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venerdì 17 agosto 2012

La sopravvivenza del suono hard bop: Joel Frahms

 

 Una delle migliori caratteristiche dell'hard-bop fu quella di rendersi protagonista di un ponte tra il be-bop e alcuni generi della musica nera (il blues innanzitutto, ma per quella via anche il funk e il soul); i tiratissimi assoli dei musicisti si sposavano ad un ritmica sostenuta e chiaramente riconoscibile: tra quelli che rimangono più impressi nella mia memoria il riferimento va al Moanin' di Art Blakey o al quintetto di San Francisco di Cannonball Adderley, ma la lista è lunga; questi due elementi (assoli e ritmica) erano fondamentali per la buon riuscita del prodotto musicale. Dopo il periodo d'oro intercorso negli anni cinquanta e sessanta, l'hard-bop subì l'inevitabile processo di standardizzazione, che si unì ad un più generale disinteresse degli artisti dovuto principalmente o all'approfondimento dei temi (si cominciava a costruire qualcosa di più complesso andando a parare nel mainstream jazz o anche nel free) o al fatto che i musicisti sceglievano sostanzialmente altre strade per sviluppare il proprio jazz, momento in cui lo stesso spesso perdeva di peso nelle operazioni di ricostruzione. Tra gli hard boppisti puri degli ultimi anni, lo statunitense Joel Frahm al sax tenore e contralto si è presentato come uno dei più validi ripropositori di quel periodo storico del jazz, grazie ad una perfetta equilibratura tra rotondità del suono, tempismo e composizione melodica, che era la sostanza di albums come "Sorry No Decaf" o "The navigator" (con un ottimo David Berkman al piano); poi dopo una collaborazione improduttiva con Brad Mehldau basata su innocui rifacimenti di standards jazzistici ed un'altra tutta spostata sul versante del blues assieme a Bruce Katz, Frahm fece quartetto inserendo il chitarrista Kurt Rosenwinkel, con ciò spostando di fatto la sua attenzione verso un suono mainstream dove l'apporto della chitarra diveniva fondamentale (al contrario delle sue prime raccolte dove il respiro hard bop non ne permetteva l'intromissione). Joel, classe 1970, è uno dei giovani sidemen che ha raccolto più esperienze nei locali americani restando perfettamente in sintonia con quell'evocativo stile musicale da night clubs che fa vibrare gli appassionati già da tanti anni: ma al di là delle collaborazioni effettuate (tra cui si evidenzia anche quella con Kenny Barron), il suono di Frahm è rassicurante, pieno, mai deviante verso la dissonanza, perfettamente costruito anche per dare dimostrazioni di come sia importante unire alla tecnica l'emotività dei suoni (restando in tal senso lontani da qualsiasi volontà di prevaricazione del campo improvvisativo). Il vibrafonista Tyler Blanton lo ha voluto con lui nel suo album d'esordio "Botanic" rendendo evidente come Joel abbia ancora l'entusiasmo delle prime sessions, poichè nonostante i controllati e continui cambi di rotta nel materiale suonato, egli mostra un talento che prima o poi dovrà dare un adeguato seguìto ai validissimi "Sorry No decaf" e "The navigator".

Discografia consigliata:
-Sorry no Decaf, Palmetto, 1998
-The navigator, Palmetto, 2000
-Project A, Anzic 2009

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