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giovedì 1 novembre 2012

Il vero volto di Hans Werner Henze




Figura non perfettamente delineata quella del tedesco compositore Hans Werner Henze, scomparso qualche giorno fa; conosciuto ed apprezzato anche in Italia per via della sua lunga permanenza dovuta principalmente alla non accettazione delle concezioni musicali del suo paese, Henze non ha mai avuto probabilmente una giusta collocazione nell'ambito nella musica classica: senza ricorrere ad una presunzione di sorta, si potrebbe affermare (come succede da tempo con molti compositori) che Henze sia stato riconosciuto più per meriti inesistenti che per quelli effettivi sui quali ci si doveva concentrare. Per la maggior parte della critica professionale, Henze ha donato un grande contributo all'opera musicale e al teatro, introducendo tralatro la serialità nell'opera classica e dando un contributo significativo all'arrichimento espressivo orchestrale tramite le sue sinfonie e concerti. La sua carriera viene divisa in più parti secondo le tendenze stilistiche seguite, che hanno orbitato nell'area della serialità, della tonalità e in campi nettamente non affini (ad esempio il jazz). Tutti i tributi che leggo su internet si concentrano sul carattere politico della sua musica. 
Questa sintetica visione confonde parzialmente le idee sul compositore e in questa sede mi sento realmente di "accomodare" molti dei concetti appena espressi. In particolare:
1) per i maggiori saggisti e teorici della musica alle cui tesi aderisco, Henze pur avendo un fortissimo dono nel sapere organizzare gli elementi della composizione (specie quella orchestrale) è un compositore in mezzo al guado: non è un'avanguardista puro, così come non può essere considerato un rinnovato fautore di un "pericoloso" ritorno alla situazione pre-bellica che aveva influenzato la musica: le similitudini create dal giornalista Guy Rickards  che lo mette assieme alla Germania compositiva che sta nel periodo tra l'inizio della seconda guerra mondiale e gli anni immediatamente succcessivi, con autori come Hindemith e Hartmann, è un riflesso di una Germania che pur avendo accettato in misura parziale le armi di rivolta "seriali" era ancora proiettata verso quello snobbismo che genericamente convogliava tutte le arti nel paese. Henze non poteva essere considerato un mero rappresentante delle tendenze neoclassiche, così come non poteva essere considerato "aperto" totalmente alle nuove esperienze delle avanguardie. 
2) la cospicua produzione dedicata all'opera e al teatro gode del cambiamento intervenuto nello stesso, sebbene Henze non rinnegherà mai l'opera classica così come si è formata: le nuove teorie di Kagel saranno sempre una chimera per il tedesco, che anche in questo campo ha sempre preferito un'avanguardia non spinta, che come le opere strumentali, fosse il compromesso tra le nuove teorie seriali e quelle che avevano caratterizzato il classicismo in tutti i suoi aspetti (anche nei suoi "ritorni" temporalmente revivalisti). Forse Il passaggio ad una forma di teatro che allontanasse sempre di più i fantasmi dell'evocazione operistica classica fu attuato nell'atmosferico e allucinato "Raft of Medusa" nel 1968, che lo vedeva impegnato in un pastiche di elementi vocali e parlati che avevano più il sapore della sperimentazione.
3) il jazz Henze l'ha affrontato poco in maniera diretta, ma la sua passione per l'approfondimento delle capacità acustiche degli strumenti, gli fornì l'arma per entrare nel jazz moderno: ed è qui che va scoperto un compositore che, mettendo in pratica uno stile ben definito, ne fuoriesce creativo, lirico e riflessivo, che unisce ancora tonalità e serie in maniera efficace senza gli orpelli dell'orchestrazione o meglio di un'orchestrazione complessa. Il pensiero è rivolto alle composizioni per chitarra, per contrabbasso e alla sua notevole "Requiem", che non si direbbe scritta da un ateo. E' in queste composizioni che si scoprono elementi che possono fornire giustificazioni ad un uomo che aldilà delle sue opinioni politiche sulla guerra e sull'omofobia, era compositore che tendeva ad una piena considerazione delle forme, a quel "risaltare" musicale che viene destinato spesso in maniera equivalente alle forme pittoriche o scultoree, e che vogliono trasmettere l'idea concreta del mondo contemporaneo visto con felicità e con sospetto: su questi elementi difficilmente l'usura del tempo che sbiadisce il ricordo e le critiche negative tese ad un ridimensionamento artistico potranno prevalere.

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