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martedì 20 novembre 2012

Post-Rock: qualche aggiornamento

 

 Simon Reynolds su The Wire, parlando a proposito del neonato movimento del post-rock si esprimeva con questa arcinota frase:  “.....using rock instrumentation for non-rock purposes, using guitars as facilitators of timbres and textures rather than riffs and powerchords.....”
Questo movimento catalizzatore aveva i suoi riferimenti in altri generi non affini al rock: si potrebbe pensare ad un processo di sostituzione che passa attraverso l'elemento "genere": quest'ultimo potrebbe apparire al posto del termine "post": "ambient-rock", "jazz-rock", "classic-rock" e via discorrendo....ma con una precisazione essenziale che va fatta, facendo osservare che di quei "generi" non ci si appropria delle loro prerogative estetiche, ma solo delle loro tecniche: ci troviamo sempre di fronte a correnti musicali che comunque restano nel rock per tutta una serie di affinità: il risultato finale è sempre rock ottenuto con modi di suonare che non gli appartengono: la batteria è continuamente in controtempo (risultato che è più vicino alle improvvisazione jazz), le chitarre non porgono assoli caratteristici ma convergono continuamente su una "texture" di note ripetute (la tessitura è un elemento della composizione classica e la ripetizione è una prerogativa dei minimalisti); le stesse chitarre sono riversate in un sottofondo musicale che fa di tutto per avvicinarsi agli scenari figli degli esperimenti di Eno prima con Bowie nei settanta e poi con gli U2 di The Edge dopo (entra in gioco l'ambient music); persino le inserzioni di violini ed archi rispettano più una logica cameratistica che non ha riferimenti alla materia musicale rock.
Questa nuova logica di gruppo aveva una chiarissima motivazione: rifletteva la catarsi che la musica (ed anche il) rock stava attraversando; i musicisti si stavano impegnando nell'uso drammaturgico della musica, che doveva trasmettere una imperterrita inquietudine (quella dei tempi vissuti). E' uno dei momenti storici in cui nel rock viene esaltata l'epicità, come in una bella descrizione di una poesia greca. Il fatto sostanziale è che il post-rock è stato un movimento che pur partendo in due zone del mondo (Inghilterra e Stati uniti) ben determinate inizialmente, ha praticamente trovato sostegno immediato in gruppi di tutto il mondo, dando vita a scene nazionali come non si era mai visto nel rock dopo il periodo progressivo dei settanta. Si ottenne così nel rock un risultato nuovo. Quello del tipo di espressione da rappresentare non era un problema secondario, perchè nel termine post-rock ad un certo punto passò di tutto, creando anche una vivace contrapposizione tra puristi e "inglobatori". Ma la realtà era che, dopo più di dieci anni di pubblicazioni discografiche, il movimento era già entrato in una fase di necessaria riflessione, circostanza che i gruppi cercavano di aggirare attraverso ulteriori contaminazioni: si creò pertanto uno pseudo post-rock, dove le caratteristiche originarie dal punto di vista musicale cominciavano ad essere diverse. Oggi la situazione è chiaramente in una fase di normale stanchezza causata sia dall'ampliamento del cocktail di elementi musicali, ma anche da fattori che riguardano l'originalità delle proposte: molti gruppi si rendono conto di non avere molti spazi e non se la sentono di rischiare e magari di perdere "audience", altri gruppi hanno già da tempo imboccato tangenziali differenti. Una cosa è certa: il movimento è stato un collante potente, perchè ha assorbito con le sue novità un rock (quello più intellettuale delle correnti progressive e kraut) che era ormai in uno stato di ampia normalizzazione, esprimendosi come movimento ontologicamente indipendente; il post-rock ha conosciuto caratterizzazioni qualitative che hanno costretto anche la critica più avveduta a rendersi conto che non vi erano molte alternative da prendere in considerazione: le estetiche del rock che fino ad allora avevano cercato di reggere il passo dei tempi attraverso varie sfumature di significato, hanno dovuto mostrare il passo incapaci ormai di esprimere proprio un'idea rapportata ai tempi (si pensi alla psichedelia, al punk con tutti i suoi revivalismi e a varie espressioni legate a diramazioni dell'indie-rock di cui in molti già da tempo sanciscono la totale vacuità). Quindi post-rock come necessario legame dei tempi. Ed è con questi legami intimi che bisogna guardare nel futuro e cogliere le possibili novità, le nuove scoperte musicali: andando troppo oltre la definizione originaria saremmo in presenza di qualcos'altro che forse avrebbe bisogno di una nuova caratterizzazione e soprattutto di una nuova spiegazione.  
Esiste comunque una diversità stilistica che ha in qualche modo diviso in due le generazioni di musicisti: se l'impostazione classica rimane ancora oggi molto forte nei gruppi americani ed in parte inglesi, nel resto d'Europa la composizione ha risentito quasi inevitabilmente dell'amarcord per il progressive-rock, l'elettronica berlinese, il kraut. Ecco quindi che in quest'ottica odierna (che lascio a voi approfondire) albums come quelli dei canadesi veterani Godspeed You! Black Emperor ("Allelujah! Don't bend!Ascend!"), degli americani del Massachussets Caspian ("Waking season"), degli If these trees could talk dell'Ohio ("Red forest") o di David Daniell & Douglas McCombs ("Versions") mi sembrano i migliori aggiornamenti nello stile "tradizionale" del genere. In Europa invece le migliori riproposizioni vengono da gruppi come i londinesi Three Trapped Tigers ("Route one or die") e Eat lights become lights ("Heavy electric"), dai tedeschi Kreidler ("Tank") ) e nell'indie più recondita sembrano avere buone possibilità di imporsi anche i greci Adolf plays the Jazz ("Form follow functions").
Quanto alle nuove idee, nonostante la scarsa visibilità discografica, i migliori esempi sembrano provenire da gruppi come i Blues Control ("Valley Tangents") composto dal duo Lea Cho e Russ Waterhouse di Philadelphia, che realizza una polivalente ed incompresa struttura post-rock di elementi diversi che rimettono insieme un secolo di storia musicale (blues, ambient, elettronica, dub, jazz e classicismo)* e nel nostro continente dai Sonar, svizzeri molto vicini artisticamente a Nik Bartsch, che nel loro esordio "A flaw of nature" trasferiscono nel rock quella tipica modularità architettonico-musicale dei Ronin o dei Necks, che si esprime con forme para-minimalistiche.

*allo scopo vi consiglio l'appropriata recensione di Gaspare Caliri nel magazine "Sentire Ascoltare" (http://www.sentireascoltare.com/recensione/10432/blues-control-valley-tangents.html)

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