Translate

venerdì 20 luglio 2012

La viola prima dell'esplorazione del timbro


La viola ha subìto molte critiche nell'arco della sua storia specie quando doveva misurarsi con le orchestre ma in verità ha seguito pedissequamente le evoluzioni storiche dei generi e delle scuole interessate, liberando fin da subito il suo potenziale; fondamentale al riguardo è stata la presenza di veri e propri virtuosi dello strumento che hanno suscitato l'interesse compositivo. I primi episodi (sia per la parte sonata che per quella concertante) risalgono al barocco: la viola aveva già un timbro particolare, calamitante e pastoso, con un suo definito lirismo, decisamente in contrasto con la brillantezza dei violini, per cui non si spiega perchè questi ultimi avessero la meglio a livello di scrittura. Nel concerto di Telemann, nonchè in quello brandeburghese n. 6 di Bach, la viola ha già una sua autonomia che si inserisce perfettamente in un ensemble di corde ed altri strumenti che la amalgamano in maniera pressochè costante al ritmo della composizione. In quegli anni veniva usata molto anche la viola d'amore, una particolare variazione dolce della viola, a cui Vivaldi dedicò numerosi concerti, ma il timbro di quest'ultima ci avvicinava al violino per cui più difficile era cogliere le differenze. Dal 1730 circa, piano piano si assiste allo spostamento verso gli stilemi fondamentali del classicismo: trade d'union fu la scuola di Mannheim di Johann Stamitz e figli, una scuola portentosa per quell'epoca, che poteva vantare aggregazioni strumentali di larga portata sia nel numero di orchestrali che nelle soluzioni musicali proposte: la viola fu uno strumento presente nella composizione dei musicisti di Mannheim che subivano l'influsso benefico anche della parte musicale boema, piena di talenti ed idee sostenute da continua creatività. Vienna non potè fare a meno di beneficiare di quelle aggregazioni divise tra un barocco in via di estinzione e la nuova pressante formalità del classicismo, e le soluzioni proposte da Mozart (ad esempio nella sua splendida Sinfonia Concertante, in connubio con i violini) e dai tanti altri compositori del periodo, dimostravano che non c'era nessun dislivello della viola con i cugini a corde (violini, violoncelli e contrabbasso). Probabilmente con i primi afflati romantici viene decretato il periodo migliore della viola, con il raggiungimento di un alto livello di tecnica strumentale (l'italiano Alessandro Rolla ne darà una magnifica rappresentazione nel suo concerto).
Con l'avvento del romanticismo molti critici fanno notare il "buco" nella produzione per viola che si verifica per circa ottanta anni, ed effettivamente il repertorio subisce una brusca diminuzione a causa della tipicità del movimento romantico (dotato di un'espressione forte e razionale) che sembra mal conciliarsi con le forme rassicuranti dello strumento; in realtà Schumann e Brahms scrissero alcune sonate per viola che dimostravano che forse la stessa avrebbe avuto un futuro anche in quel periodo: grazie a Reger, Strauss e agli inglesi del tardo ottocento (Bowen, Forsyth, Bax, etc.) si ristabilì un equilibrio compositivo tendente ad un pieno recupero della peculiarità della viola; nuovi impulsi arrivarono dal mondo anglosassone il quale si trovava di fronte a rilevanti novità da affrontare: Vaughan Williams costruiva delle suites impressionistiche sullo strumento, mentre Walton era nettamente influenzato dalle composizioni moderne del primo grande innovatore del novecento, Hindemith, che nella produzione in concerto per viola mise da parte parzialmente i suoi istinti neoclassici per dare vita ad una tensione ritmica basata su un frenetico contrappunto e su un'adesione parziale all'atonalità di Schoenberg; Martinu nella sua rapsodia romantica cerca di costruire per la viola un mondo musicale fatto a misura, immerso in combinazioni luccicanti di flauti  e di accenni al folkore. Particolarmente efficaci furono i tentativi di aggiornamento eseguiti da Bartok (che stava tra impressionismo e folk), Serly e più tardi da Rosza nell'àmbito della musica classica di provenienza ungherese.
Quel senso di sconvolgimento dei tempi immersi nel buio delle guerre, unito alla scrittura solida e malinconica di Glimka e Rubinstein fu la novità di Roslavets e Shostakovich: più avanguarde il primo, più classico il secondo, i due portarono la viola in uno spazio di riflessione e atemporalità mai sperimentato. La parte musicale nordica in verità si divise nell'impostazione dei concerti e delle sonate, ove alcuni erano legati agli esperimenti europei di Hindemith e Martinu (vedi Nystroem) e altri che invece viravano verso la serialità (Penderecki, Pettersson): le nuove generazioni di compositori per viola (Schnittke, Kancheli, Gubaidulina) avevano modificato l'originale tenore musicale dei loro predecessori,  scavando nel lugubre e nella malinconia ormai diventata depressione. 
Nella seconda metà degli anni cinquanta comincia a prendere forma anche una scuola americana di compositori che si occupano dello strumento, scuola guidata dal teorico Walter Piston, il cui concerto è apripista per la generale affermazione di un recupero estatico della viola (con matrice diretta verso le teorie di Schoenberg) inserita nel potenziamento del processo sinfonico seguito da quei compositori, recupero in cui lo stesso Piston e molti suoi discepoli troveranno spazio (Adler, Harbison, Porter, etc.). Tra i grandi sinfonisti americani invece spicca l'interessamento etnico di Hovhaness nella fantasia esotica di Talin.

Discografia consigliata:

G.P. Telemann, Concerto in G Major in Telemann String Concertos Musica Antiqua Koln, Reinhard Goebel and Musica Antiqua Koln
J.S. Bach, Brandenburg Concertos, n. 6, per doppia viola, qualsiasi buona registrazione.
Virtuoso Viola Concertos by Johann Christian Bach, Michael Haydn, Carl Stamitz, Henri (Gustave) Casadesus and Helmut Müller-Brühl, Koch R.
J.V. Stamitz & Sons: Viola Concertos by Jan Vaclav Stamic, Anton Stamitz, Carl Stamitz, Johann Stamitz and Jirí Belohlávek, Supraphone
J.A. Benda, Viola & Violin Concertos, Josef Suk, Ariane Pfister, Christian Benda and Suk Chamber Orchestra, Naxos
Vanhal, Viola Concerto in F major in Concerto for double bass and orchestra, Badila, Xuereb and Rotman
Mozart Sinfonia concertante in The Violin Concertos, Anne-Sophie Mutter and London Philharmonic Orchestra, Deutsche Gr. 
Rolla, Viola Concertos, Paris, I musici, Philips
Schubert: Sonata in A/Schumann: Marchenbilder/Adagio & Allegro/Bruch: Kol Nidrei/Enesco: Konzertstucke, Bashmet, Rca 
Brahms: Viola Sonatas, Muntian, Bashmet, Rca
The English Viola (Works By Bliss/ Delius/ Bridge), Naxos
Hindemith, Kammermusik n. 5 e n.6 in Kammermusik 1-7, Chailly and Cgb, Decca 
The 20th century viola - William Primrose plays Hindemith: Viola sonata in F/Bloch: Suite in A minor/Bax: Viola Sonata in G, Sanroma, Biddulph
Vaughan Williams: Flos Campi, Suite for viola and small orchestra, Power, BBC N.O.of Wales, Brabbins, Hyperion
Walton, Rubbra: Viola concertos, Volkov, Glasgow BBC Scottish Symphony Orchestra, Hyperion  
Viola Concertos by Bartok, Rosza & Serly, Lawrence Power, Bergen Philarmonic, Hyperion 
Glinka, Roslavets, Shostakovich, Viola Sonatas, Bashmet, Rca
Piston, Harbison, Adler: Viola Concertos, Alexander Vilumanis and Latvian National Symphony Orchestra, Albany
Hovhaness, Talin in Janabar, Talin, Shambala, Slovak Philharmonic, Rastislav Stur, Christina Fong and Gaurav Mazumdar, Ogreogress

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.