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sabato 8 settembre 2012

Le basi del movimento Folktronica


 Una delle inevitabili conseguenze del passaggio ad un sistema integrato tra la musica e l'elettronica da computer è stata l'affermazione di nuovi movimenti che hanno cercato di modernizzare il linguaggio musicale. Un interessante connubio è nato circa dieci anni fa tra il folk e alcuni sottogeneri dell'elettronica dance (hip hop, dub, IDM) tagliati secondo l'arte moderna del software (quindi con samples, campionature, tagli, glitch, ect.): se la paternità del movimento viene attribuita al musicista londinese Kieran Hebden nel progetto Four Tet nato nel 2001, in realtà gli esperimenti erano stati effettuati già qualche anno prima da due folksingers al femminile: Beth Orton, cantautrice condivisa negli umori da Susanne Vega, Laura Nyro e Lisa Germano esordiva con "Trailer Park" nel 1997 inserendo nel suo folk oscuro alcuni brani arrangiati con effetti elettronici (Tangent/Touch me with your love/Galaxy of emptiness); l'argentina Juana Molina rappresentava nella registrazione di "Segundo" il suo folk in lingua tingendo con la tecnologia un'impianto musicale memore della latinità; si trattava comunque di episodi isolati, certo non di esperimenti radicalizzati, ma piuttosto di arrichimenti nell'arrangiamento, ma comunque si proponeva di fornire una novità che costituiva ancora propaggini del rinnovamento della folk music nel tempo.
Il superamento del principio della prevalenza del folk sull'elettronica venne indubbiamente trovato con Hebden nel suo seminale "Pause": qui siamo in presenza di una decostruzione del folk molto più ampia di quella accennata dalle due cantautrici sopracitate e soprattutto siamo in presenza di un'operazione meramente tecnica, dove il messaggio delle canzoni è subordinato all'intelligenza dei mezzi. Come lo stesso Hebden affermava "...The inspiration was the sound, not folk music as a way of life...": la miscela veniva ottenuta attraverso fantasiosi accostamenti che mettevano a confronto gli accordi tipici della chitarra folk acustica e i ritmi dance opportunamenti "trattati" dal possessore del computer. "Pause" di Four Tet, pubblicato nel 2001 dalla Domino Records (una delle più interessate al fenomeno nascente), si distingue dalle operazioni in collàge alla Solex o alla Amon Tobin, poichè la componente folk è ben contestualizzata nella composizione e nella scelta dei "tagli" inseriti, evocando momenti ancestrali o ambientali del genere stesso; di fianco una vena lounge jazz o trip hop nei ritmi e una serie di rimaneggiamenti glitch rendono il disco molto gradevole nonostante in teoria sia difficile trovare un punto di equilibrio tra un genere brillante come il folk e quello ossessivamente standardizzato dell'elettronica dance moderna. Questo processo di condivisione segue quello che sta avvenendo in tutto il mondo con la musica pop che attraversa analoghe fasi di ricomposizione, tra artifici al computer e scrittura, anzi spesso inducendo alla confusione (per come viene espressa), tra gli esperimenti del pop-glitch e quelli della folktronica (tra tutte palese è l'accostamento al movimento folktronica di Daniel Victor Snaith nella duplice veste di Manitoba/Caribou). In verità anche il termine "folktronica" diventerà fuorviante poichè nel linguaggio della critica compare anche per ricomprendere fenomeni geneticamente non simili: il genere "laptop folk" indica le stessi componenti del movimento folktronica, sebbene venga indicato per utilizzi estensivi di basi folk espresse in forma minimalistica; così come molto vicino alla folktronica sono quegli esperimenti di "ambient-folk", dove però l'approccio al computer tende a costruire droni.
Dopo "Pause" molti altri musicisti cercano di configurarne nuove forme dove il criterio fondamentale è quello della prevalenza degli elementi all'interno dei brani: alcuni si sbilanceranno sul versante hip-hop, altri su quello dell'elettronica intelligente, altri ancora invece rimangono più fedeli alla parte folk, inserendo normali parti cantate: i processi si affinano ma i progetti più interessanti rimangono forse quelli più fedeli alla parte folk che si preoccupa di delinearne ancora un confine valido: tra questi vanno menzionati gli inglesi Tuung, surrogato di Crosby, il folk dei Jefferson Airplane, campionamento di voci e scarti erratici; la francese Cècile Schott in arte Colleen nel suo debutto "Everyone alive wants answers", dove incrocia il suo folk scarno con i loop ricavati da un software che gli è stato regalato. Inoltre, seppur erroneamente considerati come musicisti inseriti nel filone del collàge music, i newyorchesi The Books (Nick Zammuto e Paul De Jong) mettono su una delle più interessanti e centrate operazioni di folktronica: ritornano parzialmente le melodie suonate regolarmente agli strumenti acustici (chitarra, banjo, violoncello) che si uniscono ad una digitalizzazione dei suoni quasi "cifrata" che asseconda un linguaggio intelligentemente diretto verso schegge di sonorità; l'operazione è talmente particolare che molti vedranno un'impostazione "aleatoria" nella loro musica parallelamente all'esperienza casuale fatta nel mondo musicale contemporaneo.
Una formula di folk elaborato, forse più vicino ad un montaggio di post-produzione, la propongono i Sweet Billy Pilgrim di Tim Elsenburg, che pur sempre nel rispetto di una chiara prevalenza delle origini folk di provenienza (il John Martyn d'annata), sono alla ricerca di un sofisticato risultato d'assieme che sappia coniugare quelle stesse istanze di raffinatezza raggiunte in settori attigui (con particolare riferimento alle operazioni pop degli Elbow).

Discografia consigliata:
Beth Orton, Trailer Park, Dedicated 1997
Juana Molina, Segundo, Domino 2003
Four Tet, Pause, Domino 2001
Tunng, Mother's daughter and other songs, Static Caravan 2005
Colleen, Everyone alive wants answers, Leaf Label 2003
Books, Thought for food/The lemon of pink, Tomlab 2002/2003
Sweet Billy Pilgrim, Twice born men, Samadhi sound 2009

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