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venerdì 27 aprile 2012

Ricorsi del passato e delicatezze pop-jazz




Per poter catalogare una grande canzone nella nostra mente, uno dei criteri è spesso la sopportabilità dei suoi plurimi ascolti che non favoriscono un suo appassimento nella voglia di ascolto; molte volte si tratta di grandi melodie, semplici ma efficaci, che si insinuano nel nostro quotidiano: questa regola mnemonica di cui la storia della musica ne è piena, ebbe uno delle sue maggiori esaltazioni in quel crocevia musicale degli anni settanta, tempo in cui scrivere una canzone significava ricercare anche un'ideale di vita che magari era lontano dalla realtà vissuta. In quegli anni ci fu praticamente un'eruzione; la base "musicale" di partenza di molti era spesso era il ripescaggio del country e del folk, ma in verità questi artisti impararono a sfruttare una formula omnicompresiva che era capace di distillare in un solo prodotto anche aspetti musicali appartenenti al blues e al jazz facendolo con una tenerezza e delicatezza che costituiva un elemento caratterizzante e soprattutto non si proponeva di entrare in contatto con le classifiche di vendita (sebbene poi questo succedette). Il capostipite di questo nuovo modo di "sentire" la musica fu James Taylor in "Sweet Baby James", il quale compì il primo passo verso un'integrazione apparentemente "leggera" della musica da cantautore americana con il jazz meno impegnativo. "Il Times glì dedico la copertina e si cominciò a parlare di questa nuova corrente crepuscolare e soggettivista di cui Taylor fu il massimo alfiere degli anni settanta. Egli è, infatti, il prototipo del cantautorato crepuscolare, agrodolce, malinconico e dalle tinte pastello che tanta fortuna ebbe in quel decennio. In ciò fu aiutato da una vena compositiva felice, da una raffinata tecnica chitarristica improntata al finger picking e da una voce nasale duttile e pastosa che veicola in modo molto efficace il mondo solitario e neo-romantico della sua America" (Fonte Wikipedia Italia). Taylor ebbe ancora qualche episodio del livello di "Sweet baby james" prima di entrare nell'appagamento musicale, ma ancora più di lui, la sua "amica" Carole King ne trasse i maggiori benefici commerciali grazie al suo "Tapestry". Questa raccolta di canzoni seminali compiono quell'avvicinamento tra canzone di consumo e un più serio livello di composizione rock: qui vi troverete delle melodie intramontabili che mettono assieme in maniera quasi invisibile l'humor di personaggi della storia della musica come Aretha Franklin, Laura Nyro, Joni Mitchell, i grandi cantanti del jazz e quelli della materia country-folk ma senza appartenere a nessuno di essi. Taylor e King non erano soli: a fargli compagnia vi erano anche personalità minori come Carly Simon, Linda Rostadt, etc.; molti inserirono in questo movimento anche personaggi come Cat Stevens o Jackson Browne, la cui però intimità andava oltre il semplice intrattenimento.

L'interesse verso questi personaggi fu ripristinato con l'avvento della cantante Norah Jones nel 2002 quando la stessa esordì con "Come away with me": da sempre pensiero contrastato della critica che si dibatte sulla veridicità artistica dell'americana figlia di Ravi Shankar, Norah incorporava quei caratteri "intrinseci" di quella generazione di teneri cantautori dei settanta prima citati con un accento più sviluppato verso il jazz costruito sulla vocalità delle cantanti delle ultime generazioni: il vocal jazz non avanguardista ebbe un vero e proprio risveglio negli anni novanta con un'epidemia di cantanti che si proiettavano sulla scena musicale stemperando notevolmente i toni elefantiaci delle grandi cantanti jazz dell'era classica della Fitzgerald (uno dei maggiori esempi fu il prototipo soffuso della cantante/pianista Diana Krall); ne usciva fuori una cantante intimista, con un'immagine molto sobria e personale, che sapeva evitare molto bene i clichès del pop-jazz più triviale. Purtroppo anche nel caso di Norah non sembrò reggere alla lunga quel sapore accattivante di  classe e malinconia e l'ascolto del recente  "Little broken heart" fa pensare che la Jones abbia scelto altri lidi di espressione che hanno perso il candore dell'esordio e che comunque hanno ancora parecchi elementi da verificare.

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