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giovedì 17 maggio 2012

Timbri infantili nel rock femminile


Cover (Pirates:Rickie Lee Jones)

Di solito quando si parla di timbrica infantile nella musica ci si riferisce ai cori "bianchi" della classica o altre volte al registro del falsetto che è un espediente della vocalità di base, ma quasi mai si pensa a voci adulte che hanno una naturale timbrica rivolta all'infantilità; al riguardo se per gli uomini, l'affermazione di cantanti con quelle caratteristiche è stata situazione più difficile da trovare (forse il Dylan degli esordi?, Neil Young, Roger Hodgson dei Supertramp), al femminile vi sono stati molti episodi eclatanti di vocalità fanciullesca. Ed è situazione diversa che risponde storicamente a seconda del genere: se è trascurabile la letteratura di voci intrinsecamente adolescenziali nella timbrica della musica classica e nel jazz per ovvi motivi (attraverso lo studio, si tendeva a raggiungere un risultato identico nel cercare di plasmare la vocalità), nella musica tradizionale americana (la country music o il folk) si è voluto lasciare piena libertà di movimento all'essenzialità del timbro: si pensi a Dolly Parton nel country, che può considerarsi un primo esempio di vocalità fanciullesca e che ha avuto parecchie discepole nel tempo. Quello che mi preme rimarcare è che in poche però hanno saputo filtrare in maniera originale la loro ideologia musicale e quando l'hanno fatto, ciascuna di esse ha creato una specie di antecedente con il genere sottostante: l'inglese Kate Bush (vedi mio post precedente) impiegò il suo timbro tra l'adolescenziale e l'operistico, aprendo il pop a quelle razionalizzazioni tendenti alla classica; la cantante di Los Angeles, Rickie Lee Jones, quando non era distratta, compirà un lavoro di sintesi indirizzato al jazz (timbri di quel genere non se ne riscontravano in materia); nel country e nella folk music statunitense personaggi come la Nanci Griffith del periodo MCA Records si pongono come la naturale continuazione dell'espressività della Parton; Cindy Lauper porterà il canto appena fatto adulto nella dimensione pop, così come la freddezza di Bjork ne costituirà un suo ammodernamento. La lista pùo essere ampliata alla cantante Bianca Casady delle Cocorosie, con l'ultimo grande sussulto imposto dalla fiabesca Joanna Newson. 
Rickie Lee Jones, nel puzzle che compone il suo linguaggio verbale, realizza immagini di vita, relazioni, rapporti di amicizia, pezzi di quotidianetà, la voce sembra simulare quella di una bambina (donna) che vive senza filtri, che affronta con una razionale mentalità le "incongruenze" della vita: in "Pirates" vi sono diversi passaggi che sembrano dimostrarlo: dalle difficoltà precoci di "Skeletons" agli ammiccamenti sessuali/romantici di "So Long Avenue". Quel disco, che rappresenta a tutt'oggi il suo capolavoro artistico, è il disco di una donna che aveva raggiunto il suo grado di maturazione e di spontaneità facendo esperienza della vita, che parla con il fascino della sua bellezza fisica, di cui la voce è un elemento fondamentale.
Nanci Griffith aveva intrapreso, nella prima parte della carriera, un folk venato dal pessimismo dei testi e dalla nostalgia di luoghi e successi del passato; gradatamente si spostò verso il country così come si spostò la sua vocalità che passò da folksinger delicata a cantante country-pop con una tonalità che a dispetto del tempo diventava sempre più "adolescenziale": nell'album "Lone star state of mind" si avverte chiaramente la svolta che è supportata da una serie di canzoni che nascono dall'osservazione diretta del mondo: la "poetessa" della finestra (parafrasando il suo secondo album "Poet in my window") si trasforma in saggista delle relazioni e dei temi dell'amore, e sebbene, a molti non vada giù nè come interprete nè come compositrice, l'artista mostra la sua validità con alcuni versi che nascondono nella loro semplicità delle grandi verità.
Cindy Lauper raggiunse il suo unico vertice in "She's so Unusual": una controversa teoria che scandalizzò la critica quando la stessa fu presa come riferimento da artisti come Miles Davis: la Lauper è quella delle ragazzine moderne degli anni ottanta prese dal divertimento e dal look, che forse non si rese conto di incarnare la situazione di una donna imperfetta nell'epoca in cui le stesse si ritenevano tali. 
L'ultima grande voce "infantile" in ordine di tempo è quella di Joanna Newson, che ci è pervenuta nel 2004  con "Milk-Eyed Mender".  Come è risaputo la Newson rifiuta questa figura "childish", tuttavia è innegabile che la stessa si possa presentare come una bambina evoluta culturalmente: il linguaggio usato è la risultante di una serie di elementi che inglobano scrittori che davano forza al linguaggio come Nabakov, una certa disinvoltura vicina ai flussi della coscienza di letteraria memoria, un respiro fiabesco: i suoi due ultimi splendidi lavori confortano l'idea di aver trovato un magnifico "folletto" musicale con tanto di arpa (pieno di idee e di sentimenti da esprimere) che è vicino a quei racconti accattivanti che si svolgono nei paraggi del suo lago in Nevada.

Cover (Ys:Joanna Newsom)

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