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venerdì 2 marzo 2012

Oltre l'opera: Pascal Dusapin


C'è una frase, a cui pienamente aderisco, nelle note di copertina di Requiem(s) cd del compositore Pascal Dusapin, scritte da Antoine Gindt su "Granum Sinapis  ".....This music is purposely devoid of effect and from beginning to end the singing is collective; in this it is reminiscent of plainchant. Almost anachronistic, a single, fascinating  voice - a pure, heavenly voice, without any vibrato or solistic ostentation - emerges in pieces II and VII, as a further sign of the absolute. Granum Sinapis is a gentle magisterium, encouraging introspection and meditation.......". 
Questa frase esplica un mio punto di vista su un concetto di uso della vocalità (vedi anche miei post precedenti):   senza voler denigrare o abbassare l'importanza del canto operistico e delle sue specifiche tecniche, ho da sempre pensato che l'uso della vocalità "antica" (intesa nell'arco storico del suo sviluppo fino al barocco) fosse già un punto di arrivo per il canto umano: in realtà ci furono ancora occasioni per manifestare nuovi progressi (mi risulta impossibile non menzionare la microtonalità di Ligeti ad esempio), ma quel che è certo è che la mia opinione minoritaria si basa sulla dimensione "emotiva" e "religiosa" provocata dal canto in generale; se dovessi ristabilire quel solito punto di equilibrio tra cuore e mente nella musica lirica farei fatica a trovare dei risultati. Inoltre, l'ascolto delle composizioni dedicate all'opera o al teatro spesso nasconde l'inquadramento di un compositore: si pensa che quel compositore sia prevalentemente rivolto a quel tipo di indirizzo musicale e magari si trascurano le composizioni dedicate alla musica da camera, al concerto, e via dicendo, che dànno una lettura diversa da quella che si pensa. E' il caso del francese Pascal Dusapin, presentato dalla stampa specializzata come artista vicino alla voce umana, sublimizzata soprattutto attraverso le sue opere liriche (la più importante è "Perelà, uomo di fumo"), e quasi dimenticato per il resto: in tutti gli interventi a lui dedicati sembra rivestire importanza la formazione fatta con Messiaen e Xenakis, ma il francese ha un personale modo di sentire ed elaborare la sua musica: eclettico nei tempi usati, Dusapin ha ormai una corposa raccolta di composizioni che possono sinteticamente essere raggruppate in tre direzioni principali (tenendo conto anche delle registrazioni effettuate): in quelle magnifiche dedicate al quartetto d'archi, quelle che riguardano l'attività con l'orchestra  (spiccano le 7 solos e il concerto al piano) e quelle devote alla musica operistica e sacra (il concetto di sacro e mistico è una sua attitudine costante). Dusapin affronta con piglio diverso tutto quello che affronta e non si rifà a nessun padre putativo in particolare: quello che lo contraddistingue è la capacità di abbinare al naturale afflato misterioso che deriva dalla contemporaneità un sapiente utilizzo degli strumenti: forte coloratura di essi per i quali è spesso introdotto l'uso degli armonici (sebbene la spettralità sia spinta solo per gli string quartets) ed una tessitura raffinata che tocca anche altri lidi della modernità (echi di minimalismo es. in Quia, concerto per piano o nei suoi Etudes). Come asserito da qualcuno Dusapin è un'artigiano del suono che attinge alla tecnologia o alle estensioni tecniche solo se questo serve per comunicare concetti. Anche "Granum Sinapis", corale che deriva da un lungo studio su lo teologo e scrittore tedesco Master Eckardt, perseguitato per le eresie nel trecento, è una dimostrazione del suo eclettismo nell'approccio: si può pensare a qualcosa vicino alle pastoie dell'opera ed invece ne consegue una partitura per voci che ha rispetto per la storia "mistica" rappresentata. Dusapin ha probabilmente realizzato i suoi capolavori nelle partiture dei suoi quartetti d'archi (finalmente tutti racchiusi in un unico cd nel 2010 per l'Aeon) in cui si evidenzia (specie nelle Time Zones, n. 2) una capricciosa scrittura che ha nelle evidenze "armoniche" e "spettrali" la sua giuntura ed è quindi compositore che va ascoltato anche oltre i soliti e riciclati spazi dell'opera. 


Discografia consigliata:
-String Quartets & Trio, Arditti Quartet, Aeon (dall'I al V)
-7 Solos for Orchestra: Cycle of the 7 forms, Rophè, O.P.de Liege Wallon, Naive
-Requiem(s), Ars Nova Ensemble, Disques Montaignes

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