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sabato 15 dicembre 2012

Leo Ornstein: Piano Music Vol. One

 


Data la scarsità di registrazioni ufficiali quando viene pubblicata qualcosa su compositori storici come Leo Ornstein l'interesse è sempre molto alto. Sebbene quelle esistenti siano tutto sommato ben sistemate nella loro progressione storica, questo primo volume della serie estesa dedicata al pianista dalla Toccata Classic, ci permette ascoltare almeno tre composizioni mai registrate oltre alla sua quarta sonata per piano. Su Ornstein è stato detto molto (anche suo figlio ha contribuito molto a divulgare la musica paterna) e non è certo in questa sede che se ne devono dichiarare i meriti; semmai bisognerebbe evidenziare i punti meno pubblicizzati perchè in fondo la stampa spesso ha enucleato una figura immersa totalmente nell'innovazione dandone dei contorni ambigui: il compositore americano ebbe il merito di capire agli inizi del novecento che le tecniche di clusters davano nuova linfa alla composizione negli anni in cui la relativa teoria messa in pratica da Cowell veniva quasi contestata dal mondo accademico tradizionale. Si stava formando in quegli anni negli Usa il primo embrione musicale che poi porterà alla nascita del modernismo*; ma le influenze non andavano solo nel senso dell'arrichimento stilistico, c'era uno stile sotto ben determinato che poggiava le sue direttive in maniera equa tra l'impressionismo di Debussy, l'esoterismo di Scriabin e di buona parte degli avanguardisti russi. Pur vivendo nel paese dei miracoli, Ornstein dava importanza alla modernità dei suoi tempi (e quindi anche alle atonalità che comunque era altro miracolo proveniente dall'Europa germanica). Perciò si può tranquillamente affermare che Ornstein era un magnifico e primordiale esperimento di sintesi delle principali tendenze musicali del suo tempo, in possesso di una propria visione musicale: probabilmente fu proprio questo suo polistilismo sentimentale a farlo cadere ingiustamente nell'oblio appena quaranta anni dopo. La rivalutazione del personaggio avvenuta negli anni settanta tendeva ad esaltare un compositore che ormai non aveva più quel piglio "avantgarde" degli esordi, dato che per più della metà del resto della sua vita (lunga oltre cento anni) si concentrò su una scrittura meramente impressionistica con spunti di atonalità, la quale pur non concedendo nulla al caso e alla routine, aveva perso la carica sperimentale e quindi l'elemento storico di caratterizzazione della proposta. Le quattro composizioni di "Piano Music Vol One" non saranno forse un buon inizio per entrare nell'ampio mondo musicale di Ornstein (le registrazioni di Hamelin mi sembrano più appropriate), ma vi daranno subito l'idea del carattere del compositore: procedendo in ordine temporale si potranno ascoltare con brividi le "Cossack impressions" composte nel 1914, una specie di immersione nello spirito più profondo del suo paese d'origine con tematica romantica alla Rachmaninov; la splendida Piano sonata n. 4 (1918) unico brano già conosciuto su supporto discografico (tra tutte la versione di Janice Weber per la Naxos) vi farà capire da dove vengono i segreti di Keith Jarrett; "In the country" del '24 si muove sulla falsariga delle impressioni cosacche dove Debussy passeggia per Kiev; e poi i Four Impromptus (composte dal '50 al '76) che accolgono divagazioni pianistiche eccellenti su un canovaccio che rappresenterà la sua idea di comporre residua nel tempo. Inoltre un plauso va dato al lavoro di esecuzione fatto dal pianista russo Arsentiy Kharitonov. 

Discografia consigliata:
-Piano Music, Hamelin, Hyperion
-Complete works for cello and piano, J. Gordon/R. Hodgkinson, New World Records
-Piano sonatas, Weber, Naxos
-Piano quintet/String quartet 3,  Weber, Lydian String quartet, New World Records

*vedi miei posts precedenti su "La cultura musicale classica americana: tra innovazione ed americanismi" e "Alcuni idiomi fondamentali della modernità musicale classica nata in America".

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