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mercoledì 11 aprile 2012

Michael Finnissy




Michael Finnissy è uno dei compositori chiave del movimento inglese chiamato "new complexity": con un evidente errore di interpretazione, i componenti di questa scuola formatasi sull'onda dell'intelettualismo programmatico di Brian Ferneyhough, sono stati considerati portatori di una nuova concezione della complessità musicale che si realizzava in una minuziosa partitura, densa di note e di difficoltà per l'esecutore; in realtà nell'ascolto ci si rende conto che la loro musica è molto più accessibile di quello che si pensa; la complessità è una specie di peccato di presunzione (lo scrivere partiture formalmente importanti è stata una costante dei grandi compositori del passato da Bach a Scriabin) che non si risolve nella musica. Finnissy si presenta con uno stile originale che proietta la sua evidente contemporaneità attraverso l'assimilazione del passato, una specie di digestione musicale che cattura lo spirito dei grandi compositori del passato trasformando le note in accurati portavoce dei pensieri. Tra le definizioni più azzeccate della sua musica trovo che quella del Sunday Times, (che si riferiva alle cinque ore e mezzo del lavoro "The history of Photography in sound"), fosse molto vicina alla verità quando asseriva che lo stile astruso di Finnissy richiedeva una precisione fenomenale e che il controllo prolungato nel tempo di questa elaborazione da parte dei suoi esecutori (tra cui lo stesso Finnissy) fosse sorprendente; tuttavia questa fantomatica partizione ha un suo fine nobile poichè, specie nelle composizioni dove il piano riveste una primaria importanza (direi l'80% delle composizioni), Finnissy si ritaglia un posto specifico nella contemporanea odierna, dato dalla circostanza innegabile di avere una scrittura che per l'intero si svolge in un amplesso sonoro che sta tra una misteriosa capacità di descrizione dei sentimenti umani e una sorta di perdita di coscienza costante: ad aiutarlo in questo compito "atonale" è quell'uso particolare di combinazioni di toni alti del piano che si rapportano a quelli bassi a seconda dell'espressività voluta in quel momento. Finnissy con questa prerogativa mette in musica straordinari flussi di emotività composta: si sente dentro contemporaneamente tristezza, forza d'animo, brevi stati di serenità incoscente, risucchi drammatici, etc., tutto quello che si riscontra nella nostra vita quotidiana, un'invenzione emotiva che fu di Beethoven o Schumann con altre caratteristiche: in tal senso i suoi concerti per piano (sei allo stato attuale) ma soprattutto "Etched bright with sunlight" ci coinvolgono in una delle più affascinanti dimensioni raggiunte dalla musica moderna, che sottintende spesso una visuale poetica dei temi (che sembra avvicinarsi alle tematiche di Joyce o Pound). Finnissy risulta vincente anche nei chamber works quando riesce a trasferire quell'idea "poetica" in cui la partecipazione arriva anche dagli altri strumenti utilizzati, così come accade nei due string quartets appena pubblicati dalla Nmc R. che contengono rimembranze dichiarate di Haydn o dell'ornitologia di Messiaen. Tra le composizioni agli archi solo il decantato string Trio sembra essere compromesso da una sterile aridità dei risultati. Inoltre è doveroso segnalare la ricostruzione che il compositore fa al piano della canzone popolare inglese in "English Country Tunes", totalmente diversa dalle usuali riproposizioni tesa ad affermare una diversa e più aderente alle sensazioni dei tempi odierni, nonchè il riferimento a Ives e al suo spirito di libertà musicale che aleggia spesso nelle composizioni.


Discografia consigliata:
-English Country Tunes, Etcetera 
-Etched bright with sunlight, Hodges, Metronome (raccolta eccellente di brani pianistici, tra cui  due estratti da "The History of Photography in sound")
-Mars + Venus, Nmc
-Lost lands, Topologies, Metier
-String Quartets 2/3, Kreutzer Q, Nmc

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