica. Io penso che la cd Primavera araba sia stato un termine coniato, in dissonanza rispetto ai fini, da coloro che hanno voluto imporre la propria influenza su quei territori. Purtroppo credo che la democrazia in un paese non preparato ad accoglierla diventi la nuova arma di distruzione di massa del millennio. A maggior ragione se si considera che sotto i precedenti regimi un paese come la Libia, ad esempio, era conosciuto per essere uno dei più progressisti del Mediterraneo. E, probabilmente, proprio questo ha indotto le solite potenze dominanti ad intervenire militarmente approfittando di un dissenso interno minimo ed istigato oltre che ignorante. Del popolo libico non si parlerà più, come non si parlerà più del popolo iracheno e speriamo che lo stesso destino non tocchi al'Iran e all'intero mondo orientale. Anche l'URSS ha controllato i paesi satelliti dell'Europa dell'Est tramite democrazie popolari imposte sulle macerie dei precedenti regimi.Lo stesso è accaduto anche in Italia dove la tanto declamata Costituzione della Repubblica Italiana è rimasta carta sterile.Anche in questo caso si è trattato di un modo con cui gli Stati Uniti hanno realizzato i propri interessi.Quindi, la democrazia è sì un valore ma solo se scelta come forma di maturazione della coscienza sociale, che è quanto avvenuto, ad esempio, nella Frncia della Rivoluzione francese. Quando, invece, è imposta dall'esterno il rischio è di produrre volutamente disordine sociale e indebolimento internazionale onde consentire lo sfruttamento delle risorse. Pensa solo che tra le nuove proposte "democratiche" dei nuovi regimi filo islamisti del nordafrica (che rappresentano una regressione)vi è stata quella di non consentire più alle donne di frequentare l'università. Se l'intenzione era di rallentare la crescita di quei paesi pericolosamente avanguardisti, più forse della stessa Europa, in un'area dominata dalla cultura occidentale, direi che è riuscita. Cosa rimane, o meglio, cosa rimarrà del mondo orientale e dei suoi splendidi prodotti artistici, musicali e culturali in genere? Siamo di fronte ad una eterogenesi dei fini, laddove che propugna il benessere altrui è un mero convenzionalista senza sostanza. Saluti. Donatella.

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  2. http://www.dicearco.it/autore.asp?id=8

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  3. Grazie Donatella per il tuo commento di natura politica. Non sono certo un esperto in questo settore specie nell'àmbito dei rapporti internazionali, ma credo che la fotografia della situazione mediorentale fatta da te abbia molto del vero. Quello che noi possiamo fare come "piccoli" rappresentanti della verità storica è comunque sostenere l'arte nelle sue dimensioni più pure e, per quanto mi riguarda, l'arte musicale; forse se queste attività non hanno il potere di trasformare le storture del mondo, sicuramente costituiscono da sempre il sostentamento dell'umanità, di quella umanità che forse non riesce ad imporre la verità degli accadimenti ed è costretta ad arrendersi alla furbizia del volere dei collettivi malsani, ma che si nutre ancora sinceramente di speranze.
    Spero di conoscerti in un prossimo futuro,
    saluti, E.

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