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mercoledì 12 dicembre 2012

Processi di "saturazione" nella contemporanea


Dopo che Lachenmann, Sciarrino e Glokobar hanno lanciato l'ennesima sfida alla "normalità" delle alterazioni della musica moderna, alcuni giovani compositori sembrano riaffermare con maggior enfasi il principio del disallineamento sonoro. Una delle principali differenze che ha caratterizzato il percorso musicale degli autori succitati rispetto alla media dei compositori contemporanei si è basata soprattutto sull'utilizzo "estremo" degli strumenti e sulle loro possibili interazioni in uno spazio auditivo: se a proposito dell'apporto estetico mi pronunciai già in maniera parziale nel post dedicato al compositore tedesco*, l'ulteriore approfondimento offerto dai compositori francesi Franck Bedrossian (1971) e Raphael Cendo (1975), entrambi invitati all'ultima Biennale di Venezia a spiegare e rappresentare il loro pensiero artistico, offre un ulteriore quadro di contribuzione alla musica che merita rispetto e va analizzato. Sebbene sia stato impropriamente affiancato ad un certo tipo di spettralismo (di cui conserva l'approccio orientato alla direzione armonica), questo movimento chiamato della "saturazione" si articola sulla necessità di produrre una notevole quantità di energia utilizzando gli strumenti in maniera estensiva, con la consapevolezza di creare situazioni musicali parrossistiche che vedono nell'uso frenetico delle partiture e nella potenza d'impatto le loro principali guide. Come correttamente ho sentito dire nella stampa "filosofica" si potrebbe dire di essere di fronte ad una nuova frontiera dell'espressionismo nella musica "classica", poichè le dinamiche della musica (anche in comunione orchestrale) riflettono una carica che tende all'esplosione: quello che Lachenmann o Sciarrino avevano intuito in una forma ancestrale sull'enigmaticità dei suoni, trova in Bedrossian o Cendo il completamento del sentiero, che vede l'acquisizione di un potenziale sonoro su cui oggi i giovani compositori stanno tentando di costruire nuove modalità d'espressione; vengono ripresentati memorie storiche di generi come il rock o il metal per dare l'idea della potenza che si vuole attribuire; questa forma di espressionismo ha comunque dei veri punti di riferimento anche in una delle forme musicali più controverse del nostro tempo, parlo della free improvisation, dove l'utilizzo delle tecniche estese aveva già da tempo sospinto i musicisti verso traguardi realmente invalicabili; Braxton ne aveva già intuito le potenzialità nelle sue teorizzazioni, così come tutto il free jazz europeo, quello più radicale dei sessanta/settanta incarnato dai musicisti tedeschi ed inglesi (es. Brotzmann o Parker per tutti) ne aveva definito in maniera equivocabile i contorni: è innegabile che quella forma improvvisativa, che in generale fu disponibile con l'avvento della "libertà" di azione musicale subito dopo le grandi scoperte delle avanguardie classiche post anni cinquanta, fu sfruttata meglio dai jazzisti che dai compositori; il jazz si trovava in una situazione meno ossessiva nel dover giustificare le risorse infinite della libera improvvisazione, mentre i compositori contemporanei sceglievano strade più complicate. Non solo: nel jazz si crearono delle forme ibride, tipicamente espressioniste, al confine tra free improvisation e free jazz, subdolamente vicine alle prerogative di jazzisti come Albert Ayler e che a New York trovarono in personaggi come Ivo Perelman o Charles Gayle, gli elementi ideali di una generazione che aveva l'investitura adatta per dar luogo alla trasposizione musicale dei quadri di pittori fondamentali nel genere espressionistico come Pollock o Rothko.
La formula della saturazione come eccesso di suono (che può essere ben ascoltata nelle pubblicazioni per la Aeon di Bedrossian e Cendo o nelle premieres mondiali effettuate al Donaueschinger Musiktage nel 2009 dei due autori, affiancati oltre che dai loro padri putativi anche da compositori affini al movimento come il peruviano Jimmy Lopez (1978) e l'americano Christopher Trebue Moore (1976)) è un'idea raccolta in un mare di tentativi che molti musicisti in settori attigui hanno prodotto negli anni per creare nuove ed innovative strade da contrapporre alla vera "saturazione" degli strumenti (derivante da un'esplorazione completa degli stessi).
Il riferimento costante alle tecniche di estensione ha avuto nel tempo (ormai cinquanta anni) un'evoluzione lenta, costante e mal accettata da pubblico e maestranze che probabilmente non hanno mai compreso a fondo le reali e potenziali capacità delle strutture musicali in questione, vittima di una presunta carenza di emotività: oggi le cose sono un pò cambiate: c'è un maggior interesse nel pubblico, ma ancora una difficoltà nell'accettare suoni che sono estrapolazioni incontrollate di qualcosa che è considerata rumore, mancando un'abitudine in tal senso da parte dell'audience che rimane ancora elettiva; esteticamente il passo fondamentale che forse si fa ancora fatica ad accettare è la finalità che compositori e musicisti vogliono raggiungere, cioè far diventare gli strumenti musicali oggetti viventi in grado di parlare un linguaggio nuovo, più completo, che al suo interno si nutre solo parzialmente della tradizionale modalità d'espressione tonale, dando spazio in maniera evidente a tutto l'universo delle possibili perturbazioni provenienti da microtonalità e aggiustamenti sonori studiati al computer tramite spettri. Ma quello che è peculiare del movimento dei compositori della "saturazione" è la messa in primo piano dei cosiddetti "excès du sons", presentati in una sorta di "polveriera" di connubi musicali, dove un isterico ventaglio di strumenti in evidente estensione dà luogo ad un sentimento trasversale ed evocativo che sottintende una società nervosa e priva di riferimenti stabili.

Discografia consigliata:
-Bedrossian, Manifesto, Aeon 2011
-Cendo, Furia, Aeon, 2012
-Donaueschinger Musiktage 2009, Vol. 1 (Furrer, Lopez, Sciarrino), Neos 2011
-Donaueschinger Musiktage 2009, Vol. 2 (Bedrossian, Cendo, Trebue Moore), Neos 2011


*vedi http://ettoregarzia.blogspot.it/2011/04/la-classica-dissossata-di-helmut.html

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