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martedì 6 marzo 2012

La new simplicity danese: un diverso concetto di polistilismo


Come la storia insegna intorno al 1960, prima ancora che sorgesse in Germania, in Danimarca nacque un movimento musicale che veniva chiamato "New Simplicity". Questo movimento (che in qualche modo sovvertiva l'orientamento prevalente dei principali compositori danesi) si poneva in netto contrasto con qualsiasi tipo di complessità: era contro Stockhausen e i compositori di Darmstadt, era contro la Spectral Music di Grisey e soci, era nettamente contrario alle partiture ardite di Ferneyhough, che alla complessità aveva donato un nuovo corso. La "New Simplicity" danese era concentrata sull'"elemento" musicale, sulla possibilità di sovrapposizione di una loro pluralità e su nuovi concetti del "tempo" che venivano decostruiti e ricomposti per dar vita ad una composizione in cui le riprese concertate e le sfumature diventano qualcosa di più importante rispetto forse alla stessa musica proposta. Henning Christiansen, morto qualche anno fa dopo una lunga militanza di pensiero al Fluxus movement, fu anche uno dei propugnatori di questo movimento in Danimarca teorizzando sulle nuove tecniche del "next point" e della "perceptive constructions", tecniche in cui alcuni elementi della composizione vengono amplificati gradatamente o prolungati per far nascere una nuova sequenza che a sua volta si sviluppa e scompare: un concetto architettonico che aveva molto a che vedere con le arti visuali. Pelle Gudmunsen-Holmgreen, con una vistosa ritirata dagli esordi avanguardistici, si gettò in questa nuova esperienza fin da "Frère Jacques" e "Plateaux pour deux": la sua idea era associata alla passione per Samuel Beckett e al teatro dell'assurdo di "Aspettando Godot", cioè riprendere vecchio materiale musicale e provare ad inserirlo in una espressione oggettiva che veniva rielaborata in forme astratte. (vedi la sua "Symphony/Antifony", "Triptich" o il "Concerto grosso"). 
Karl Aage Rasmussen introdusse invece il difficile concetto di "metafisico", che aveva radici nelle ambiguità formali che la musica poteva creare: oltre ad interessarsi allo splitting dei tempi, dimostrò come era possibile addentrarsi in una "modernità" musicale diversa, dove la dimensione psicologica e poetica degli "elementi" poteva far scaturire nuove possibilità: a lui si deve il "collage" o montaggio musicale fatto su composizioni altrui preesistenti (in cui l'orchestrazione di Stravinsky assume una rilevanza fondamentale) in cui è possibile frammentare gli elementi e ricostruire simultanei incroci di combinazioni di note e di tempi. (l'esempio più lampante è la sua "Symphony in time"); quindi l'espressionismo tedesco e il neo classicismo continuavano ad avere la stessa importanza, così come gli sprazzi di Bach e Mozart ebbero la loro importanza nel lavoro di uno dei principali iniziatori del movimento, Hans Abrahmsen che coniò il concetto di "total light and total darkness", concetto musicale che aderiva in pieno al movimento proiettandone i suoi contorni anche "visivi": questa sua passione venne estremizzata nel suo "Schnee", i 10 canoni ricostruiti che si presentano come una sovrapposizione di elementi in tempi diversi, echi di note "antiche" riorganizzate, in cui l'autore cerca il materializzarsi di una ipotetica terza dimensione della musica e a tal scopo cita le figure ripetute del Prelude di "Well Tempered Piano" o dei contrappunti 13a e 13b dell'Arte della Fuga di Bach, in cui il frammento sonoro può rientrare nella composizione secondo gli stessi principi di sviluppo delle sequenze di Christiansen. Dal punto di vista musicale, quello si avverte è comunque una sorta di "speciale" ricomposizione di elementi dell'espressionismo musicale o del classicismo (anche neo-classicismo) in cui l'effetto "straniante" è frutto di questo continuo processo di dissolvenza o del riapparire delle partiture. Un nuovo punto di confronto sullo sviluppo di queste teorie fu apportato da Bent Sorensen che pur presentando caratteri non pienamente ascrivibili al movimento della New Simplicity danese, ne fornisce (tramite una densa tessitura) una parallela lettura: se da una parte anch'egli utilizza i frammenti come elementi della composizione, dall'altra sembra essere imprenscindibile l'apporto della microtonalità, elemento scartato dai compositori della New Simplicity.

Discografia consigliata:
Hans Abrahmsen
-Stratifications/Nacht und Trompeten/Concerto for piano and orchestra, Da Capo
-Schnee, Ensemble Recherce, Winter & Winter
Pelle Gudmundsen-Holmgren
-For Cello and Orchestra/Frère Jacques/Concerto grosso, Schonwandt, Da Capo
-Plateaux pour Piano et orchestra, Spanjaard, Danish N.S.O., Da Capo
-Symphony/Antiphony, Segerstam, Da Capo
Henning Christiansen
-Konstruktioner, Jensen, Paula Records (Lp di difficile reperibilità)
Karl Aage Rasmussen
-Symphony in time, Da Capo (è stato pubblicato nello stesso cd con la Symphony/Antiphony di Gudmundsen-Holmgren)
Bent Sorensen
-Sterbende Garten, Segerstam, DaCapo

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