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domenica 25 novembre 2012

The Romantic Piano Concerto vol. 58: Pixis & Thalberg

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Il volume 58 della serie pianistica romantica Hyperion mette accanto il famoso concerto op. 5 di Sigismond Thalberg con quelli inediti di Johann Peter Pixis, due autori tedeschi che si frequentarono durante il raduno che Liszt organizzò a Parigi per incastonare le parti pianistiche dell'Hexaméron. Questi concerti vengono composti in un periodo particolare della storia musicale dell'ottocento e cioè nel cosiddetto periodo "Biedermeier". Questo stile musicale (che aveva equivalente più illustri nel campo della letteratura e dell'architettura) era un elemento residuale del retaggio delle forme pianistiche del classicismo. Pianisti come Hummel, Weber, Herz, Kalkbrenner avevano cominciato ad usare nella composizione tecniche pianistiche nuove, leggiadre che si basavano sull'utilizzo di accordi aumentati o diminuiti, su passaggi rapidi basati anche sulla forza dei glissando e dei tempi. Era una tecnica sofisticata che ben si sposava con gli ideali del "Biedermeier" e delle sue manifestazioni sociali: si trattava del tentativo di rendere "cantabile" la partitura del piano (nei limiti del consentito), dando sfogo a quell'ideale borghese di dignità, onestà, senso della famiglia e degli amici che si era storicamente rivelato immediatamente dopo la restaurazione dei reali con la scomparsa di Napoleone. Schubert e i suoi lieders sono in parte figli di questa epoca e musicalmente sono molto distanti dalle opere di contemporanei (vedi equivalenti lavori di Beethoven) che invece paventavano un più alto grado di ricerca che fondava le sue ragioni sulle pretese ideologiche dell'aristocrazia (che non si riconosceva negli ideali del Biedermeier); quindi, si presenta la strana situazione in cui la semplicità del motivo musicale di fondo si scontra con la voglia di "brillantezza" dell'esecutore. Ma la verità era, che mancava una vera profondità di quei sentimenti sbandierati come arte. Il compito di autori come Pixis e soprattutto Thalberg fu proprio quello di approfondire quella contrapposizione che rendeva incongruente la composizione e i concerti per pianoforte dimostrano come gli stessi stessero già cercando di migliorare la parte tecnica ed estetica della composizione attraverso propri stratagemmi: in particolare Thalberg, così come descritto nelle note di copertina, riuscì a provocare nell'ascoltatore l'effetto "terza mano"; grazie all'uso del pedale e alla equa condivisione delle mani della parte melodica, l'ascoltatore sembrava avvertire un potenziamento della parte sonora. Ma fare questo non era sufficiente: condizione ulteriore era quella di affrontare il concetto di "profondità" emotiva della musica: è qui che Thalberg ha giocato un vero ruolo, perchè si è posto esattamente in mezzo tra le reminiscenze formative e falsamente sentimentali del Biedermeier e le nuove concezioni del piano franco-tedesco teso alla ricerca dell'emotività resa dallo strumento, di cui Liszt, Chopin ed altri erano i portabandiera (come dice la storia, Liszt fu, tra l'altro, battuto diplomaticamente in una gara diretta). Nel suo famoso concerto Thalberg è già un passo in avanti rispetto alle prove "difficili" ma tuttosommato incolore dei suoi maestri Weber, Moscheles, etc.; in questo mi sento di dissentire dalle considerazioni fatte sul suo concerto nelle note che sembrano sminuire la sua importanza.

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