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mercoledì 16 maggio 2012

Due diverse diramazioni del silenzio di Cage


La straordinaria apertura del John Cage di 4'33" ha creato seguaci che hanno cercato di approfondire quella tematica del silenzio e delle sue implicazioni, spesso anche svincolandosi da parametri classici. Negli ultimi vent'anni le scuole più audaci di musicisti (sia americani che europei) hanno tentato di dargli un senso più compiuto anche in rapporto ai tempi: da una parte vi sono stati musicisti che hanno sviluppato il tema in maniera "pura" basandosi solo sull'integrazione di esso con l'acustica o elettroacustica, ed altri che invece l'hanno sistemato in contrapposizione con i rumori e i suoni della vita quotidiana, spesso usando la tecnica dei campi di registrazione. 
Paris Transatlantic in un articolo chiamato il "The sound of silence" enfatizzava il ruolo del movimento del Wandelwaiser Group, creato in Germania da compositori provenienti da varie parti del mondo, con lo scopo comune di ricreare le condizioni del 4'33" di Cage con formule moderne (leggi l'articolo in http://www.paristransatlantic.com/magazine/monthly2006/07jul_text.html#2): l'estetica di quel brano veniva accolta creando una musica molto "minimale" che ha della causalità, della ripetizione e delle pause i suoi punti di dialogo; i musicisti riuniti hanno fondato delle etichette dedicate (la Edition Wandelwaiser per gli spartiti e la Wandelwaiser Recordings per le registrazioni), una radio autonoma, e pubblicato una serie di registrazioni indipendenti (con copertine anch'esse "minimali", che sembrano contemplare il silenzio assoluto) compiute con varia strumentazione acustica, in cui la notazione e l'ordine delle pause compositive giocano un ruolo fondamentale. Tra i più interessanti del lotto ve ne sono alcuni che sembrano meno interessanti alla estremizzazione dei suoni e che potrebbero realmente dare un nuovo senso alle strutture di Cage che con il suo brano più volte citato, aveva già radicalizzato qualsiasi sviluppo: il classicismo mascherato di Tim Parkinson, la modularità tendente allo svuotamento musicale di James Saunders e la fiction storica di Trunk Markus sono alcuni degli elementi della Wandelweiser che indicano una prospettiva piuttosto rischiosa se rapportata ai risultati da raggiungere. Antoine Beuger, uno dei fondatori del gruppo, è fautore di quel principio secondo il quale la composizione deve essere risucchiata dalla condizione ambientale d'ascolto, la perfomance non è mai uguale e incorpora le più o meno "silenziose" interferenze dell'ambiente circostante; questa stravolgente idea che pone il silenzio e lo spazio circostante come base essenziale per una esplorazione sempre diversa e che "mortifica" lo status del compositore classico, è l'obiettivo di Beuger e del gruppo. Lo spazio discreto dei suoni degli strumenti viene sopraffatto da quelli che circondano la sala di incisione (il passaggio sommesso delle auto, la pioggia, i rumori degli inquilini, etc.) che costituiscono la vera novità dinamica e non ingabbiata della composizione. E' un concetto forte, difficile da digerire, che era già futuristico all'età di Cage ma che apre molti interrogativi su quello che il mondo e i suoi rappresentanti musicali hanno compiuto, proiettando allo stesso tempo l'ascoltatore colto e volenteroso verso l'apprezzamento dei suoni "secondari" dell'ambiente.
Riguardo invece a coloro che utilizzano l'elettronica e che hanno anche un piede ancora più profondo nell'eredità di Henry, Schaeffer e Russolo, la problematica del silenzio ha portato alla creazione di un nuovo movimento organizzato (con creazione di etichette discografiche del tutto legate ad esso come la Bremsstrahlung Recordings, Trente Oiseaux, 12k, e Raster-Noton) chiamato "lowercase": Josh Russell, musicista e scienziato lowercase constata il cambiamento di prospettiva di questa musica che fa risaltare la bellezza di suoni/rumori abbandonati dalla memoria ma in grado di costruire un percorso di bellezza autonomo. Il lowercase usa suoni registrati a frequenze basse, conditi con rumori e suoni di varia natura e legati al soggetto da esprimere in cui si intromettono periodi più o meno lunghi di silenzio: Steve Roden ha dato i natali a questo movimento nel suo album "Forms of Paper" del 2001, in cui le registrazioni consistono in un progetto musicale derivato dal maneggio della carta, una commissione ricevuta da un ente librario di Los Angeles; essendo il risultato "minimale" e considerata l'appartenenza di Roden e degli altri musicisti di riferimento (Brandon Labelle, Bernhard Gunter, Kim Cascone, Tetsu Inoue, Jason Kahn, etc.) al mondo dell'elettronica e della sperimentazione, il lowercase è stato considerato un sottogenere dell'ambient music, ma spesso ci troviamo davanti ad un livello di "sottrazione" sonora che in molti casi si avvicina ai processi di mineralizzazione della musica di Lachenman. In particolare Roden, che è pittore e scultore, artista visuale, creatore di installazioni artistiche, oltre che compositore, è attratto dalle forme di Kandinsky che rivelavano una implicita scoperta spirituale; questo tipo di rappresentazione ci perviene sin dalle prime esperienze di Roden nel gruppo degli In Bee Tween Noise, in cui gli esperimenti sui suoni venivano intervallati da vocalità inserite in una esplorazione nichilista del potenziale "religioso" di tempi antichi. Roden ha poi con il tempo acquisito il suo stile granulare, un drone sottile dinamico da emulazione di grilli o di carboni accesi, introducendo la bassa frequenza dei suoni o dei rumori presi in esame: il compositore americano passa "silenziosamente" tra rumori striduli (quelli di una fermata di un bus o di un treno della metro) ad altri lunari (in molti episodi il riferimento è alla sospensione degli oggetti nello spazio o a quelli visibili da un telescopio). 

Il suo lavoro si concentra sulle mappe alla ricerca di oggetti e spazi rappresentabili secondo la sua prospettiva che tende ad esaltare il rapporto del suono naturale nel più ampio spazio del silenzio. E' una sorta di teoria scientifica quella di Roden ultramoderna che potreste approfondire anche leggendo il suo interessantissimo blog. "Lichtung", la sua ultima collaborazione con Rutger Zuydervelt (Machinefabriek, vedi mio post precedente), è un installazione commissionata per rappresentare l'heimat tedesco, una sorta di primordiale effusione di suoni che si ricollega idealmente alle prime esperienze vissute dal bambino nei luoghi di infanzia.

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