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domenica 7 ottobre 2012

Biber, la sonata per violino e il rapporto con il barocco

 

 La quasi totalità delle enciclopedie musicali riguardanti la musica classica e vendute di solito in edicola, in fascicoli, riporta come origine della stessa il personaggio di J.S. Bach: se questa scelta è evidentemente stata progettata per sistemare con un principio di sintesi il lungo periodo storico che la classica abbraccia, è anche vero che è totalmente fuorviante per chi pretende di avere un'ottica più centrata dei fenomeni storici che la musica ha attraversato. Con Bach abbiamo fatto già un grande passo in avanti mettendo i piedi nel barocco inoltrato e nella sua parte finale, ma i risultati raggiunti dal grande compositore tedesco, così come quelli di suoi contemporanei fuori dal territorio germanico (In Italia, Vivaldi tra tutti) hanno sicuramente una provenienza stilistica che appartiene a compositori nettamente sottopesati dalla storia; prendendo spunto da molte testimonianze discografiche di recente pubblicazione, quello che mi preme sottolineare in questo articolo è il procedimento di formazione della sonata per violino, che probabilmente visse proprio nel barocco uno dei suoi momenti migliori e più originali; sebbene fu Gabrieli nel 1597 per primo ad introdurre specificatamente lo strumento in una partitura, la scuola veneziana fu prodromica, ma non sola nell'incentivare l'uso crescente del violino; la forma della sonata, che anticipò di gran lunga quella più complessa del concerto, prendeva spunto ancora dalle forme canore finali del Rinascimento, e si manifestò compiutamente dopo un iniziale periodo di incubazione, in cui il violinista da solo cominciò ad aver bisogno di un naturale contrappeso strumentale, esigenza che venna colmata tramite la combinazione con il clavicembalo; anzi si può affermare che sarà quest'abbinamento, prima basato sulla funzione di basso continuo del clavicembalo e poi su un maggior grado di libertà dello stesso verso la fine del periodo barocco, che ne renderà affascinante gli esiti. Inutile dire (perchè storicamente accertato) che furono i violinisti italiani a porre le basi del cambiamento e a fornire il modello principale di riferimento anche agli altri Paesi (Austro-Germanico, Francia, Inghilterra e Spagna), con una sola differenziazione in terra germanica, ove peraltro gli influssi si combinarono anche per mezzo di violinisti italiani recatisi lì per motivi di lavoro. Lasciando da parte i tanti compositori "veneziani" che parteciparono alle prime evoluzioni dello strumento, si può affermare che i primi grandi propositori di sonate per violino in un'ottica di sperimentazione furono Marco Uccellini (1603-1680), Carlo Farina (1600-1639) e Biagio Marini (1594-1693): questi tre violinisti, oltre ad aver sviluppato le tecniche di diteggiatura e reso più virtuosistico il modo di suonare, ad un certo punto della loro vita, si impegnarono anche a condurre in maniera ante-litteram le prime modificazioni sullo strumento: si pensi alla tecnica della scordatura, che consisteva in una voluta e diversa accordatura del violino (le cui note venivano aumentate o diminuite per poter suonare in maniera più comoda e spedita), quando addirittura non venivano incrociate due corde sul ponticello; le tecniche di Uccellini, Farina (capeggiò l'ensemble dei violini a Dresda sotto Schutz) e Marini (che lavorò a Dusseldorf) furono anche esportate: è in questo contesto che le conoscenze degli italiani si trasferirono nel barocco tedesco, ma con una connotazione diversa. Coloro che più si distinsero per non aver pedissaquamente copiato lo stile italiano, furono Johann Heinrich Schmelzer (1620-1680) e soprattutto le partiture di Heinrich Franz Biber (1644-1704) che costituiscono l'antecedente più vicino alla spiritualità resa in forma grandiosa da Bach trent'anni dopo. Soprattutto la figura di Biber è stata ampiamente rivalutata dalle odierne generazioni che ne hanno riscoperto il valore, dando un senso diverso anche a quel tipo di barocco: la grande differenza con l'arte italiana stava proprio in quel fortissimo senso di clericalità che esprimeva il mondo tedesco; se l'influenza della musica italiana è predominante, è anche vero che il pensiero musicale tedesco rifiutava il ruolo del virtuosismo italiano, poichè ritenuto superficiale. Tutti i compositori dell'area tedesca (Schutz, Buxtehude, JC Bach, etc.) erano dell'idea che la musica dovesse ancora servire la Chiesa e Dio e che quindi la composizione doveva esprimersi secondo principi di "elevazione" spirituale. Biber non faceva eccezione a questa regola sebbene lo stesso si rendesse conto che era comunque possibile integrare l'arte italiana nel pensiero tedesco. Questa notevole differenza porta i compositori di quell'area a raggiungere vertici assoluti nella cantata "sacra" e nelle composizioni per organo. Ma il violino era ugualmente importante e fu grazie a Biber che le tecniche di Uccellini e Marini trovarono un'ulteriore approfondimento: la sonata per violino in particolare acquista toni "canonici" che divergono dall'espressione più "gioiosa" dei violinisti italiani, ma pur sempre di virtuosismi si tratta. Un'applicazione di questo principio, che porta alla riscoperta del barocco tedesco attraverso Biber, è la sua "The Rosary Sonata" (o the "Mistery sonata") che gioca anche sulle innovazioni della scordatura, ma sarebbe un'errore pensare restrittivamente solo a questa composizione per dare giudizio sul compositore, poichè lo stesso contribuì anche in altro modo a caratterizzare la sua proposta: il boemo fu il primo esempio di "imitazione" musicale in terra austro-germanica con la sua "Sonata representativa", in cui il violino si sposta senza controllo per ricostruire i suoni degli animali, un tentativo di sperimentazione che penso all'epoca fosse solo oggetto del "privato" dei musicisti; così come importante diventa il tema nella sonata "La Battalia" inteso a cogliere gli stadi e le fasi di una pratica all'epoca più diffusa (quella delle guerre di possedimento) e gli stati d'animo conseguenti. Quello che lo contraddistingueva era già l'uso del contrappunto (prima ancora di Bach) e soprattutto quello di un efficace respiro della composizione tramite stop multipli.
Si ricalca come le vicende di Biber siano ancora molto attuali e oggetto di rappresentazione di molti musicisti sia classici che a metà del guado con le vicende contemporanee: se Andrew Manze può non costituire una novità per l'interesse portato verso Biber, personaggi come il contrabbassista jazz Barry Guy e sua moglie, la violinista Maya Homburger, costituiscono un'evidente tentativo di riportare la sacralità e il sentimento di Biber in un alveolo di modernità.

Discografia consigliata:

Biber:
-Violin Sonatas, Romanesca: A.Manze, Harmonia Mundi (2cds)
-Die Rosenkranz Sonatten, Goebel, Musica Antiqua Koln, Archiv
-Battalia a 10/Requiem a 15, Jordi Savall, Aliavox
Uccellini:
-Sonatas, Romanesca, Manze, Harmonia Mundi
Marini
-Curiose e moderne inventioni, Romanesca, Manze, Harmonia M.
 Farina:
-Le sonate, Hoffman, Friedrich, Busch, Christophorus

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