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martedì 4 settembre 2012

Miya Masaoka


Nell'àmbito delle avanguardie molti musicisti hanno percorso un ciclo completo di sperimentazione: la giapponese Miya Masaoka (esportata in Usa), moglie del grande trombonista George Lewis, vi fa parte. Nata come musicista di kyoto (strumento tradizionale giapponese che richiede una particolare tecnica di approccio) Miya ha da subito dimostrato di impostare la sua musica tenendo ben presente lo spirito pragmatico del suo paese, pur viaggiando in territori diversi ed impervi; dopo l'esordio in solitudine con il suo strumento preferito in "Composition/Improvisation", la Masaoka ha bazzicato i terreni del free jazz più estremo (quello spinto fino alla sperimentazione dei confini tra suoni di matrice contemporanea e improvvisazione tout court) in alcune formazioni di musicisti considerati noti improvvisatori sui generis del jazz (John Butcher, Nels Cline, Gino Robair, etc.); ha anche messo su un'orchestra d'avanguardia che si muoveva trans-generi, in spazi simili a quelli che John Zorn aveva percorso negli anni ottanta, gettandosi poi negli ultimi anni nel tema della sperimentazione sonora di tipo scientifico (suoni restituiti da insetti, piante, etc.), delle risonanze acustiche (particolarmente efficaci quelle compiute al laser-koto) e dei "fields recordings", andando a registrare un lungo agglomerato sonoro fatto di registrazioni roboanti di aerei passanti e del cinguettìo degli uccelli nei pressi di un'aeroporto, uniti da un tenue violoncello di sottofondo ("For birds, plane & cello"); è in questa opera del 2005 che si avverte una maturazione espressiva;  la musica ha un fine nobile, pur suscitando le solite perplessità rinvenienti dal dubbio della validità d'accostamento di quel tipo di suoni elettroacustici.
Ma, stranamente, il capolavoro dell'artista è sicuramente stato il lavoro corale commissionato in occasione del trentennale dello Yerba Buena Center for the Arts di S.Francisco, organizzazione educativa in cerca di un riequilibrio tra musica contemporanea ed audience. In questo choral work,  il canto viene utilizzato in maniera differenziata,  con largo uso della sovrapposizione, con 3 gruppi di cori e 9 solisti sparsi che in tutto portano al canto oltre 120 persone. "While I was walking, I heard a sound..." si rifà come modelli alla letteratura "corale" moderna: le voci mutuano la teatralità dei lavori corali di Berio così come le tessiture estreme costruite secondo le regole estensive del canto rieccheggiano la polifonia di Ligeti, il magma sostanziale (più che formale) del minimalismo americano è vicino alla vocalità sovrumana delle opere di Meredith Monk. Inoltre nel quarto movimento non può fare a meno di inserire la sua sperimentazione; è qui che compare l'unico apporto extracorale: ritornano i "fields" sugli uccelli.
Masaoka porta però con se lo spirito del suo Giappone, poichè le sovrapposizioni ai canti, i particolari stop & go dei cantori, le risate accennate dal canto del coro dei fanciulli, riportano nelle nostre sensazioni lo spirito delle tradizioni orientali. "While I was walking, I heard a sound..." si presenta come un film di Kurosawa trasposto in un coro allargato, una dimensione ampia dove si respirano momenti di atmosferico trasporto e momenti di chiara prevalenza apocalittica (non necessariamente intesi come fine del cosmo, ma come rappresentazione finale di comportamenti umani psicologicamente distruttivi). Concepito nell'epopea post evento 11 settembre 2011, l'opera della Masaoka sopporta quindi quel carico di drammaticità della condizione psicologica umana, ma senza l'apporto della prospettiva "statunitense", anzi più vittima di una ricerca che cerca la verità degli argomenti attraverso la lente di un modello di sviluppo di moderno espressionismo. 

Discografia consigliata:
-Composition/Improvisation, Asian Imp.Arts, 1993
-Guerrila mosaics, with John Butcher e Gino Robair, 482 Rec., 2002
-Cloud Plate with Alex Cline, Kaoru e G.E.Stinson, Cryptogramophone, 2005
-For birds, plane & cello, Solitary B, 2005
-While I was walking I heard a sound..., Solitary B, 2005

2 commenti:

  1. trombonista George Lewis?
    Fiorenzo

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  2. hai ragione Fiorenzo. Errore ostativo corretto, grazie.

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