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sabato 21 aprile 2012

La nuova soggettività germanica come nuova direzione della contemporaneità




Se si scorrono gli albi dei compositori premiati in Germani o (per rimanere in Italia) si sfila l'albo dei vincitori del premio dell'Accademia Tedesca Villa Massimo in Roma, premio iniziato ad essere corrisposto dal 1957 in poi, si notano una lunga lista di compositori tedeschi in qualche modo legati tra loro. Il tipo di legame in essere è quello dell'appartenenza (senza una nascita formale con condivisione di scopi) al movimento della "new simplicity", così germogliato in quel paese alla fine degli anni settanta e in qualche modo condiviso da molti autori ancora fino ad oggi sia pure sotto forme apparentemente diverse. Quel movimento così coniato da Aribert Reimann, si rapportava alla musica moderna nata a ridosso del famoso spartiacque temporale del 1950 circa, ed in particolare si scontrava con i risultati raggiunti dai serialisti o degli avanguardisti come Stockhausen. E' come se ad un certo punto gran parte dei compositori tedeschi si fosse guardata indietro per rifare il punto della situazione; l'atonalità e le nuove conquiste musicali erano state la loro formazione (la maggior parte di essi aveva studiato con Lygeti, Boulez, Xenakis, etc) ma queste vennero plasmate in favore di un approccio più "semplicistico" nell'ottenimento di una musica che avesse ancora quei caratteri di "emotività" sonora che, secondo gli stessi, non potevano oggettivamente trovarsi nelle discipline moderne: Hans-Jurgen Von Bose, Hans-Christian von Dadelsen, Detlev Muller-Siemens, Wolfgang Rihm, Wolfgang von Schweinitz, Ulrich Stranz, Peter Ruzicka, Manfred Trojahn e molti altri diventarono i paladini di una specie di rinascimento "controllato" della "vecchia" musica: non si trattava certamente di tonalità piena poichè rimanevano presenti nella composizione gli elementi formativi moderni, ma di sicuro gli stessi si ponevano come un ampliamento degli orizzonti della serialità e di quel processo di "costruzione" sonora tipica degli avanguardisti classici; in sostanza, dopo il 1950, quando sembrava di aver chiuso definitivamente la porta del passato, dopo appena trent'anni se ne riaprivano parzialmente i battenti. Stockhausen fu molto duro riguardo a quello che lui considerava una sterile reazione al futuro della musica e certamente non si può confutare la coerenza dell'idea al cospetto dei tempi, tuttavia pur senza aderire ad un nuovo concetto di polistilismo, quel movimento costituì una nuova possibilità di incroci generazionali nella composizione. E' un movimento tutto tedesco che tendeva a sterilizzare una volta per sempre gli effetti catastrofici derivanti dalla seconda guerra mondiale: molti di loro, anzi, pensavano, che le discipline moderne erano state proprio la risposta al bisogno avvertito anche dalla musica di un rigore "formale" della stessa, ma dopo trent'anni e vista la situazione della Germania, era tempo di cambiare e lasciare spazio ad infiltrazioni che fossero necessarie per ricercare una nuova idea di benessere, da stabilire nella bellezza "soggettiva" di un componimento. Non era pensabile ricusare alcune sensazionali scoperte della modernità musicale (tra le quali quel senso di misterioso e inquietante derivante dalla mancanza di centro tonale e dal lavoro timbrico) ma era allo stesso tempo necessario evitare che l'angoscia della società potesse avere il soppravvento ( e quindi inevitabile era il ricorso alle certezze "romantiche" o "neoclassiche"). Si aprì quasi subito l'inutile dibattito sulla presunta validità delle innovazioni di Boulez, Babbit, Stockhausen, etc. che ancora oggi fornisce un divisorio sul modo di concepire la musica, ma forse i nuovi compositori tedeschi ne avevano ben compreso la portata, ossia il fatto che grazie a Damstadt e alle avanguardie si era aperta una nuova stagione della società e conseguentemente della musica, divisa tra angoscia e bisogno di umanità, e che il trasporto "emotivo" della stessa era principio che poteva essere riportato nella composizione nelle dosi "volute". La loro importanza, oggi, sta nel fatto, che hanno aperto nuove direzioni per la musica contemporanea, forse più fruibili; tuttavia se si eccettua la statura internazionale di Rihm, quell'importanza direzionale non ancora viene riconosciuta in maniera più determinata dalle organizzazioni musicali di riferimento (case discografiche, critica settoriale, pubblico appassionati), miopia accentuata dal fatto che alcuni di loro sono impegnati nel loro lavoro accademico e mancano di pressione adeguata, oppure sono scomparsi ( vedi Stranz) o si sono ritirati dalle scene (Von Bose); ed è imbarazzante vedere come i loro discepoli (è il caso di Moritz Eggert) abbiano avuto discograficamente più chances di loro.


Discografia consigliata:
-Deutscher Musikrat Zeitgenossische Musik in der Bundesrepublik Deutschland, 9 (1970-1980), vinile della Harmonia Mundi vergognosamente fuori catalogo (ma c'è un blog di un appassionato che vi dà la possibilità di scaricarlo gratuitamente): è l'unico compendio centrato, peraltro non esaustivo, che io conosca sul movimento tedesco. 
-Wolfgang Rihm, Morphonie, Swr, Ernest Bour, Hanssler Class./ Dis-Kontur/Lichtzwang/Sub-Kontur, Swr, Cambreling/Bour, Hanssler C. 
-Jurgen Von Bose, Streichquartett 3/Labyrinth II fur Klavier/Solo fur violoncello, Wergo
-Ulrich Stranz, Streichquartette, Casal quartett, Telos, 
-Detlev Muller-Siemens, Sieben Variationen/Under Neonlight I/Konzert fur Klavier und Orchester, Wergo; molte sue composizioni sono udibili a questo suo indirizzo Detlev Müller-Siemens's sounds on SoundCloud - Create, record and share your sounds for free, sebbene siano tutte post anni ottanta.
-Manfred Trojahn, esistono molte singole composizioni sparse su vari albums; di quel periodo si può anche far riferimento al suo "Kammerkonzert" nella raccolta Darmstadt Aural Documents Box 1 o la sua sinfonia n. 3 sulla raccolta Musik fur Orchester 1980-1990, Rca Read Seal.

Per un articolo ben costruito sulle prerogative del movimento, vedi  invece http://www.beckmesser.de/neue_musik/subj1.html (in tedesco)

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