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domenica 25 marzo 2012

Billy Hart: All our reasons




E' un periodo che mi capita di imbattermi sempre nei batteristi jazz: questa volta è la Ecm che pubblica il primo disco ufficiale a suo nome di un veterano della scena jazzistica internazionale: Billy Hart. Hart ha praticamento suonato con tutti i grandi nomi del jazz, e per la lunga lista di collaborazioni importanti potete consultare il sito di wikipedia http://en.wikipedia.org/wiki/Billy_Hart,  ma allo stesso tempo non si è preoccupato di coltivare una personale carriera, anzi, quest'ultima, sparuta nelle pubblicazioni, era spesso un modo per formare altre aggregazioni dove spesso il risultato era da ascrivere al gruppo formato e questo è il pensiero ricorrente anche di oggi; in possesso di una tecnica perfetta, mai fuori di una battuta, e con una versalità straordinaria, Hart verrà forse ricordato dagli appassionati per quel "Enhance" disco del '77, dove la vena era free jazz con tinte di hard bop (in questo coaduviato da una formazione di allstars come Don Pullen, Oliver Lake, Dave Holland, Dewey Redman, Marvin Peterson che sono anche coautori dei brani): quel lavoro rimarrà la sua perla discografica seppur condivisa. Dopo un trio con George Mraz e Walter Bishop, Hurt inciderà solo nel'85 mettendo a disposizione la sua professionalità con quelli dei nuovi talenti che stavano "occupando" la realtà newyorchese di quel periodo: "Oshumare" è ancora un valido lavoro con gli interventi decisivi di Bill Frisell e Kevin Eubanks, con ancora Holland e la squadra Marsalis, che verrà bissato due anni dopo con "Rah", album ancora più compiuto dove la composizione è quasi totalmente affidata al batterista di Washington. Poi, conclusa quest'esperienza Hart si impegnerà (con incisioni discografiche centellinate nel tempo) con altre formazioni di dubbia empatia e con un'impronta stilistica abbastanza lontana da "Enhance". Nel 2006 forma un nuovo quartetto con il sassofonista Mark Turner, il bassista Ben Street e il piano Ethan Iverson: l'esperienza rivela un ulteriore riduzione dell'impeto jazzistico e la tendenza ad atmosfere dedite ad un jazz da risonanza in cui Turner è un maestro. Il quartetto riscuote un buon successo tale da avere questa replica ("All our reasons") che viene accolta dall'Ecm quasi naturalmente per le atmosfere riflessive possedute (il leit-motif della produzione Ecm): sapendo cosa vi aspetta dopo aver ascoltato "Quartet" quello che resta da sottolineare è che comunque Hart fu determinante già in un disco dell'etichetta tedesca inciso con Bennie Maupin "The jewel in the lotus", che mostrava già un argomento a favore del sound atmosferico di Eicher, e che resta l'amarezza di una carriera che gli ha offerto tanto (in una sorta di onnipresenza del panorama complessivo) ma che forse non è stata condotta con quella ricerca ed originalità che ha caratterizzato le vicende di parecchi suoi illustri colleghi.

Discografia consigliata:
-Enhance, Horizion 1977
-Oshumare, Gramavision 1985
-Rah, Gramavision 1987

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