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mercoledì 21 marzo 2012

Profeti new age: Constance Demby



Parlare di Constance Demby è come fare una lezione di storia musicale: considerata una delle più importanti musiciste della new age music, Constance Demby può considerarsi uno sciamano di questa musica, della quale indubbiamente si possono discutere i comportamenti (specie si è lontani da certi modi di pensare), ma che dal punto di vista artistico rivelano come la Demby si sia interessata, oltre che delle sue sculture e dei suoi dipinti, anche di rovesciare il senso comune prima passando la sua giovinezza tra gli ideali del Greenwich Village, poi aderendo alla "deep listen" della Oliveros con dei concerti in cave, ed infine lasciandosi sorprendere dal potere subliminale e di guarigione dei guru indiani.
Due i passaggi fondamentali della sua carriera:
1°) negli ottanta, sfruttando l'epopea dell'elettronica, Constance riuscì a creare quasi naturalmente un raccordo tra il rock sinfonico europeo (specie quello di matrice tedesca che si rifaceva alle istanze "orientalizzate" di gruppi come i Popol Vuh), le piaghe organistiche dei Pink Floyd di "Wish you were here", l'elettronica di "Heaven and Hell" di Vangelis e la spiritualità musicale (canto e strumenti) proveniente dall'adesione ai teoremi religiosi orientali; la sua è sempre musica di meditazione ma portata ad un livello di dignità superiore. Queste impronte verranno fuori nel suo "Novus Magnificat" dell'86, nel quale la Demby crea una giunzione tra religioni diverse che non dà solo spazio a quella indiana; infatti dopo l'infatuazione vissuta per l'Oriente, il principale obiettivo della Demby fu quello di trovare il benessere interiore attraverso l'esplorazione della musica, anche se questo significava accettare anche i dogmi musicali del classicismo europeo, che indirettamente si ricollegava ai cristiani. E' innegabile che l'ascolto di questo lavoro rimette in gioco tutta la spiritualità del cattolicesimo a cominciare da quella di Bach fino a ricomprendere tutte le forme musicali "religiose" occidentali (dalla requiem al canto polifonico, dalle messe alla sinfonia religiosa). La Demby non era una semplice ricercatrice di suoni del cosmo, così come era pratica comune nei musicisti elettronici di stampo new-age, ma cercava di interiorizzare nell'ambito dell'animo umano quelle sensazioni di benessere musicale, così come faranno gran parte dei musicisti "cosmici" dagli anni ottanta in poi. La Demby, quindi crea la "sacred space music", una filiazione della new age music in cui è fondamentale l'aspetto religioso e sanante. 
2) L'aver suonato in maniera brillante uno strumento poco considerato, il dulcimer (costruirà uno dei suoi capolavori su di esso, il "Sacred Space Music" dell'82) e aver creato due strumenti a supporto della sua spiritualità estatica: lo space bass e il whale sail. Il dulcimer, di antica origine persiana, fu uno degli strumenti di riferimento nel Medioevo in tutta Europa e la relazione causa-effetto tra i martelli e le corde intelaiate sulla struttura in legno è la stessa che ha portato all'idea della creazione degli interni dei pianoforti; quindi il dulcimer fu il predecessore del piano prima ancora del clavicembalo e sembra che la Demby ne usi uno unico di fabbricazione personale. Lo space bass è un particolarissimo strumento fatto con una lamiera di acciaio sulla quale sono inseriti dei bastoni che toccandoli producono un suono che trova un enorme riverbero sonoro al di sotto, creando dei suoni incredibilmente potenti e direi anche inquietanti: per avere una buona idea di questo strumento si può ascoltare il brano "Fathoms" presente nel live "Attunement" o le sue "Sonic Immersions". Il whale sail invece si basa su un foglio verticale di acciaio che viene percosso con delle bacchette: questo fu anche la prima versione dello space bass, con un potere di risonanza minore ma in grado di fornire suoni che si rifanno alle emissioni sonore di balene e delfini.
"Novus Magnificat" per molta critica specializzata fu il punto di arrivo dell'elettronica new age. Constance non produsse più lavori di quello spessore, poichè il punto di equilibrio cominciò a spostarsi sulle relazioni iterative dell'ambient music: "Aeterna" nel '95 è,  per la prima volta forse, uno spaccato ben ritagliato delle sue capacità pianistiche, con ancora delle tracce del sinfonismo del passato, ma subito dopo vi sarà solo spiritualità: il processo di approfondimento del carattere religioso delle sue composizioni passerà dai lavori di "estasi" new age  di "Faces of Christ" e "Sanctum Sanctorum", ma le stesse sono cocenti delusioni sia per chi pensava ad operazioni di particolare pregio nei contenuti musicali, sia per chi fa pratica di tecniche di rilassamento psico-fisico, poichè la Demby si lascia prendere la mano dall'estaticità della proposta; dove sicuramente la stessa trova una dimensione musicale più consona al suo passato è nei suoi concerti dal vivo, un paio dei quali vengono anche sistemati su cds. L'ultimo episodio discografico, "Ambrosial Waves -Healing Waters" è un lungo drone curativo di un'ora e 12 minuti in assenza di particolari variazioni che ci riporta nuovamente indietro nella valutazione rispetto al buon esito dell'ambientale "Spirit Trance".

Discografia consigliata:
-Skies above skies, Sound currents 1978
-Sunborne, Sound Currents 1980
-Sacred Space music, Hearts of space 1982
-Novus Magnificat: Through the stargate, Hearts of space 1986
-Aeterna, Hearts of space, 1995
-Attunement, Live in Concert, Sound Currents, 2000
-Live in Tokyo, live 2002, Sound Currents, 2008


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