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martedì 24 aprile 2012

Guillaume Dufay e i tempi moderni


Nell'àmbito di una delle sue collane più recondite, la Naxos con la Art & Music, ha cercato un parallelo tra i vari periodi storici della pittura e le musiche relative (un lavoro direi piuttosto breve e mancante del periodo moderno); tra le uscite ve ne era una dedicata a Leonardo Da Vinci, nella quale venivano inseriti tra gli altri brani, anche composizioni di Guillaume Dufay, il famoso franco-fiammingo che si impose nel Rinascimento; nonostante il parallelo mi convinga in parte (Dufay era nato nel 1397 e quindi aveva ancora nel suo bagaglio artistico caratteri dell'epoca precedente, cioè il tardo medioevo che invece può essere accomunato artisticamente al tardo gotico) Dufay è sicuramente uno degli uomini che ha intrapreso il rinnovamento musicale: questo mirabile signore si imporrà per avere costruito il tramite tra le convenzioni storico/musicali della Chiesa Romana e il primo esempio di nuova centralità dell'uomo nel mondo, che si esprimeva anche con la musica. Ecco, quindi, che accanto ad una produzione liturgica che aveva anche accenti monodici e gregoriani, appaiono nuovi approfondimenti per le linee polifoniche; nonostante le varie critiche che arrivano al riguardo, non bisogna pensare che la religiosità degli uomini fosse in crisi, anzi al contrario si rafforzava, perchè essa era più consapevole della forza e delle capacità degli uomini; era una fede che non credeva più ai "fantasmi" religiosi, ma che si basava sull'abilità degli uomini di saper guidare il proprio destino*. La musica di Dufay ne era una conseguenza: se in molte messe o mottetti, Dufay mostrava ancora un certo rigore delle forme monodiche gregoriane (causa la transizione), nelle stesse e nella restante produzione ai canti, disegnava i nuovi confini che la polifonia avrebbe magnificamente percorso di là a venire: la lezione di Machaut e DeVitry e dell'Ars Nova Italiana del trecento, con tutte le sue innovazioni (isoritmie, chansons, etc.), venne filtrata con questa nuova straordinaria vitalità dell'uomo: oltre ad uno sviluppo virtuosistico degli strumenti  musicali allora riconosciuti, Dufay provvederà ad inserire il contrappunto imitativo (le voci al canto si rincorrono seguendo le stesse figure ritmiche e melodiche), nonchè con la messa "Se la face ay pale" compone per la prima volta nella storia su canto firmus profano, cioè non a carattere religioso: il brano scritto per evocare la sacra sindone (ma costruito come canzone profana) venne rivisto e trasformato per le esigenze di un matrimonio reale religioso.
Ultimamente la figura di Dufay è stata ripresa in considerevole ammirazione ed alcuni compositori/musicisti hanno anche cercato di rappresentare lo spirito delle sue composizioni attraverso l'inevitabile aggiornamento dei tempi odierni: in particolare sono degni di menzione i due esperimenti fatti dalla compositrice tedesca Isabelle Mundry e dal musicista "elettronico" Ambrose Field assieme ad uno dei cantanti dell'Hilliard Ensemble John Potter, che denotano due diverse metodologie di pensiero; mentre la Mundry sembra piuttosto "rispettosa" della figura di Dufay, limitandosi a riprendere le magnifiche melodie (senza canto) del francese e vestendole con gli strumenti e le tecniche "moderne" della contemporaneità, Ambrosie Field utilizza i frammenti vocali delle composizioni di Dufay (con uno splendido Potter continuamente in fase di incubazione vocale) e li inserisce su un tappeto musicale quasi in "drone" ambientale, formando il collante di tutta la riproposizione: lo scopo è la ricerca del sentimento di quell'uomo, che ieri come oggi, sembra essere uguale a noi;  se la Mundry tenta di ricalcare lo spirito rinascimentale che pervade l'uomo, dandogli teoricamente un nuovo abito e portandolo intellettualmente in paragone con la vanità culturale di quello moderno, Field e Potter cercano di entrare nell'anima di quegli uomini tramite le conquiste della musica elettronica. E' rilevante sottolineare come Dufay rappresenta l'inizio di un nuovo corso dell'umanità al quale forse i due compositori tentano di riallacciarsi per una "sconcertante" nuova evoluzione della musica: utilizzare la musica di oggi per riportare quel sentimento leggero, cortese e coscientemente religioso di quei giorni ai nostri tempi (una sorta di nuova era che riparte da zero). Questa considerazione si intreccia con il lavoro che Jan Garbarek ha provveduto a fare con l'Hilliard Ensemble in "Officium" (dove prese in considerazione anche Dufay), quell'intenzione di rendere interscambiabili le attività dell'uomo fuori e dentro i luoghi di culto e sebbene abbia già espresso il mio parere in altre occasioni sull'inevitabile perdita di "virtuosità" individuale della musica, quella prerogativa ha tutto un fascino da dimostrare. Resta comunque oggi il fatto che un uomo come Dufay suscita ammirazione perchè forse rappresenta quell'uomo perfetto caratterialmente che chiunque vorrebbe incontrare per la sua saggezza e la sua forte azione di mediazione tra l'umano e le arti (compreso il fattore musicale).

*la principale differenza che distingueva l'uomo medievale era la sua serietà: la doveva perseguire come condizione essenziale della sua fede in Dio e a tal fine doveva essere un uomo equilibrato. Gli uomini del primo rinascimento (quelli di transizione dell'epoca di Dufay) sono invece persone equilibrate ma che hanno l'allegria del porgersi, un nuovo modo di nascondere le ineludibili tristezze della vita: questa considerazione si nota nel tenore della musica che da Dufay in poi comincierà ad esprimere non solo storie di carattere religioso o chansons di intrattenimento sociale, ma anche testi che esprimono un profondo pessimismo di vita che quando non è celato porta alla disperazione e alla voglia di redenzione.

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