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domenica 6 maggio 2012

Three Leo Records for Perelman

                          
 Senza pause l’iperattività del sassofonista Ivo Perelman: Il 2012 sembra basarsi su queste ulteriori tre pubblicazioni discografiche che hanno ognuna differenziazioni di obiettivo: se è vero che continua la celebrazione della scrittrice Lispector attraverso la compilazione di albums intitolati (sic et simpliciter) come i titoli delle sue novelle o racconti (con una implicita rivisitazione dei temi che lo costituiscono filtrata dalla musica del sassofonista brasiliano), è anche vero che questa espressione viene “montata” musicalmente con formazioni diverse che vanno nella direzione dei suoi consolidati trii (dove ogni componente apporta il suo stile di base) fino ad arrivare ad un quartetto da camera (esperienza non propriamente nuova poichè l'idea della cameralità era stata già percorsa dall'artista). Sta di fatto che la qualità dei lavori è sempre molto alta e la dimensione artistica sembra accrescersi.

 Family ties” ci proietta nel mondo delle ambiguità sentimentali della Lispector: Perelman, che ormai può considerarsi il suo narratore in musica, si ritrova a metà strada tra il suo free esasperato, fatto di parossismi strumentali e, nei passaggi di quiete, un moderno bop che dentro ha molto della solitudine di un locale notturno dove suona Charlie Parker o si esibisce Billie Holiday: questa mediazione, che non è elemento di novità nella carriera di Perelman, lo vede comunque giganteggiare entrambe le situazioni nel trio in cui Gerald Clever alla batteria e Joe Morris al contrabbasso (Morris è conosciuto soprattutto come chitarrista) gli garantiscono quella base-tappeto ritmica ideale per le evoluzioni del suo sax tenore; in questo disco la novità, forse, è quel pizzico di ironia che Perelman dimostra di saper trarre dalla situazione letteraria (non a caso viene anche usato il kazoo nell’incipit del brano di apertura).

Le note di copertina di "The foreign legion" lasciano intendere che questo lavoro sia il proseguimento del progetto di "Family Ties" con l'aggiunta del pianista Matthew Shipp. Nella sostanza mi sembra di essere di fronte invece ad una rinnovata presa di coscienza delle possibilità di interazione del gruppo a sostegno di quell'humor particolare del sassofonista che tende nel dialogo con Shipp a creare una climax di tensione musicale: questa deve esprimere sensazioni contradditorie, che sprigionano forza (Perelman raggiunge in molti casi un pathos strumentale inverosimile suonando sulla parte alta dei toni) ma anche un astratto senso del disorientamento. Il poderoso pianista fornisce un adeguato lavoro di tessitura pianistica (basata su evoluzioni "free" che rispondono a quella caratteristica) sebbene il cd sembri non avere quegli episodi che scuotono come succedeva ad esempio in "The Hour of the star" (title-track), ma qui l'impostazione è quella di un netto predominio del senso dell'acuto.

 "The passion according to G.H." è il romanzo della Lispector che allude all'esperienza mistica di una donna che si ritrova a dover affrontare in maniera disgustosa animali come gli scarafaggi: c'è una frase del libro presa dalla rete che mi ha colpito e che può essere il viatico per ascoltare questo lavoro in suite (sei parti) che si avvale di un moderno quartetto d'archi in pieno stile, un ensemble che proietta la sua religiosità latente in forma contemporanea sotto la lente d’ingrandimento fornita in chiave solista dal sax di Perelman, che qui raggiunge vertici di compenetrazione eclatanti. La frase è ..."Between two musical notes there exists another note, between two facts there exists another fact, between two grains of sand, no matter how close together they are, there exists an interval of space, there exists a sensing between sensing–in the interstices of primordial matter there is the mysterious, fiery line that is the world’s breathing, and the world’s continual breathing is what we hear and call silence..."; è questo senso di vuoto che Perelman vuole esprimere, questa drammaticità umana che terrorizza, la ricerca di un "centro" di gravità possibile, è un disegno astratto da rappresentare, come nel suo stile, che presenta non solo angoscia ma anche ricerca di redenzione celeste e quel quartetto ha proprio quello scopo, quello di sollevare le anime dalla loro angoscia. "The passion according to G.H." è una delle sue migliori espressioni di sempre, una sorta di viaggio in un Inferno dantesco ma forse archiviato a buon fine, che musicalmente si avvicina all'arte eccelsa di lavori di spessore del passato "contemporaneo" come "Seeds, visions and counterpoint" o "Alexander Suite" o "Suite for Helen F.".


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