Translate

lunedì 2 aprile 2012

Enrico Pieranunzi: Permutation



Partito post-bop in una vena incredibilmente vicina al modello pianistico Bill Evans, Enrico Pieranunzi ha saputo nel tempo staccare la spina dal peso specifico del jazz afro-americano per declinare in favore di una matrice più "europea" (direi anche più "italiana"); la sua carriera è infatti divisibile in tre grandi tronconi: quello che va dagli esordi fino alla copertura di tutto il periodo Soul Note e che comprende i suoi primi dischi esplicativi di piano solo per Edipan Record, Carosello e YVP e tutta l'esperienza in trio con la formula consolidata del bassista Marc Johnson e batterista Joey Baron: nonostante un grande successo di rivendicazione nazionalista, Pieranunzi faceva fatica a liberarsi dall'impostazione jazzistica americana e la produzione lo vede quasi totalmente alle prese con rifacimenti di standards che in realtà mettono in evidenza solo il suo assoluto valore tecnico. In questo lungo periodo Pieranunzi troverà anche il modo di registrare il suo capolavoro: l'album del '97 "Seaward", che, a differenza dei predecessori, contiene brani di propria composizione e soprattutto mostra una incrinazione musicale "profonda" e "nostalgica" che finalmente lo avvicina a Evans senza il problema dell'emulazione, con una particolare attenzione delle dinamiche del piano che acquisiscono una forza intrinseca che nemmeno Evans riusciva a cogliere. Il secondo troncone prende in considerazione tutta l'esperienza fatta alla Egea Record: una serie di albums "romantici" in cui Enrico sposta finalmente l'attenzione su fattori più caratterizzanti: questi lavori "artistici" (con splendide copertine raffiguranti opere d'arte) piuttosto ridimensionati dalla platea degli estimatori, gli fanno guadagnare un nuovo "status";  sebbene vi siano delle sovrapposizioni dovute al rifacimento di uno stesso brano con aggiunta di strumenti diversi, in almeno un paio di episodi Pieranunzi si allontana da quell'orto di certezze che lo accompagna nella prevalente esperienza del trio di Johnson e Baron, per avvicinarsi alla parte europea di Bill Evans: qui entrerà in gioco in maniera chiara come elemento fondamentale il fattore "melodico" italiano: il trio con Johnson e uno splendido Gabriele Mirabassi al clarinetto (che ha la raffinatezza dei racconti poetici) e la suite pianistica registrata a Perugia (il suo trattato da consegnare alla comunità musicale) saranno le prove concrete della sua maturità artistica che comincia a pescare anche in altri lidi. 
Il terzo troncone racchiude la recente carriera del pianista che unisce alla sua preparazione "classica" e all'ammirazione per Scarlatti, una cantabilità che sta tra la "chanson" francese e l'amore per la sua città, per il cinema di Fellini e per le colonne sonore di Rota e Morricone, personaggi ai quali dedicherà delle definitive registrazioni che riprendono mirabilmente il tema del ricordo in chiave jazzistica.
"Permutation", sua ultima registrazione che lo ripropone nella veste (non live) di compositore jazz è un tentativo di accrescere le dinamiche del trio attraverso dei comprimari più adatti allo scopo: Scott Colley al basso e Antonio Sanchez rappresentano i necessari rinforzi all'attività improvvisativa di Pieranunzi che ritorna però in quell'alveolo di americanità che forse non è sempre la dimensione più originale dell'artista romano.

Discografia consigliata:
-Deep Down, Soul Note 1986
-Seaward, Soul Note 1995
-Racconti Mediterranei, Egea 2000
-Play Morricone, Cam Jazz 2001
-Perugia Suite, Egea 2002
-Fellini Jazz, Cam Jazz 2003



Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.