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sabato 16 giugno 2012

Louis Sclavis Atlas Trio: Sources


In un'intervista del 2007 rilasciata a Clarinet & Saxophone magazine, il clarinettista francese Louis Sclavis rispondeva così alla solita domanda sulla presunta esistenza di uno stile personale in cui identificarsi..."..there's no real difference, you just hear a difference in the sound of the instruments. For example - the bass clarinet is all the same in Italy, Germany or England, everybody has the same technique today. You can hear in Brahms, Schubert or Mozart, whether it is a German player as they sound different. But for me the level of clarinet playing is very high now everywhere, and in Italy now there are some good players. I think that in England, France Italy and Germany the standard is very high, more than in other countries including the United States. In the last 20 years composers have written exciting works especially for bass clarinet which have brought out really strong players in jazz music in Europe...." Sebbene il francese sembrasse sbilanciato dalla parte d'influenza europea del clarinetto (quella che proviene naturalmente dalla musica colta) nella sua carriera ha sempre tentato di incrociare anche quella americana (nata sull'evidenza del jazz e dello swing). Non saprei dire oggi chi abbia potuto contribuire meglio al rilancio del clarinetto, ma senza dubbio negli ultimi venti anni i clarinettisti jazz europei (Surman, Portal, Mirabassi, etc.) non hanno fatto rimpiangere i vari Byron, Speed ed Ehrlich statunitensi.
Lo sviluppo moderno del clarinetto ha avuto diversi incroci con la classica: si pensi a Lee Konitz e Jimmy Giuffre che incrociavano il cool jazz con la classica non atonale, Dolphy incrociava il free jazz con una nuova e perfetta intonazione dello strumento, Braxton nelle sue "compositions" andava a scovare i presunti agganci tra il free e l'avanguardia classica, così come Erhlich poneva il suo clarinetto al centro del passaggio della downtown musicale americana di concerto allo sviluppo delle teorie gestuali, etniche e rumoristiche della moderna classica. In Europa il free jazz europeo ha espresso tematiche equivalenti ma che sono rimaste molto circoscritte nel complesso (Evan Parker in primis); molti clarinettisti hanno preferito vie più tradizionali, cercando di dare un impronta quanto più personale allo strumento, ma rimanendo spesso in un alveolo di tonalità.
Sclavis è invece particolarissimo nel suo sound:  è l'equivalente del Frisell chitarristico per quanto riguarda l'estro musicale che evoca vignette antiche e per il vistoso avvicinamento dei suoni al mondo della raffigurazione cinematografica, ma abbraccia per forza di cose anche elementi diversi che si rifanno alla preparazione classica e che vanno da accenti di medievalità e di etnicità, fino ad una compiuta modernità classica; questi spunti, che sono perfettamente calzanti per una rappresentazione teatrale, vengono tradotti in musica grazie ad una magnifica dinamicità ed intensità di suono. 
Sebbene abbia condiviso da sempre i suoi progetti con la Label Blue Records, Sclavis è alla Ecm Records che ha raggiunto i risultati migliori: infatti nei suoi primi dischi per l'etichetta di Eicher, il quintetto di "Rouge" e l'Acoustic Quartet, in cui viene esaltata la nuova scena del jazz francese di quegli anni (con lui Courtois, Cappozzo, Pifarely, Ducret, Chevillon), comincia a sparire l'evanescenza di molte registrazione precedenti (si è inclini ad accettare solo il buon esordio "Clarinette" e qualche brano di "Chine") mentre la composizione si fa più impegnata, "chamber" oriented e centrata sul clarinetto che diventa protagonista. In realtà Sclavis aveva registrato nel 1991 un ottimo disco con altri due clarinettisti francesi nel concerto Trio de Clarinettes (Jacques Di Donato e Armand Angster) per una produzione FMP, in cui emergeva per la prima volta la volontà di costruire sulle dissonanze ed indagare i rapporti con la classica più rischiosa, sebbene l'idillio con le dissonanze non sembra interessarlo più di tanto. Sclavis in questi frangenti suona come un musicista contemporaneo al di fuori di qualsiasi barriera transgenere, in questo molto ben coaduviato dai partners: il free jazz è solo una base di partenza e Sclavis sembra saltare con una leggiadria spaventosa da Giuffre a Messiaen. In "Ceux qui veillent la nuit" il clarinetto dispensa ombre e risalti con una perizia e ampiezza di idee che si inquadra in una evidente tradizione europea del clarinetto. Sclavis è attratto anche dalla terza pista: quella dell'influenza araba (la title-track); nel successivo "L'Affrontement des Prétendants" questa influenza viene meglio specificata oltre che nell'"Hommage à Lounes Matoub" anche nell'episodio di "Contre Contre" che aggiusta la collocazione geografica estendendola alla parte nord occidentale dell'Africa. La scrittura di Sclavis corteggia i temi trattati e cerca adattamento musicale, la rappresentazione de "Les violences de Rameau" (musiche commissionate dal ministero della cultura francese sul tema della violenza politica), "Dans la nuite" (colonna sonora composta in occasione della riesumazione di un film muto di Charles Vanel), "Napoli's walls" (dedicato ai dipinti murali di Ernest Pignon), dimostrano un crescente interesse del musicista alla rappresentazione degli eventi tramite evocazione alle arti, alla danza, alla cultura senza confini geografici. Per queste sue ampie doti, potrebbe essere ormai un valente assessore alla cultura di un comune. In questo percorso si serve anche di leggera elettronica come succede in "L'imparfait des langues" (un progetto multiculturale che doveva essere rappresentato a Montecarlo), mentre in "Lost on the way" (che prende in considerazione la mitologia dell'avventura di Ulisse) la sua musica cerca di essere un punto di riferimento essenziale per un'operazione di coordinamento tra storia e musica attuale, con spazio a spunti straordinariamente riflessivi o misteriosi e per quella via accattivanti.
"Sources" registrato con l'Atlas Trio (Benjamin Moussey alle tastiere e Gilles Coronado alla chitarra elettrica) esplora una dimensione (quella in trio) in maniera pressochè diversa dal suo standard accentuando l'intimità del pensiero musicale, ma senza perdere un minimo della sua personale forma artistica.

Discografia consigliata:

-Trio de Clarinettes: Live, Fmp 1991
-Rouge, Ecm 1992
-Acoustic quartet, Ecm 1994
-Ceux qui veillent la nuit, Label Blue 1996
-Le violence de Rameau, Ecm 1996
-L'affrontement des prétendents, Ecm 1999
-Napoli's walls, Ecm 2002
-L'imparfait des langues, Ecm 2007
-Lost in the way, Ecm 2009



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