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martedì 12 giugno 2012

Il cambiamento veneziano tra Willaert e lo stile moderno




Negli ultimi anni si nota discograficamente un crescente interesse per le opere seminali che vennero poste in essere nella prima parte del cinquecento (e poi sviluppate fino alla fine del seicento ed oltre) dagli uomini della cosiddetta "scuola veneziana": Venezia culturalmente ebbe uno scossone che spostò il baricentro d'interesse della novità musicale dai paesi franco-fiamminghi ai territori della laguna; quasi quattro generazioni di compositori post-Dufay erano già stati estratti, ma ad un certo punto ve ne fu uno di loro il belga Willaert, diventato per causa di lavoro maestro di cappella nella basilica di S.Marco a Venezia, che ne mescolò gli influssi: sebbene le paternità di un movimento spesso sono da attribuire ad un nucleo di soggetti (e anche qui non si fa eccezione, mancano solo prove storiche certe) Willaert fu il primo a contribuire ai grandi cambiamenti nella musica di quei tempi sviluppando la tematica rinascimentale in un nuovo contesto geografico; per quanto riguarda l'aspetto dell'organizzazione musicale, egli sfruttò la naturale risonanza della chiesa di S.Marco creando una sorta di "spettralismo" naturale, dividendo due o tre cori nelle absidi attorno all'altare della chiesa. Era un momento in cui la città veneta tendeva anche a prendere le distanze dalla tortuosa ideologia del Vaticano, che subendo in quegli anni gli effetti della controriforma di Lutero, stava cercando affannosamente di ripristinare un'estetica del canto più consona alla liturgia; in questo la scuola romana si distinse per il suo insegnamento "a cappella" che ad un certo punto rifiutava le esilaranti armonizzazioni del canto e l'utilizzo più estensivo degli strumenti nel proprio clichè religioso. Ritornando a Willaert, questi aveva indubbiamente portato l'insegnamento europeo in Italia ma il suo intervento era ancora piuttosto conservatore, limitato dall'idea che le innovazioni andavano realizzate comunque nel rispetto del principio fondamentale del contrappunto di matrice fiamminga (ossia di un insieme di regole negli elementi della musica): in questo non fu solo poichè altri importanti compositori come Gioseffo Zarlino o Andrea Gabrieli erano della stessa idea. Quello che non veniva accettato era una filiazione della musica con la retorica, ossia con la possibilità di emozionare l'ascoltatore attraverso la trama: per fare questo era necessario un'ulteriore modernizzazione delle forme musicali. Se i risultati raggiunti da Willaert nella pluricoralità venivano già considerati all'avanguardia di quei tempi, quelli di alcuni veneziani che si impegnarono in quell'opera di perfezionamento/ampliamento delle diverse forme di composizione musicale allora esistenti, erano ritenuti reazionari; fu necessario un periodo di rodaggio delle nuove proposte da parte della nuova corrente di compositori veneziani; alcuni esempi: Baldassare Donato, nato a Napoli, tendeva ad incorporare elementi della propria provenienza (villanella) e della scuola romana nella musica veneziana; gli eventi regali e politici del 1595 spinsero i due Gabrieli a componimenti basati sui temi variegati della canzona e della toccata; l'avvento di Monteverdi a Venezia che formalizzerà con l'Orfeo la nascita del teatro (e dell'opera) basato proprio sulle manifestazioni della teoria degli affetti (teoria che applicò anche alla sua specialità, i madrigali).
Quello che emergerà dall'apporto progressista dei compositori darà luogo ad una Venezia completamente rinnovata nel settore strumentale che mostra un proprio "suono": non sono solo le "vecchie" forme musicali a trovare nuova linfa (le tre M: messe, mottetti e madrigali) ma anche le "nuove" forme della canzona, del ricercar (anche nelle varianti della fantasia e del capriccio) e della sonata, che rappresentano i campi su cui si provò ad intervenire e dove vennero fissate le basi della grandeur barocca di personaggi storici come Vivaldi e Bach; l'estremo sviluppo del ricercar sarà la fuga, quello della sonata porterà alla nascita del "concerto". Specie tra il 1580 e il 1620, la scuola di Venezia fornisce un forte esempio di approfondimento sugli strumenti che non si limitava alla normale evoluzione della coralità accompagnata dagli organi, ma che si basava anche sulle prospettive dinamiche dei clavicembali (che non si castravano più sulla funzione di basso continuo), dei violini e dei flauti non traversi (chiamati anche recorder in ossequio alla terminologia inglese) e di altri strumenti.*
A proposito della sonata, è stata pubblicata recentemente una raccolta di brani di Dario Castello e Gian Battista Fontana suonati dal trio harpsichord, violino e fagotto di John Holloway per la Ecm New Series: è un'operazione discografica che non aggiunge nulla a quanto già si sapeva dei due: se per Castello la Tactus Records ne aveva dato probabilmente il suo profilo migliore nel cd "Sonate concertate in stil moderno" del 2006 con i musicisti della Musica Fiorita, di Fontana le sue note 12 sonate incise dai Clemencic Consort restano ancora una più completa scelta d'ascolto. Siamo nel 1629, il barocco è già una realtà e la sonata ne è una sua propaggine, dove è intenso l'uso dei particolari e degli accorgimenti: le sonate di Castello e Fontana sono già divise tra pensosità clericali (verso la sonata da chiesa) e approcci infusi nelle danze popolari (verso la sonata da camera) ma rivelano già il gusto per l'accrescimento delle soluzioni strumentali e per il virtuosismo dei partecipanti. Inoltre è in quegli anni che il violino, grazie anche a compositori come Biagio Marini, Giovanni Picchi e Gianni Rovetta, acquisisce per la prima volta un vero e proprio status musicale. E' da rimarcare come questo stil novo alle porte del barocco ancora oggi conservi un suo fascino e una sua modernità che attrae i compositori contemporanei, anche per via di una partitura ad esecuzione più libera. Se le variazioni di tempo e di ritmica erano state fino a quel momento una prerogativa del canto polifonico, con il barocco l'accento si sposta sugli strumenti che acquistano pari dignità della voce.

*un fondamentale apporto storico viene dall'indispensabile libro "Venetian Instrumental Music, from Gabrieli to Vivaldi", di Eleanor Selfridge-Field, Courier Dover Pubblications, 1994, la più completa disamina dell'ambiente veneziano dell'epoca.


Discografia consigliata:
-Cori spezzati, Venetian Polyphonic Music, Brillant Classics
-Willaert, Mottetti e ricercari, Stradivarius
-BBC Music, The glory of Venice, Music by Willaert, Gabrieli, Merulo and Rore, Metronome
-Canticum Canticorum Salomonis, Zarlino, Glossa
-A venetian coronation 1595, Giovanni ed Andrea Gabrieli, Gabrieli Consort, Virgin Classics
-Il transilvano, Girolamo Diruta, Ghirotti, Tactus R.
-Dario Castello, Sonate concertate in stil moderno, Musica Fiorita, Tactus R.
-Gian Battista Fontana, 12 sonatas a 1,2, 3 per vari str., Clemencic Consort, Accord
-Giovanni Picchi e la scuola veneziana, Bonizzoni, Glossa
-String Music in the Republic of Venice 1615-1630, Sonatori della Gioiosa Marca, Divox Antiqua

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