Translate

domenica 3 giugno 2012

Tradizioni e folk songs nella classica scozzese




Storicamente parlando sembra che la prima figura importante nella musica classica scozzese fosse il compositore Thomas Erskine che rimase noto per il suo string quartet "Earl of Kellie", ma indubbiamente la Scozia ebbe il suo primo vero momentum musicale con la presa di coscienza nazionalistica che arrivò nel tardo ottocento per merito delle correnti che tendevano a stabilire il connubio tra la composizione classica e le tradizioni popolari. In questo post vi parlerò solo della landa scozzese, ma in realtà l'argomento andrebbe approfondito con le altre tradizioni popolari inglesi specie quella irlandese, da cui se ne differenzia per alcuni sottili aspetti. Il lavoro fatto per l'Irlanda da Stanford, Vaughan Williams, Moraen ed altri, aveva una valenza ambigua perchè era alla ricerca di temi che fossero di comune accordo tra la pastoralità e le vicende degli uomini comuni, a differenza di quello svolto dai compositori scozzesi che avevano avuto meno problemi migratori e quindi potevano concentrarsi meglio sul paesaggio e sui temi nazional popolari. Comunque se esiste una differenza tra la tradizione irlandese e quella scozzese è la maggior rigidità delle melodie di quest'ultima, ove quella irlandese risente indirettamente dell'influenza storica esercitata dal cattolicesimo romano (la sacralità inglese è frutto della colonizzazione musicale delle chiese italiane ed europee, vedi mio post precedente sulla tradizione inglese). Un primo riferimento alle tematiche scozzesi si ebbe con alcune composizioni di Mendhelsson, Verdi, Bruch, ma in verità si trattava più di accenti che di un reale excursus compositivo incentrato anche sugli elementi tradizionali. Alexander MacKenzie fu il primo ad inserire temi popolari scozzesi nella composizione, che all'epoca, era chiaramente segnata dal romanticismo: ci troviamo di fronte in Scozia ad un ritardo nella nascita della coscienza popolare in musica così come era avvenuto nei paesi nordici: molte delle sue opere fanno uso delle melodie tradizionali scozzesi; si va dalla suite Pibroch alla Scottish Rhapsodie (1879), dalla Scotch Rhapsody n. 2 Burns (1880) al concerto per piano (1897): si tratta di un equilibrato modo di integrare la scrittura romantica che all'epoca veniva sottovalutata nella sua portata (e lo è stato fino a qualche tempo fa): solo la lungimiranza di etichette come la Hyperion o la Chandos, altre minori come Signum o Regis che è stato possibile avere una testimonianza "concreta" (cioè una registrazione) di queste opere. Queste opere vennero composte cercando di rinnovare la decadenza musicale in cui era incappato il romanticismo, associando al senso drammatico di quest'ultimo la bellezza e la linearità delle melodie scozzesi. MacKenzie non ebbe il coraggio di rompere in maniera brusca con il passato e scelse la via di un romanticismo di grande sentimento in cui la Scozia delle valli e dei ruscelli delle Highlands era solo un elemento di espressione. Altri temi importanti furono l'ouverture "The land of the Mountain and the flood" (1887) scritta da Hamish MacCunn e quella "In Praise of Scottish Poesie" (1894) di William Wallace.
Sir John McEwen cominciò invece a considerare la tradizione come un fondamentale aspetto da rimarcare nella composizione in maniera ancora più palese: innomorato delle evoluzioni orchestrali raggiunte da Wagner, utilizzò la cultura popolare scozzese in maniera più estesa, senza riferimenti a quel grande "sentimento" che abbracciava i suoi predecessori: le melodie popolari vengono diluite nella "Solway" symphony (1911) e in  "3 Border", mentre nell'eclatante "Hills O'Heather" (1918) per violoncello ed orchestra nonchè nei suoi lavori per quartetto d'archi viene delineato un personaggio che è dentro alla tradizione fino allo spasimo e a cui oggi forse dovrebbe essere attribuito la paternità di quel Rinascimento scozzese nato nel novecento (movimento anche letterario) che sarà poi portato alla ribalta dai suoi successori; si formerà infatti una pletora di compositori del posto, che nella storia musicale occuperanno una delle posizioni più dimenticate della storia (vennero inquadrati come i "Scotland's forgotten composer")
Erik William Chisholm estremizza gli elementi celtici nella composizione svolgendo un lavoro che ha il suo parallelo in quello che Bela Bartok stava facendo nell'àmbito della musica mitteleuropea: il suo primo concerto per piano "Pìobaireachd", magnificamente rivisitato dal pianista Danny Driver con la BBC Scottish S.O., è una di quelle operazioni misconosciute che ha la stessa valenza del concerto per piano e orchestra di Bartok; se fino a quel momento gli strumenti tradizionali erano fuori dalle orchestre, con Chisholm la musica acquista una grandeur rapportata all'inserimento di pipes e cornamuse. Nel suo periodo scozzese Chisholm seppe più di qualsiasi altro concittadino regalare un colore nazionalistico alle sue composizioni svincolato anche dal romanticismo, con uso delle tecniche strumentali moderne (dissonanze, clusters, poliritmie) che condussero la critica a ridenominarlo scherzosamente in "MacBartok" (altra composizioni in tal senso sono le Scottish Airs). Degli altri compositori del Rinascimento scozzese purtroppo vi sono poche tracce registrate: Cedric Thorpe Davie, uno dei discepoli di Chilsholm ebbe un buon successo con la sua "Fantasy n. 1 on Scottish Tunes" nel 1938, così come George John Learmont Drysdale riprese molti temi scozzesi in forma di canzoni e ballate nelle sue opere (tra cui il poema sinfonico "A Romance Border" del 1904) ma in entrambi i casi non ci sono cd o non ve ne sono di significativi per rappresentare discograficamente il loro lavoro. Di Francis George Scott invece esistono un paio di registrazioni di cui soprattutto il volume per piano suonato da Murray Mclachlan per la Regis Records costituisce un buon viatico. Importante nella tradizione scozzese fu anche il canto popolare che nel caso specifico offre un ventaglio di sentimenti da esprimere: gli scozzesi sono sempre stati un popolo con umorismo, molto vicini alla politica e alle esigenze dei cittadini (e quindi con temi legati alla guerra) ma d'altro canto consci del fatto di avere un paesaggio invidiabile che era fonte d'ispirazione per storie d'amore, legami sentimentali che venivano consegnate alla musica attraverso la bellezza delle melodie. Per chi volesse approfondire (solo a livello informativo) questa scuola di compositori può consultare il sito www.scottishcomposers.wordpress.com/.
Dopo il 1950, l'avvento delle modernità ha realmente gettato le basi per la fine di questa evoluzione musicale, e i compositori scozzesi hanno dovuto scegliere nuove strade (serialismo prima e il minimalismo dopo): tuttavia anche rispetto ai vicini irlandesi, sembra che sia stato più difficile affrontare il cambiamento imposto dai tempi.




Discografia consigliata:

-Mackenzie, Burns Second Scotch Rhapsody, in Cricket on the Heart, BBC Scottish Symphony Orchestra, Martyn Brabbins, Hyperion
-Mackenzie, Pilbroch Suite, Malcolm Stewart, Vernon Handley, Royal Scottish N.O.
-Romantic Piano Concerto vol 19: Mackenzie: Scottish Concerto/Tovey: Piano Concerto, Brabbins, BBC Scottish Symphony, Osborne, Hyperion
-McEwen: "Solway" Symphony/Hills o'Heather, Moray Welsh, Alasdair Mitchell, LPO, Chandos
-McEwen: Three Border Ballads, Mitchell and LPO, Chandos
-McEwen: String quartets, Chilingirian Quartet, Chandos
-MacCunn: Land of the Mountain and the Flood, Brabbins, Glasgow BBC Scottish S.O., Hyperion
-Chisholm: Piano Concerto n. 1, Driver, BBC Scottish Symphony Orchestra, Hyperion
-Chisholm: Piano Music, Murray McLachlan, Olympia
-Songs of Scotland, Traditional, Vari ed anonimi, Marie McLaughlin (soprano), Malcolm Martineau (piano), Isobel Frayling-Cork (clarsach), Hyperion



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.