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sabato 22 settembre 2012

Post minimalismo

 


 L'era del post-minimalismo aveva aperto una nuova prospettiva d'estetica musicale: se il minimalismo tout court si era basato sulle delle regole rigide di formazione del proprio patrimonio artistico, l'avvento dei nuovi compositori dalla fine degli anni settanta in poi ne propose una diversificazione liberando o integrando i principi del minimalismo classico con quelli di altre epoche musicali o di altri settori musicali. La recente scomparsa di William Duckworth mi conferisce l'occasione di ricordare che fu proprio con i suoi "Time Curves Preludes" che il post minimalismo cominciò ad avere un suo spazio autonomo: Duckworth mise su un approccio che affiancava ad una struttura minimale un'altra modale o rinascimentale a seconda dei casi; una specie di coabitazione che comunque aveva un substrato musicale principalmente diretto alle ripetizioni o al phasing tipico dei movimenti minimalistici. Ancora oggi non so se questa evoluzione possa ritenersi controversa, perchè se è vero che da un lato si è prodotto un'arrichimento artistico che indirettamente, tramite l'uso della tonalità, ha anche favorito la ripresa del pubblico allontanato dalle presunte aridità della musica seriale e del resto dell'avanguardia, dall'altro si costituiva già un'alterazione storica del linguaggio usato: ascoltando Riley, Glass o Reich si era sicuri di essere in presenza di una novità stilistica che era specchio dei tempi, ascoltando i post-minimalisti possiamo dire di avere la stessa certezza? Ci può essere il dubbio fragoroso del solito rimescolamento delle carte? La considerazione più logica che mi viene da fare è che il presunto interrogativo vada trattato caso per caso. Tralasciando la soluzione ad altre sedi, quello che mi preme sottolineare è che comunque il post-minimalismo (termine differenziale ampiamente usato anche dai cultori del genere) condusse ad una pluralità di forme, la cui evoluzione è ancora in corso e se ne apprezzano i tentativi di diversificazione. E' indiscutibile come gli stimoli a nuove forme creative vengano anche da altri generi non strettamente di derivazione "classica", come il jazz, l'ambient music, elettronica, etc. Nel jazz esempi come Nik Bartsch o i Necks (vedi mio post preced.) dimostrano come è possibile trovare sempre un appiglio nell'originalità e nell'espressione, così come negli ultimi dieci anni si sono fatti piuttosto evidenti gli intrecci anche con l'ambient music tanto da far sorgere la necessità alla critica di elaborare un movimento chiamato post-minimal ambient. E' chiaro che gli sforzi dei compositori non sono stati fatti solo agendo sul tipo di composizione, ma anche cercando di approfondire le tematiche sui timbri e sugli armonici. E' di questo oggi che si nutre anche il minimalismo moderno.
Alcune segnalazioni discografiche:
Vladimir Martynov (1946), compositore russo appartenente al giro dei sovietici avant-garde degli ultimi cinquant'anni (Gubaidulina, Schnittke, Denisov, etc.) viene omaggiato dal Kronos Quartet, in "Music of V.M." per la Nonesuch, un'operazione che fornisce la sua versione di minimalismo, condiviso tra istinti romantici (Schubert è specificatamente menzionato), e la passione verso le tradizioni etniche del Caucaso e del Tajikistan, con momenti più estatici ed altri profondamente depressi.
David Lang (1957) a Los Angeles è uno dei capisaldi del rinnovamento minimalista americano, fondatore nel '87 del gruppo Bang on a Can assieme a Julia Wolfe e Michael Gordon. Lang più che un compositore minimalista, può essere considerato quasi un polistilista: la sua è una scrittura composita, orchestrata su un phasing di base che è un elemento di una più ampia struttura ricercata dove tutte le discipline contemporanee fanno capolino. Se si può obiettare un senso di deja-vu e una mancanza di caratterizzazione della proposta, si deve ammettere che l'artista americano ha imparato con maestria l'arte degli squarci malinconici. In "This was written by hand" il pianista Andrew Zolinsky raccoglie due composizioni al piano solo risalenti al 2003, esplicativi esempi della sua scrittura, dove nella title-track si assiste ad una sorta di annichilimento della trama sonora.
David Crowell, di Brooklyn, sassofonista conosciuto per le sue improvvisazioni jazz, è di quelli che vanno alla ricerca di sonicità in drone; il suo "Eucaplytus" per la Innova R. (in cui l'omonimo brano sembra possedere qualità benefiche al pari della pianta), rivela l'interesse per le tessiture ambientali: ne viene fuori un'immagine positiva, interessante seppur non nuova della sua scrittura, che ha solo nella particolarità sonora il suo interesse, dato che quasiasi variazione qui sembra bandita.
Nick Vasallo (1979), americano di origine asiatica, proveniente da un gruppo di heavy metal da lui stesso formato, si impegna da sempre a profondere lo spirito di quella musica in una realizzazione che abbia le sembianze di una composizione "classica": la sua raccolta di brani dal 2007 ad oggi incisa su "Monuments Emerge" sempre per la Innova, cerca di realizzare un'ipotetico incontro tra cultura asiatica (in particolare nell'introduzione della ritmica Taiko), cultura occidentale (in cui un posto predominante è dato dalle tecniche del minimalismo) e spirito "metal" (sia nella strumentazione tradizionale che attraverso l'aggiunta di chitarra elettrica).
Donnacha Dennehy (1970), irlandese di Dublino, viene considerato già come il miglior compositore del suo paese: la Cantaloupe R. ha pubblicato "Stainless Staining", due brani  (la title-track e "Reservoir") in cui il piano solo della bravissima Lisa Moore affronta il tema del minimalismo dal punto di vista degli overtoni riproducibili: tuttavia qui oltre ad un'operazione di ricerca tecnica ("Stainless Staining" utilizza dei suoni di piano campionati ricavati dagli interni dello strumento opportunamente ampliati dal pedale), si scorge un'anima compositiva che si muove in molte direzioni per agganciare all'idea del colore inossidabile un'urgenza espressiva dei tempi odierni. 


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