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martedì 7 agosto 2012

Compositori e improvvisatori: Centazzo e Sharp


September Impressions Tra i diversi festival dedicati in Usa ai suoni e alle composizioni che tagliano trasversalmente i generi musicali ve ne uno a Washington DC che si svolge ogni anno portando nomi nuovi ed interessanti che avanzano sulla scena globale; ma in realtà si suona tutto l'anno. Nel 2010, anche il navigato percussionista Andrea Centazzo fu invitato a suonare per una serata solista e nell'attesa dello spettacolo imbastì uno show in casa di un amico musicista e assemblatore di una serie di suoni ricavati da strumenti trattati digitalmente, TA Zook. A questa sessione si unirono altri due musicisti orbitanti nel distretto di Washington DC, Janel Leppin al violoncello e Mike Sebastian ai sax e clarinetto: i quattro non avevano mai registrato qualcosa insieme, ma decisero comunque di sottoporre a registrazione ufficiale la sessione causale: "September Impressions"è il risultato su Ictus Records di questa estemporanea unione e l'impressione è quella di trovarsi di fronte ad uno dei migliori risultati mai raggiunti da Centazzo nella sua carriera: le percussioni senza frontiere di Andrea accompagnano fasi camerali o ambientali librandosi vive, in un tessuto mistico e di vago sapore new age universalmente frutto riconosciuto del musicista, con un lavoro notevole ed evidente fatto nella fase di post-produzione della sessione; ma la sensazione è che lo spiegamento di forze percussive che Centazzo aveva sistemato in casa di TA Zook fosse già di per sè sufficiente a fissare i parametri di valutazione della jam.


SlowplowTra le ultime produzioni del percussionista di origine italiana vi segnalo anche il disco in duo con il chitarrista Elliott Sharp: l'incontro "live" dei due in "Snowplow" non è finalizzato ad una semplice collaborazione infruttuosa, è qualcosa che arricchisce sia Centazzo che Sharp. E' una sorta di costruzione architettonica sonora che si sviluppa in un clima quasi industriale. 
Quanto a Sharp, la sua carriera è sempre stata senza compromessi: cresciuto nella downtown americana degli inizi anni ottanta, lo spigoloso chitarrista si presentò alla comunità musicale con il suo primo progetto, gli ISM che era il biglietto da visita esplicito di una generazione: nevrosi e insoddisfazione venivano condensate in una scrittura musicale che si distingueva per avere precisi caratteri: la ritmica tendente al tribale (la stessa che portò il successo a gruppi rock come i Talking Heads), una marea di risonanze metalliche e un rispetto oltremisura per l'improvvisazione; Sharp continuò sulla sua strada con una serie prolifica di altri lavori/progetti sempre alla ricerca di un ipotetico suono della perfezione cacofonica, con una ricerca che si fondava sia sulla matematica e le sue applicazioni (Sharp applicò spesso le teorie di Fibonacci e le regole del frattale), sia sulla microtonalità (l'attività di compositore alla Tenney tramite l'attività degli String Quartets, fu uno dei suoi migliori contributi alla parte "contemporanea" della sua musica), sia sull'inserimento "esteso" di oggetti nella chitarra (con chitarre appositamente costruite come in un ricorso storico ma di altra dimensione umana, riferito a Harry Partch): negli anni ottanta il gruppo dei Carbon (con l'espansione anche all'orchestra) rimase la sua esperienza più proficua e forse anche quella più accessibile per certi versi, dati i rischi insiti in un gettito continuo di creatività  e di sperimentazione; e il progetto dei Carbon sia pure con una dilatazione temporale notevole rispetto al passato, è ancora oggi in grado di sobbalzare le orecchie più addomesticate ai suoni difficoltosi e trasversali; "Void Coordinates" o "Snowplow" affascinano estremamente di più delle prove solistiche oggi incentrate sull'utilizzo della chitarra acustica o dei tanti gruppi o lavori inseriti in altre valutazioni fatte dall'artista (il blues purtroppo anacronistico dei Terraplane, la non perfetta riuscita delle ricomposizioni filtrate con l'elettronica negli episodi Tectonics, etc.); e il jazz, quello più puro ed evidente, che da sempre l'artista ha vissuto con lo spirito e non tramite una formula musicale dedicata, sta recentemente riemergendo in positivi episodi discografici come "Aggregat", pubblicato per la Clean Feed portoghese, in cui oltre al lavoro esplicito del chitarrista si ode anche un perfetto sassofonista in linea con tendenze free jazz di stampo espressionista.

Discografie consigliate:
Per la discografia di Andrea Centazzo vi rimando al mio post a lui dedicato; per Elliott Sharp invece una discografia coerente che tocca le fasi significative della carriera dell'artista potrebbe essere:
Ism, Zoar 1982 / Carbon: Monster Curve, SST 1982 /Carbon, Zoar 1984/ Tocsin, 1991/ Interference, 1995 / Larynx, Orchestra Carbon, 1988/Cyberpunk & the Virtual Stance, Atavistic 1984-88/ Tectonics, Atonal 1995/ Velocities of Hue, Emanem 2004/ String quartets 1986-1996, Tzadik 2003 e il vol. 2 -2002-2007, Tzadik 2008/ Void coordinates, Intakt 2010 / Snowplow, Ictus R., 2011/ Aggregat Trio, Clean Feed 2012





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