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domenica 11 novembre 2012

Elliott Carter


 
Sembra un buon momento per una rivisitazione consapevole della forma tecnica della serie: Schoenberg viene frequentemente ripreso in considerazione, Boulez ha impressionato nella recente Biennale di Venezia e, come purtroppo succede, personaggi come Elliott Carter vengono ricordati in maniera massiccia solo dopo che hanno lasciato questo mondo. Nonostante sia passato quasi un secolo da Schoenberg e dalla sua teoria dodecafonica e più di sessant'anni dagli approfondimenti della serialità (quelle che hanno spinto i compositori ad applicare la serie in tutti gli elementi principali della musica), il dibattito sul presunto sdoppiamento avvenuto tra la musica e la realtà sembra continuare ad autoalimentarsi. Carter è stato uno dei maggiori innovatori in questo settore, poichè sfruttando le intuizioni elementari di Debussy e Stravinsky, si gettò a capofitto nello studio della serializzazione dei ritmi e dei tempi inventando la "modulazione metrica", una sorta di stratificazione fisica del tempo che influiva nettamente sulla percezione d'ascolto; ispirandosi quasi pedissequamente a temi della poesia e della letteratura, Carter con il suo primo volume dei quartetti d'arco (che fu composto in isolamento nel deserto) fece entrare il mondo musicale in questa nuova dimensione seppur con molta pretenzione. Le singole partiture del quartetto dovevano replicare le voci del dramma di un'opera, aggiungo "moderna", dando il senso del vissuto. Le modificazioni tecniche da allora diventarono uno studio aperto che probabilmente culminò con il Concerto per Orchestra del 1969, momento in cui si verifica quel perfetto allineamento tra musica e concezione teorica. Personalmente ritengo che Carter sia stato autore molto prolifico e forse mi sento di affermare anche che molte sue composizioni (specie alcune che rivelavano una vera ossessione nella ricerca di corrispondenze tra movimenti della realtà e loro traduzione in musica) non fossero necessarie: se grazie a lui abbiamo conosciuto altri aspetti della contemporaneità, è anche vero che ritornano negli ascolti probabilmente sempre le stesse cose, quelle che hanno la forza di imporsi nell'equilibrio tra razionalità ed emozioni. La sua estetica non gli consentiva inoltre di entrare molto in armonia con i fautori della microtonalità che considerava esperimenti di cui la comunità non ne avesse bisogno. Però è indubbio che quegli stati confusionali, di organizzato caos musicale, quelle contrapposizioni continue che donavano alla composizione un'elasticità da brividi, quegli stati d'ansia provocati dagli strumenti, rappresentano elementi che devono essere considerati quelli di un portavoce del "classico" visto nella dimensione contemporanea; da quel momento in poi si sono liberati ulteriori spazi per le successive generazioni di compositori: in questo senso Carter ha svolto un lavoro immenso e prodromico. Ma oltre ai suoi concerti e ai suoi quartetti d'archi, Carter va riconsiderato anche per produzioni ugualmente affascinanti che si trovano nelle Three Occasions, nei suoi concerti dedicati al violino e al clarinetto, o nelle composizioni al flauto e alla chitarra, dove si percepisce ancora più intensamente l'intimità e l'espressività unica del suo linguaggio.
Inoltre, il primo Carter, quello che viaggiava ancora tra la neoclassicità e le teorie atonali di Schonberg, quello che ha un riferimento essenziale nella sua prima sonata al piano e in quella del piano associato al violoncello, non va assolutamente dimenticato: sono composizioni splendide, che al di là della mancanza di rigore delle forme e dei contenuti (che non depongono a favore di una completa classificazione nella serialità), entrano in quella cerchia di brani che sarebbe opportuno fare ascoltare a coloro che ancora credono che con questi autori sia stato partorito quello sdoppiamento tra musica contemporanea e realtà.


Discografia consigliata:

-Eight compositions (1948-1993), The group for Contemporary Music, Bridge
-Concerto for Orchestra/Violin Concerto/Three Occasions, Knussen London Sinfonietta, Virgin C.
-Oppens plays Carter, The complete piano music, Oppens, Cedille
-String Quartets, Juillard String Quartet, Sony
-Clarinet Concerto, Knussen, London Sinfonietta, Deutsche Grammophone
-Sonate, A six letter letter, Pastorale, Scrivo in vento, Triple Duo, Holliger, Ens. Contrechamps, Accord 
-Piano Concerto, Variations for Orchestra, Oppens, Cincinnati S.O., New World

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