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venerdì 3 agosto 2012

Il mondo delle Wind Bands

 


 Uno dei settori della "classica" con tante contraddizioni storiche è quello che appartiene al mondo delle Wind Band o Symphonic Band. Questo termine, nominalmente indicherebbe un tipo di composizione per band di fiati e/o di percussioni, in assenza degli archi (violini, viole, violoncello, etc.); in realtà numero di partecipanti e strumenti presi in considerazione ne hanno proposto delle varianti: oltre alle marching bands, le fanfare e le bande sinfoniche, sono molto apprezzate le brass bands, ossia quelle bands formate solo da ottoni (tube, tromboni, trombe, filicorni) e percussioni semplici (grancassa e batterie), ma è indubbio che le stesse bande sinfoniche o concert bands ospitano da tempo al loro interno un violoncello o un contrabbasso, un piano o un'arpa.
Comunque, l'esigenza di comporre per un'orchestra di fiati è cosa nota fin dal Medioevo, periodo in cui si tentò anche di fare entrare gli stessi nella tradizione religiosa e quindi nelle Chiese, ma fu nel barocco e nel romanticismo che la "Wind band" diventò una realtà (e gli episodi nella letteratura musicale classica in tal senso non mancano). Tuttavia se si escludeva qualche caso, la composizione per Wind Band non era considerata alla stessa stregua di quella delle orchestre tradizionali, per molti il collante dei violini e dei suoi cugini era un'aspetto fondamentale la cui mancanza impoveriva (solo per ragioni di suono) i contenuti; inoltre il percorso formativo dei musicisti per Wind Band non era certo quello effettuato dai musicisti delle orchestre che venivano considerati in possesso di un bagaglio di conoscenze maggiori: le wind bands erano affiliate ad eventi particolari come le guerre, le manifestazioni pubbliche, le parate militari e certamente le stesse non avevano i mezzi ed il tempo per acculturarsi musicalmente; da qui la convinzione (peraltro non ancora pienamente sfatata oggi) di un genere "minore". 
Le cose sono cominciate a cambiare solo alla fine dell'Ottocento grazie ad un maggior interessamento di alcuni compositori e direttori di bande che, nei paesi più inclini alla valorizzazione delle stesse (Usa e Gran Bretagna), predicarono l'importanza dell'argomento e proposero una riorganizzazione organica del repertorio: John P. Sousa divenne il più antico fondatore del repertorio delle milizie americane e delle marce patriottiche, ma è indubbio che l'argomento assunse un'importanza piuttosto marcata anche nelle scelte compositive di coloro che non se ne servivano abitualmente (si pensi a Charles Ives o Hindemith); tutto il novecento sarà teatro di nuovi brani scritti appositamenti per le Wind bands con una spinta ulteriore dopo la seconda guerra, che trasformerà ulteriormente le cose. Importante fu anche il contributo del direttore Frederick Fennell, che si fece carico di rappresentare (anche discograficamente) tutta la composizione esistente.
Due sono le grandi variazioni che il mondo delle bande strumentali attraversa dagli anni settanta in poi e che riguardano l'evoluzione "climatica" delle stesse: Karel Husa, nella sua "Apotheosis of this earth" del 1971 utilizza tecniche estese sugli strumenti, una modalità di dialogo che ricalca il linguaggio ben più impegnato delle orchestre tradizionali, con utilizzo di voci e cori che si odono e si perdono nello spazio come atto conclusivo della distruzione ambientale e fisica della terra; ma anche le invenzioni di Joseph Schwantner nella sua "...and the mountains rising nowhere" del 1977 sono altrettanto significative, poichè accanto ad una texture raffinata portata avanti grazie al raddoppiamento degli strumenti a fiato consueti, l'inserimento di un piano obbliquo e l'accresciuta importanza della sezione percussioni, relegata normalmente ad un ruolo minore rispetto a fiati ed ottoni, sono fattori fondamentali per ottenere un risultato di splendide proporzioni musicali. 
Passi fondamentali verso una migliore conoscenza del fenomeno sono venuti da alcuni direttori tra cui Eugene Migliaro che ha fondato la Klavier Wind Recording con il progetto di raccogliere tutto il repertorio storico esistente tramite delle registrazioni ufficiali. Il compito di Migliaro è quello di condurre le composizioni per wind bands in tempo reale, servendosi anche della ancora timida specializzazione che molti giovani compositori stanno attraversando: nell'àmbito delle pubblicazioni Gia, vi sono già dei contributi completi per l'argomento di Schwantner, Jack Stamp, Frank Ticheli, nonchè di alcuni mostri sacri del passato (Holst, Vaughan Williams, Persichetti, Grainger, etc.) Ma è indubbio che l'interesse si è fatto più generalizzato tanto da spingere case discografiche come l'Albany Records o la Naxos a creare delle sottospecificazioni organizzate a mò di collana. E' soprattutto nelle file della prima che si muove uno dei maggiori compositori di sempre del genere, David Maslanka di cui è appena uscita la sua nona sinfonia per Wind instruments, dedicato al pensiero del poeta W.S.Merwin, scrittore anti-militarista e impegnato nell'ecologia, che in verità si presenta un pò più in ombra rispetto alle precedenti. Maslanka ha dato prova con l'empasse emotivo di "A child's garden dreams" del 1981 e con le sue sinfonie (eccetto la 1° e la 6° che non sono state composte per Wind Band) di avere ben filtrato l'esperienza compositiva americana guidata da Copland in una struttura orchestrale vivace, piena di dinamicità in cui si dimenticano le origini del concetto di banda strumentali. L'interesse dei compositori americani verso una piena rappresentazione di eventi sociali è anche rinvenibile nella bellissima Symphony n. 1 di Steven Reineke, dedicata al climax del terremoto di San Francisco del 1906 e più in generale in tutte le sue composizioni così come testimoniato dal cd "New Day Rising" inciso per la Walkin Frog Records nel 2007.


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