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venerdì 15 giugno 2012

Gustav Mahler e la contemporaneità





Una linea profonda che unisce Mozart a Mahler sta nella sinfonia. E questo mi direte voi non è difficile da capire. Più difficile invece è trovare punti di incontro tra Mahler e tutta la musica contemporanea. Mahler è stata la cerniera più delineata e chiara che tutta la storia della musica abbia mai attraversato. Negli anni turbolenti della sua vita il sinfonista austriaco era sicuramente conscio di quello che stava proponendo....le sue profetiche parole sul "mio tempo che verra" saranno più che una certezza per i posteri.... e come successo altre volte nell'arte, non fu capito a pieno in quell'àmbito. Mahler proponeva un nuovo stereotipo di sinfonia, ma direi più in generale di musica: se Mozart, Beethoven, Brahms etc., avevano impostato la propria personalità artistica in funzione di un inequivocabile desiderio di esprimere le "vicissitudini" del mondo, sottolineando soprattutto la funzione di "spettatore" dell'uomo/compositore dinanzi a queste (anche negli aspetti più deteriori), Mahler impostò la sua, cercando una sorta di redenzione "umana" che potesse scaturire dalla musica; mai come in lui nessun si era spinto in modo così completo nell'inconscio dell'uomo e nei suoi rapporti con la musica. Era un fenomeno dell'espressione diretta della vita: così come questa si presentava con i suoi momenti positivi (che spesso durano poco) e quelli negativi (che improvvisamente si manifestano con una sorprendente lunghezza), egli cercava di dare una loro perfetta rappresentazione attraverso gli strumenti. Si dice che Mahler spesso si estraniasse dalle discussioni mentre si trovava in un posto o in un ambiente naturale che lo colpiva per via dei suoni e che questi ultimi venivano da lui memorizzati in qualche forma che potesse essere trasferita in uno strumento; era un amante della canzone popolare (come risaputo parecchie furono le sue inserzioni in tal senso nelle sinfonie) sebbene questi elementi occupavano uno spazio modesto in confronto alla tematica musicale tutta incentrata naturalmente sulla tradizione sinfonica germanica post-classicista e romantica, sebbene quel "folk" fosse comunque oggetto di elaborazione musicale. Oggi, con la mente prospettica, quello che si percepisce è che il carattere più originale di Mahler risiede non solo nel fatto di aver saputo filtrare più di cento anni di storia della musica, ma anche nella caratterizzazione dell'inizio dei futuri cento anni della stessa: uno degli aspetti fondamentali su cui non si può proprio eccepire era la sua capacità di utilizzare i vari reparti dell'orchestra in modo da far risaltare quella "costruzione" mentale che doveva essere musicata; in particolare Mahler faceva un lavoro straordinario sugli archi, la cui quantità e qualità era necessaria per esprimere quello stato di trans in negativo che il senso della vita gli procurava, una costruzione che riusciva a trasportare l'ascoltatore in quella conca di vuoto (anche fisico) dettato dalle circostanze della vita stessa. In tal senso direi che sono fondamentali le sinfonie centrali del compositore, sebbene anche le prime quattro hanno anche caratteri comuni in tal senso in alcuni movimenti. L'apporto di Mahler alla musica è immenso, perchè quella musica fatta apposta per sviscerare i sentimenti e creare un senso etico della stessa, aveva dentro di sè:
-una modernità dei suoi tempi (se Debussy usava scale esatonali, Mahler era l'emblema della tonalità più "spinta" mai rinvenuta nei romantici, vicino a quel senso di stranezza e stordimento che era il preludio al cambiamento dei tempi), e
-una modernità dei tempi a venire, che anticipava nella forma più melodica possibile la novità dodecafonica di Schonberg e Berg qualche anno dopo. 
Ma sarebbe riduttivo che ci si possa fermare lì nelle influenze: tutto il neoclassicismo ha un debito con lui, soprattutto quello russo (si pensi a Shostakovich e ad analoghe evoluzioni violinistiche nelle sue composizioni), oppure a tutta la contemporaneità o al multistilismo che spesso non possono fare a meno di richiamarlo in causa. Non solo...ma l'apporto di Mahler è un contributo anche ad altri generi ed in particolare la sua influenza è stata fondamentale per un certo tipo di rock, quello di alto valore concettuale, cosiddetto "sinfonico" sviluppatosi negli anni settanta (nella memoria uditiva si riascoltano alcuni passaggi fiatistici dei Moody Blues o dei Genesis che sembrano avere una somiglianza incredibile nella partitura) e forse in maniera celata e realmente ante litteram anche della new age music, specie se ci spingiamo a diagnosticare un potere subliminale della sua musica e un misticismo sulla quale si fondava.
Qualche critica Mahler l'ebbe per la lunghezza dei movimenti e forse qualche verità in tal senso emerge da un approfondito ascolto che non fuga dubbi sulla circostanza che il compositore non avesse un grande dono della sintesi, ma probabilmente Mahler voleva intenzionalmente "prolungare" quelle fasi descrittive del suo animo e dei suoi pensieri. Certo, per coloro che sono più attenti all'emotività scaturente dalla musica, oggi risulta essere un pò problematico il riascolto di sinfonie come l'ottava dove purtroppo maestosità e grandezza degli argomenti (sia per quanto riguarda i temi che per l'uso dei cantanti e cori) cedono il passo a quella inconsistenza di "trasmissione" emotiva trainata dalla vocalità, che a ben vedere era un problema di tutta la lirica nel suo assieme. Ma al di là di questi pochi appunti, rimane la certezza di aver avuto nella storia una specie di "sensitivo" musicale, un debordante angelo sulla Terra che aveva il compito di dimostrare quanto fosse importante una ricerca di Dio basata sulla fede e non solo nella razionalità. 

Nella foto in alto copertina del libro di Gaston Fournier-Facio che raccoglie il pensiero di autorevoli compositori, scrittori e personaggi d'èlite sul compositore austriaco.

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