Translate

giovedì 22 novembre 2012

Nuove e necessarie ristampe nella computer music



 album cover


E' strano osservare come oggi la tecnologia del computer abbia messo a disposizione delle nuove generazioni un mezzo semplice ed efficace per fare musica che viene utilizzato ormai in maniera formalmente passiva dagli utilizzatori. Specie se ci riferiamo all'ondata di musicisti home-computers che cercano nuove costruzioni sonore attraverso software sofisticati e spesso senza ausilio di strumentazione, la differenza rispetto agli uomini che hanno intrapreso il cammino della computer music quasi cinquanta anni fa sembra ancora notevole. Questi ultimi si prefiggevano di giungere ad un'articolazione del linguaggio umano con quello del calcolatore che potesse soddisfare non solo l'esigenza di creare relazioni di qualsiasi tipo tra il compositore/musicista e il computer, ma anche di elevare a rango di "intelligenza artificiale" le nuove dinamiche che innovativamente si affacciavano sulla ribalta delle scena dell'elettronica. Gli anni sessanta/settanta erano gli anni del film "Incontri ravvicinati del terzo tipo", delle aperture fantastiche che si aprivano ai compositori nel relazionare la musica ai sensi e trovare appigli nelle percezioni della mente in maniera scientifica; lo scopo principale era quello di spingere in avanti la sperimentazione cercando a tutti i costi di approfondire i legami scientifici, matematici che potessero dare giustificazione ad un nuovo tipo di linguaggio. Personaggi come Berhman, Lansky, tutta la lega dei cosiddetti Compositori automatici di musica, ponevano al centro dell'attenzione la possibilità di creare un'interazione perfetta tra gli strumenti ed il computer e scoprire nuova sonicità che potesse essere "gradevole" ed innovativa al tempo stesso. Ognuno di loro ha cercato di approfondire aspetti di questo problema più in generale. Siamo in confini difficilissimi da digerire per l'ascoltatore medio, ma è un lavoro importante quello che continuano a svolgere molti di loro; e un ringraziamento va fatto anche ad alcune etichette discografiche che dànno la possibilità a questi pionieri di registrare le loro composizioni, e fornirci prove tangibili delle applicazioni dei loro studi. 
 album cover
La New World Records si distingue per queste operazioni di "riciclaggio" musicale: tra le pubblicazioni discografiche recenti della stessa si notano quelle di Chris Brown, John Bischoff e David Rosemboom, tre artisti fondamentali che hanno contribuito alla definizione e sviluppo della computer music. 
Pienamente immerso nelle sue teorie, David Rosemboom è da sempre una punta di diamante della ricerca avanzata del genere: non è solo l'inventore di programmi e strumenti per musica al computer, è soprattutto un compositore che continua ad interrogarsi sulla validità dei suoi progetti che lo vedono impegnato attivamente nei settori della psico-acustica, nell'interpretazione dei segnali interstellari e la loro conseguente riproducibilità, nelle neuroscienze applicate alla musica. Per la prima volta viene incisa nella sua interezza la sua "Beginning" (che era conosciuta solo per la sua prima parte, costruita tutta sull'elettronica), una composizione in otto movimenti composta tra il 1978 e il 1981, in cui Rosemboom applica il concetto di "costruzione del modello" basato su rapporti matematici ed algoritmi che passano nella comunicazione con i musicisti. "Beginning" in questo suo sviluppo completo fornisce l'ulteriore dimostrazione del perchè tanti improvvisatori jazz si siano avvicinati a lui (Braxton, Lewis), poichè già in quegli anni Rosenboom costruiva una nuova via per dare entità materiale all'incontro tra l'improvvisazione free e la composizione assistita. Da rammentare che quest'anno Rosemboom ha pubblicato discograficamente altre cose: un secondo volume di sperimentazione di musica elettro-acustica dal vivo ("Roundup two") con registrazioni tra il '68 e l'84 ed una raccolta di brani retrospettiva "Life field" per la Tzadik R. (con molte prime incisioni); inoltre ha scritto appositamente un brano per la raccolta "Hymn of change" appena pubblicata dalla Cold Blue Music.
Le registrazioni di Chris Brown sono realmente poche: in "Iconicities" il compositore americano si unisce al percussionista William Winant e fonde nel calcolatore le sue "passioni" per il mondo orientale e le sue tradizioni. Memore dell'esperienza fatta sullo stile di Berhman, Brown presenta tre lunghe composizioni in cui si riafferma il principio dell'interazione multipla tra gli strumenti e il computer, dove i segnali rimbalzano tra esecutore ed elaboratore per dare vita ad una sorta di organismo musicale in continua fase di evoluzione (sulla scorta dei concetti di La Monte Young).
John Bischoff invece pubblica "Audio Combine", una raccolta di cinque brani in cui l'attenzione è rivolta soprattutto a trovare uno spazio sonoro adeguato ai rumori e alle tipizzazioni create dal computer, mettendo in evidenza soprattutto la pulizia dei timbri ed una improbabile tessitura della composizione. Siamo distanti dal "calore" espresso da esperimenti analoghi. Al riguardo è impossibile non rimarcare la ristampa di uno degli antesignani e capolavori del genere, "The expanding universe" di Laurie Spiegel, che viene "aumentato" di molte versioni di brani conosciuti ma mai registrati della compositrice americana. Qui troviamo quella paventata necessità di dare un volto umano ai suoni della macchina, quella voglia di raggiungere un'espressione che si conciliasse con il cosmo: uno strumento che avesse oltre all'intelligenza conclamata anche un'improbabile anima recettiva. In suo articolo Laurie spiegava...."Pay close attention to what you feel as you experience music, honestly and with an open mind, and to what's going on in the music you're feeling. Disregard how the music is produced or constructed."
 

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.