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sabato 12 maggio 2012

Gli idiomi della sinfonia nordica e l'exploit attorno al 1950




Nell'epoca romantica la sinfonia aveva assunto tra gli altri significati anche quello della ricerca del sublime. Questo carattere che implicava un adeguamento anche musicale delle composizioni, aveva coinvolto il processo musicale nella tematica del "programma" (ossia comporre per descrivere una storia) e attirato l'attenzione delle altre arti tra cui soprattutto la letteratura dando vita alla nascita del "poema sinfonico", ossia di un componimento che si mescolava con le trame di un poesia o di un racconto. Il concetto del sublime non doveva confondersi con quello della bellezza ma era quel piacere che veniva riscontrato nell'osservazione di qualcosa così potente e vasto da incutere "paura" alla visione: era quindi collegato alla comprensione dell'universo, alla manifestazione degli stati della nostra coscienza di fronte al creato e alla "inconsistenza" dell'uomo di fronte alla natura (per esempi nell'arte pittorica si pensi a Turner e ai quadri "marini" o al "Viandante sul mare di Nebbia" di Friedrich). 
Dopo l'esperienza eccelsa di Haydn e quella meno regale di Mozart nella sinfonia (soprattutto nella sinfonia 40) e del suo successore Beethoven (che con la quinta sinfonia che estremizza il linguaggio della 40 del compositore austriaco), si aprì questa caccia all'espressione degli stati d'animo. Se per tutto l'Ottocento tale prerogativa fu appannaggio dei compositori dell'asse italo-franco-tedesco, nello specifico della sinfonia quest'ultima si legava spesso alle esperienze operistiche. Questo influsso accompagnò molto della tematica della sinfonia e non sempre a ben ragione. Comunque, all'inizio del novecento l'arricchimento delle orchestre raggiunto da Buckner e Mahler aveva avuto un eco anche nei paesi scandinavi; in quegli anni si imposero due figure massime una in Danimarca, Carl Nielsen e l'altra in Finlandia, Jean Sibelius: i due, oltre ad essere identità culturali dei loro paesi, già proiettavano il linguaggio verso le nuove tendenze imposte da Debussy, Scriabin, con un occhio alle istanze moderne provenienti dal Nord America ad inizio novecento. Ma la loro particolarità stava anche in una personale relazione con il concetto di "sublime" che qui inglobava i luoghi vissuti, si infiltrava nella spettacolare natura geografica di essi influendo sull'umore della composizione; quando ebbero la possibilità di spingersi in quei meandri lo fecero senza tentennamenti in una scoperta atmosferica delle foreste, dei laghi, etc. spesso relazionata anche in funzione letteraria, rappresentando il primo livello su cui tutta la composizione nordica si scontrerà nel futuro nonostante i cambiamenti di stile. Nielsen e Sibelius erano degli eccezionali orchestratori: Nielsen (la cui tendenza romantica si diluì gradatamente fino all'arrivo dell'ultima sesta) era un magnifico fantasista, mentre Sibelius (che esprimeva un supremo romanticismo orchestrale) si era addentrato nel poema sinfonico in maniera maestosa dando vita ad episodi di interelazione con la natura e la cultura finlandese (si pensi a "Finlandia" od altre divagazioni orchestrali); il biografo inglese Cecil Gray dichiarava a proposito di "Tapiola" "....non ci sono semplici parole per descrivere un decimo della grandezza e sublimità, dell'originalità pura e del potere immaginativo che racchiude l'intera opera sia in sintesi che nei dettagli della partitura. Sebbene Sibelius non ha scritto nient'altro (si riferisce al poema sinfonico), questo lavoro gli attribuisce un posto tra i più grandi maestri di tutti i tempi..." (mia traduzione)
Sebbene il modello di riferimento fosse sempre quello sinfonico tedesco, i due nordici ne avevano una visione diversa: mentre Nielsen nelle sue sinfonie era sospinto da melodie profonde ma con una piena libertà di espandersi nelle dinamiche e la sua risolutezza non sconfinava mai nel pathos di matrice mahleriana, così come Sibelius, pur sembrando molto conservatore, dimostrò come dare un'alternativa ai capolavori sinfonici di Beethoven e dei suoi successori, con la sua tecnica "organica" che vedeva nell'evoluzione di motivi brevi, forme che crescevano come organismi naturali. Attraverso i loro episodi sinfonici si entra in quel Modernismo nordico che si manifesterà in maniera più pronunciata nel Novecento. Come in Europa il carisma sinfonico di Beethoven faceva sentire il suo peso in tutte le nuove generazioni occidentali, quello di Nielsen e Sibelius fece sentire il suo peso in quelle norvegesi, danesi, finlandesi, svedesi, etc., tant'è che nacque una seconda generazione di compositori romantici ancora specializzata nella sinfonia (Halfven, Melartin, Peterson-Berger, etc.), che qui accantono.
L'idea del sublime nascosto nella tematica paesaggistica fu dunque anche nei pensieri dei primi modernisti come Rosenberg, Blomdhal, Skold che già incarnavano la nascente eredità dalle teorie di Schoenberg e Webern, anzi la tecnica dodecafonica costituì forse un miglioramento quasi involontario di quel tipo di composizione che determinava nuove organizzazioni dei sentimenti musicali: il senso del misterioso, dell'immininte accadimento, o l'ambiguità dei luoghi ne uscivano maggiormente evidenziati e questo costituiva un'aspetto evidente a tutta la letteratura sinfonica del Nord Europa: esempi? La "Saga Symphony" dell'islandese Jon Leifs nel 1942, nonostante i riferimenti a personaggi eroici del combattimento, ogni tanto condensava nella scrittura, quei passaggi misteriosi ed avventurosi che si rifanno all'inedubile principio nordico, così come Gosta Nystroem colpiva l'immaginario dei mari del Nord con una scrittura che è condivisione tra i mali della guerra e gli influssi misteriosi della natura, con la sua Sinfonia del Mare del 1948, o il misconosciuto Langaard dedicava una sinfonia alle tempeste di mare. L'espressione militarizzata nella sinfonia era una logica conseguenza dei tempi e in tal senso, specie nella parte regionale più esposta del Baltico agli eventi bellici essa divenne una costante delle sinfonie. Il più profondo nella esposizione di questa contrapposizione tra animi appesantiti dalle vicende storiche e paesaggi sublimi utili per la redenzione, fu Shostakovich: egli fissò un nuovo standard della sinfonia che arrivò al suo culmine con la sua decima sinfonia, dove il compositore russo riuscì a condensare tutta l'amarezza dei ricordi della vita e la volontà di riscatto, riprendendo musicalmente la profondità delle orchestre sinfoniche di Mahler, ma portando avanti quel discorso, creando un trasporto emotivo (il russo crea un'evoluzione ai violini che è prodigiosa) che ha molto da condividere con lo spirito del Nord e con quel respiro continuamente rivolto all'inevitabile evento. 
Quando arrivò la tempesta della seconda guerra mondiale, i temi della guerra preserò drammaticamente il sopravvento e la situazione fu ripristinata gradualmente dopo la fine della guerra. Nel frattempo, il fattore "climatico" era divenuto un tema seguito da tutti i compositori anche fuori dai confini nordici: l'inglese Vaughan Williams lo dimostrò nella sua settima sinfonia dedicata all'Antartico (quindi in un ideale incontro dal punto di vista della "polarità"), che metteva da parte la pastoralità o l'impressionismo spinto delle precedenti per abbracciare questo nuovo senso cinematico; stesso dicasi per compositori come l'americano Henry Cowell che dedicò varie sinfonie all'argomento tra cui una, la sedicesima completamente dedicata alle terre islandesi; ma anche Martinu nella sua sesta sinfonia rompe la monotonia neoclassica con una fantasia sinfonia che sta tra le esplicazioni storico-progressive di Berlioz e le istanze nordiche. 
Il 1950 si presenta ancora come un vero e proprio crogiuolo di iniziative: si impongono alcune figure essenziali della sinfonia nordica: alcuni limitavano l'uso del serialismo o anche della neoclassicità come Vagn Holmboe, danese, che usava una sua particolare tecnica di composizione chiamata "metamorfica",  una specie di trasformazione degli elementi che si inseriva a pennello nelle possibilità di studio e sviluppo della sinfonia: le sue orchestrazioni vengono progettate per affrontare questo tipo di evoluzione con un climax che passa da stridore alla calma, e con un riferimento spesso esplicito ai luoghi del Nord come nella ottava del 1952 chiamata Sinfonia Boreale. Tubin, l'estone vissuto in Svezia per ragioni politiche, raggiunse gli stessi afflati nella sesta sinfonia, con evidenti impulsi derivanti dal mondo neoclassico di Prokofiev, con un evidente citazione al Bolero di Ravel, ed una formula musicale perfettamente inserita in un'ambientazione orchestrale di ampio respiro. Quel sentimento di sublime viene ormai esplorato in maniera profonda fino quasi al bucolico dissolversi delle prime sinfonie di Pettersson, che mostrano un incredibile stato di sospensione che si dispongono oltre il consentito. Il neoclassicismo proveniente dalla Russia ebbe anche un'influenza sugli inizi del finlandese Rautavaara che se ne differenziava per quel suo particolare trasporto musicale e su Saevarud che nella sua ottava, si intona su quattro movimenti con coordinate alla Shostakovich e Stravinsky con uno scherzo che ricorda Charles Ives e che rappresenta un'omaggio al Minnesota, terra di laghi e boschi ai confini del Canada, a cui la sinfonia si riferisce.
Il mondo "nordico" era comunque prossimo ai cambiamenti di stile che erano intervenuti grazie all'avvento delle avanguardie: Lutoslawski fu uno dei primi a dimostrarlo con le sue prime due sinfonie, ma anche Gorecki creò una prima sinfonia di crescente astrattismo sonoro (tra radicalità e dissonanze).

Discografia consigliata:
Nielsen, Sinfonie 1-6
Sibelius, Sinfonie dalla 3 alla 7
Nystroem: Sinfonia del Mare, 3, 1948      
Langgaard, Symphony 15, The seastorm, 1949
Blomdhal: Symphony 3, Facetter, 1950
Rosenberg: Symphony 6, 1951
Pettersson, sinfonia 1, 1951 + sinfonia 2, 1954
Holmboe: Symphony 8, Sinfonia Boreale, 1952
Vaughan Williams: Symphony 7, Antartica 1952
Martinu: Symphony 6 "Fantasie sinfoniche", 1953
Cowell: Symphony 11, 1953 + 16 "Icelandic", 1962
Sostakovic: Symphony 10, 1953
Tubin: Symphony 6, 1954
Rautavaara, Sinfonia 1 e 2, 1957
Koppel, Sinfonia 5, 1957
Saeverud, Sinfonia 8, 1958


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